Addio al grande amico Bernardino Vittorini

Lutto nel mondo della cultura, è venuto a mancare Bernardino Vittorini. Il ricordo di Fulgo Graziosi.

Lutto nel mondo della cultura, è venuto a mancare Bernardino Vittorini. Il ricordo di Fulgo Graziosi.

È difficile prendere la penna nello stesso giorno in cui un uomo, un amico vero, ha deciso di lasciare questo mondo. Innumerevoli pensieri, ricordi, significativi momenti, affollano mente e cuore. Ho preso la penna e alcuni fogli di carta e, guardando nel vuoto, sono riuscito a scrivere soltanto “Caro amico”. Sono rimasto fermo per diversi minuti. Non sapevo se iniziare dalla fine o dall’inizio la narrazione della nostra amicizia, piena di confronti, di scontri e di conclusive condivisioni in merito agli eventi sociali, politici e culturali che si sono verificati nel corso della nostra vita. Ho ritenuto doveroso rendere omaggio alla memoria di un uomo che ha speso la sua vita, dedicandola allo studio, all’insegnamento, alla formazione culturale di tanti giovani, alla direzione di diverse scuole, con una parentesi anche amministrativa nel Consiglio Comunale nel periodo della “Prima Repubblica”. Ha sempre amato la narrativa e la poesia, andando alla ricerca delle ultime pubblicazioni e delle considerazioni riportate sulle riviste di critica letteraria. Aveva riempito lo studio di libri ma, soprattutto, di giornali e riviste che, ogni tanto, amava riscontare per rileggere qualche articolo di particolare interesse. Quante volte, in questo ambiente abbiamo scherzato sulla possibilità dello scoppio di qualche incendio. Il discorso finiva con una sua rumorosa e coinvolgente risata, quando gli dicevo: “Stai attento. Non scherzare col fuoco, ricordati che Pinocchio si bruciò i piedi”. Senza interporre un minuto di silenzio, pronunciava subito la sua risposta: “Pinocchio ne uscì con i piedi bruciati. Io sarò ridotto in cenere ed è anche giusto, perché polvere sei e polvere ritornerai”.

Le convocazioni e i nostri incontri erano sempre interessanti, anche se i discorsi iniziavano con la discussione degli ultimi avvenimenti. Dopo un ragionevole lasso di tempo chiedevo a bruciapelo: “Stai pensando a qualche nuova iniziativa? Cosa ti serve?”. Con un sorriso sornione, con un semplice imbarazzo di circostanza, illustrava il progetto riguardante una nuova iniziativa culturale, esprimendo qualche perplessità in ordine a possibili critiche da parte di qualche elemento poco incline alla cultura. A questo punto diventava serio, senza neppure nascondere una latente tristezza. Si rincuorava subito, però, quando gli dicevo che un uomo è dotato di un minimo coraggio e di un po’ di carattere, diventa abbastanza inquietante per chi gli sta vicino. Poi, non dimenticare che sogni e progetti vanno portati avanti fino al compimento, perché esiste una regola universale che invita l’uomo a lottare per qualcosa di buono, di costruttivo, di utile per la società. Ricordati che se non lotti per qualcosa di buono, hai già perso dall’inizio. Allora toglieva dalla cartellina una ventina di fogli manoscritti e, consegnandomeli, diceva: “Tu sei più giovane e, quindi, devi produrre di più. Copia tutto attentamente. Ordina poesie e racconti per bene. Aggiungici qualcosa di tua produzione, ma non troppo, altrimenti togli importanza alla mia attività”. Naturalmente tutto ciò con ampi sorrisi accompagnati da pacche sulle spalle. Ho sempre assolto a questi incarichi, non sono stati pochi, con particolare disponibilità non per dovere, o per deferenza, ma con tutto l’entusiasmo, perché sono stato sempre convinto che la mia collaborazione gli facesse piacere, anche e soprattutto, perché gli consentiva di impiegare le sue energie per cercare di elevare il livello culturale della sua comunità. L’ho sempre sostenuto nella scelta dei progetti e delle iniziative e si sentiva rincuorato e caricato quando, nei nostri discorsi, lo incitavo a scegliere il nostro cammino, mettendoci tutto il nostro cuore, perché se lo facciamo con il cuore, arriveremo prima di iniziare. Abbiamo mani capaci di scrivere tutto quello che il cuore ci suggerisce. Siamo anche dotati di occhi capaci di leggere tutto ciò che l’anima riesce a tradurre e, proprio tu Professore di Francese, non dovresti incontrare alcuna difficoltà nel leggere correttamente le traduzioni dell’anima. È stato proprio così. Infatti, Bernardino Vittorini ha saputo trascrivere le traduzioni dell’anima in una delle ultime pubblicazioni: “Lettera all’amico”. Basterebbe leggere l’interessante riflessione che la Professoressa Federica Pizzuti scrisse nella prefazione del libro: “Chiunque ami scrivere, lo fa perché la sua ispirazione lo porta ad utilizzare le parole che, invece di appartenere all’ordine della comunicazione pratica, vogliono esprimere innanzitutto una condizione particolare dell’animo”. In quella circostanza, caro amico, hai voluto affidarmi, a tutti i costi, e con il concorso dei tuoi figli, la presentazione ufficiale del tuo libro, con il fine ultimo di voler conoscere il mio senso critico sull’impegnativo lavoro che avevi realizzato con ponderose e impegnative riflessioni di carattere morale e religioso, volte ad accertare il senso puro della verità. Vorrei scrivere come se fossi ancora presente e, ti assicuro, sarai sempre presente nei nostri ricordi per tutte le testimonianze che hai saputo lasciare ai posteri. Perciò, ti vidi abbastanza teso prima che iniziassi la presentazione. Dopo qualche minuto notai una certa distensione. Rilevai il tuo atteggiamento assorto, silenzioso, totalmente impegnato nel recepire tutto ciò che riuscivo a pronunciare. Osservai alla fine della presentazione, che ti fece piacere ascoltare il mio concetto, riferito al libro fresco di stampa: “È una missiva che non si può leggere solamente. Ogni tanto bisogna tornare indietro e rileggere attentamente per assimilare pienamente i concetti espressi dall’autore. In definitiva si tratta di studiare con razionalità gli argomenti a volte profondi, intensi, riflessivi e, di tanto in tanto, apparentemente macchinosi. La riflessione, comunque, mi consente di condividere, di argomentare, di discutere alcune affermazioni di fondo per scoprire la piattaforma portante sulla quale Vittorini ha costruito il suo castello morale per cercare di arginare lo sfrenato dilagare del revisionismo moderno, che tende a travolgere tutte le opinioni non collimanti con quelle dei convinti credenti”. Alla fine della presentazione, con uno slancio carico di emotività, mi hai teso la mano e mi hai abbracciato per ringraziarmi, mentre davo senso al tuo oneroso lavoro: “Caro Professore, le cose belle capitano a chi crede. Quelle ancora più belle a chi è paziente. Ma le cose migliori capitano sempre a chi non si arrende. Perciò, non ti arrendere”. E tu non ti sei arreso fino alla fine dei tuoi giorni.

Caro amico, la tua dipartita lascia in me e in quelli che hanno avuto l’occasione di conoscerti un profondo vuoto. La mancanza di un punto di riferimento per la critica, per il confronto e la condivisione delle nostre idee. Mi sarebbe piaciuto dialogare ancora con te per rendere merito ai tuoi valori umani, sociali e culturali, con una mia modesta riflessione: tutto ciò che nella vita cerchiamo di lasciare, non sono soltanto i nostri prodotti materiali, ma i ricordi dei momenti che abbiamo costruito, vissuto e che ci hanno donato momenti di felicità. La tua ricchezza non è nascosta in una vecchia cassa o in un sovraccarico armadio, ma nella tua mente e nei tuoi lavori che hai lasciato ma, anche e soprattutto nelle emozioni che hai saputo provare dentro la tua anima, delle quali hai voluto rendermi partecipe. Grazie di cuore per il grande bagaglio culturale che hai voluto trasmettere a me e a quanti si sono avvicinati alla fonte del tuo sapere.