Sisma Centro Italia, 3 anni dopo ancora tanto da fare

Sisma Centro Italia 3 anni dopo: l'immobilismo nella ricostruzione. Solo 15 gli interventi stanziati e tutti per l'edilizia scolastica.

Sono passati più di tre anni dal sisma che il 24 agosto 2016 mise in ginocchio il Centro Italia, colpendo duramente Amatrice e ancora la “vera ricostruzione” è ferma.

Il sisma, di magnitudo 6 con epicentro ad Accumoli, in provincia di Rieti, colpì non solo Amatrice dove si registrò il numero più alto di vittime (299) ma anche Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche.

Il Capoluogo ad Amatrice

Ad oggi, gli interventi realizzati sono solamente una quindicina e quasi tutti riguardano complessi scolastici. Nello specifico si tratta di undici progetti ultimati, quattro quasi al termine, uno in fase di avvio e tre rallentati. Insomma, dopo tre anni c’è ancora molto da fare per ricostruire il Centro Italia.

Per aiutare le regioni che avevano subito i danni maggiori dal sisma del Centro Italia furono stanziati quasi 2 miliardi e 160 milioni di euro. Ad oggi, però, ne sono stati spesi solamente 49.

Come riporta Il Tempo, i fattori che hanno rallentato la ricostruzione sono stati molteplici: l’enorme quantità di macerie da rimuovere, più di 2 milioni e mezzo di tonnellate, la “lentezza” degli enti locali dovuta anche all’impreparazione di fronte a una situazione emergenziale tanto grave e i cambi di amministrazione. Condizioni che hanno fatto sì che a distanza di 3 anni ci sia ancora molto da fare.

Ecco la ripartizione dei soldi stanziati:

300 milioni per le scuole, 40 milioni per le chiese, 197 milioni per 277 progetti di edilizia pubblica, 100 milioni contro i dissesti idrogeologici.

Poi ci sono i finanziamenti arrivati tramite gli sms solidali, 33 milioni, che sono stati destinati a 95 interventi.

E ancora: 199 milioni per 207 opere pubbliche, 891 milioni per 631 cantieri e poco meno di 400 milioni per il recupero dei beni culturali. In totale si tratta di quasi 3mila interventi per un ammontare di poco più di 2 miliardi di euro.

Terremoto Centro Italia: “Spese di autonoma sistemazione superiori ai danni”

I soldi percepiti finora da un residente con il Contributo di autonoma sistemazione (Cas), cioè per stabilirsi in un alloggio alternativo mentre la propria casa è inagibile a causa del terremoto, superano quelli che serviranno per riparare i danni lievi dell’abitazione.

“Lo Stato – dice all’Ansa Alessandro Gentilucci, sindaco del piccolo centro di Pieve Torina, nel Maceratese – non è in grado di garantire quel concittadino, che dice di aver preso più soldi dal Cas di quelli che gli spettano contributo per recuperare i danni lievi, perché la normativa non mette nelle condizioni i tecnici di essere pronti nella fase della ricostruzione”.

“Lo Stato – prosegue – seguita a investire sull’emergenza perché non è in grado di ricostruire. Il Cas è stato ovviamente necessario per garantire la sicurezza dei cittadini che si sono trovati la casa lesionata e non più sicura, ora stiamo assistendo a come l’emergenza debba ancora sostenere un percorso di ricostruzione che non c’è”.

“Ancora una volta – sottolinea il sindaco – il decreto sisma non ha recepito tutti i suggerimenti che arrivavano dai territori. Se fosse stata recepita almeno la meta’ dei nostri suggerimenti – aggiunge – avremmo già trovato delle soluzioni a tante problematiche”.

Gentilucci dice di “non sapere perchè i governi che si sono succeduti dal 2016 a oggi abbiano fatto fatica a sostenere le proposte dei sindaci”.

“Ma se deve continuare ad essere così, – osserva – allora e’ meglio lasciare poteri straordinari soltanto al presidente della Regione, così abbiamo un interlocutore più vicino”.

I tempi per ricostruire Pieve Torina? Gentilucci risponde elencando i passaggi burocratici per arrivare soltanto a redigere un progetto per il recupero di un’opera pubblica.

“Una trafila infinita che dura mesi – lamenta – e bisogna sperare che nel frattempo non cambi la legge altrimenti occorre ricominciare daccapo. È l’Italia della burocrazia che ci ingessa“.

In ogni caso, il sindaco si è posto l’obiettivo di ricostruire, prima di ogni altro edificio pubblico, la casa di riposo: “Permetterà di riportare un po’ di lavoro in paese, le scuole sono state ricostruire da tempo ed è stato reso possibile solo grazie alla solidarietà”.