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Sant’Antonio accende Collelongo, la forza di una devozione antica

Collelongo in festa per il suo santo patrono. Oggi e domani ricco programma di celebrazioni per Sant'Antonio. Dalle 16 l'accensione delle cottore.

Quattro secoli di devozione, riuniti in una grande tradizione che accende Collelongo e i suoi fedeli, in onore del patrono Sant’Antonio.

Oggi e domani, giovedì e venerdì 16 e 17 gennaio, a Collelongo si rinnovano le celebrazioni per la festa di Sant’Antonio Abate, con l’accensione delle cottore, o cuttore.

A partire dalle ore 16 è prevista l’accensione, per una festa che illuminerà il borgo montano marsicano, portando con sé, oltre allo spirito di fede, anche la giusta dose di allegria, unione e divertimento, tra sacro e pagano.

Sant’Antonio è una figura sacra al centro dei riti e delle tradizioni di numerosi paesi della Marsica. Patrono di Collelongo, Sant’Antonio Abate è il protettore degli animali domestici, del bestiame, del lavoro contadino, del fuoco e delle malattie della pelle.

sant'Antonio abate collelongo
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Una festa valorizzata, negli anni passati, anche dagli interventi di chi a Collelongo è nato e non ha mai dimenticato il senso profondo di una devozione eterna. È il caso, ad esempio, dell’ex presidente della Regione Abruzzo (dal 2005 al 2008) ed ex Ministro, Ottaviano del Turco. Abituato a invitare molte personalità illustre nella sua residenza in paese, per far conoscere una celebrazione oltre i confini locali e territoriali, Del Turco è sempre stato impegnato in prima linea per valorizzare la tradizione che ha messo, anticamente e storicamente, le sue radici a Collelongo.

Cuore della celebrazione collelonghese le ‘Cuttore’, come si chiamano nel dialetto locale.  Il termine deriva dalla grossa pentola dove si fa cuocere il granturco che, dopo sei/sette ore di bollitura diventa “i ceceròcche” (dal latino cicercrocus, cece rosso). Una parola che identifica il focolare che, al rintocco delle campane dei vespri del giorno 16, con la recita delle litanie, viene acceso con legna di ginepro.

Ma la “cuttora” è più in generale il locale dove si svolge la festa per l’intera notte, si ospitano i pellegrini e le bande di suonatori, che girano intonando i versi della canzone in onore del Santo. La “cuttora” viene allestita all’interno di abitazioni private, in diverse contrade del paese. Può trattarsi di residenze storiche, di abitazioni caratteristiche perché ricavate nella pietra, o di modeste abitazioni poi riqualificate appositamente.

La “cuttora” era prerogativa, un tempo, del patriarca di una famiglia che invitava a parteciparvi i parenti più prossimi, i quali contribuivano con “coppe” di granturco, vino, farina o salsicce. La festa dentro la “cuttora” proseguiva per tutta la notte ed era anche il momento in cui venivano pianificate la semina e le altre attività agresti della famiglia.

Alla presenza del Santo erano vietate liti e, pertanto, il momento era propizio per arrivare ad eventuali accordi. Nella “cuttora” erano ben accetti i viandanti o i pellegrini, ai quali veniva offerto ciò che la “cuttora” aveva, ovvero la “panetta”, qualche ciambella, un bicchiere di vino e, soprattutto i “cicerocche”, conditi grossolanamente con un pò di lardo (almeno per chi se lo poteva permettere). I “cicerocche” la mattina venivano poi offerti fuori la chiesa come cibo sacrale per gli animali.

Nel giorno della sua festa liturgica, il 17 gennaio, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici. S. Antonio, infatti, viene storicamente rappresentato in varie opere d’arte – come nelle statue del santo – con ai piedi un cinghiale o un maialino.

Per millenni e ancora oggi, si usa nei paesi accendere il giorno 17 gennaio, “torcioni”, “farchie”, “focarazzi”, “ceppi” o “falò di S. Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Il “torcione”, caratteristica unica di Collelongo, una volta era ricavato da un unico esemplare di quercia che abili maestri d’ascia provvedevano a lavorare fino a fargli assumere la caratteristica forma.

Questo successivamente veniva “inzeppato” con “stangoni” ed altra legna ed infine issato nelle piazze principali del paese. Particolarmente suggestivo era “I favòre”, falò che i pastori accendevano in località S. Antonio. Da questo punto è possibile vedere sia il paese che gli stazzi di Amplero e la tradizione vuole che al più vecchio ed al più giovane tra i pastori, che tornavano dagli stazzi a far festa, fosse dato l’onore di accendere il “favòre”.

Menzione meritano le “torcette”, le particolari torce che i bambini di Collelongo utilizzano nella processione del 16 sera. A differenza delle normali torce che si usano altrove quelle di Collelongo sono realizzate “torcendo” ovvero avvolgendo su se stesso un virgulto di roverella, cerro o carpine.

Quest’anno si inizia giovedì 16 alle ore 16:00 con l’accensione delle “Cuttore” scandita dalla tradizionale orazione al Santo. Da questo momento e per tutta la notte in queste “Cuttore” si ospiteranno i pellegrini e le bande di suonatori che gireranno per il paese, intonando i versi della classica canzone e ricevendo come forma di ringraziamento per la visita cibo e bevande.

Dalle 19:00, si accenderanno i “Torcioni”, che illuminaranno e scalderanno i pellegrini per l’intera nottata. Alle 21:00 dalla Chiesa partirà la processione, aperta dalle tradizionali “torcette” portate dai bambini, per la benedizione delle “Cuttore”. Tra canti, allegria e cibo si passerà la nottata fino alle 5:30, quando in Piazza della Chiesa verranno distribuiti i “cicerocchi” (gran turco bollito nelle “Cuttore” e distribuito sin dalla sera del 16). Alle 6 del mattino ci sarà la premiazione delle ‘conche rescagnate’,
conche di rame addobbate portate dalle giovani del posto vestite con abiti tradizionali. A conclusione seguirà la Santa Messa.

L’ultimo appuntamento è alle ore 14:30 in Piazza Ara dei Santi, dove ci sarà la benedizione degli animali e dei mezzi agricoli e a seguire i giochi popolari.

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