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L’Aquila guida il riscatto delle città medie

Nell'epoca in cui l'esotico va di moda c'è la bella Italia da non trascurare. L'Aquila guida la riscossa delle città medie e delle piccole patrie da riscoprire.

L’AQUILA – Estero o Italia, borghi o città metropolitane, hub di servizi o aree interne.  Il Belpaese da riscoprire passa per L’Aquila e per tutte le sue città medie.

Oggi si conosce più Bali che Bari, eppure c’è già, o ancora, chi va controcorrente. Lo spazio LivingRoom del Corriere della Sera approfondisce la scelta delle località vacanziere degli italiani e incornicia L’Aquila come nuovo modello.

Le mete esotiche vanno di moda: lo dicono i numeri e lo dicono le foto social postate da tutti (o quasi). Dai vip alla gente comune, sempre più sull’aereo destinazione oltreoceano. Troppo spesso, però, si sceglie l’estero senza prendere in considerazione l’Italia e le sue città ricche di storia, di arte, di bellezza autentica.

L’italia ricca di “piccole patrie”, così affascinanti che spesso si oscurano l’un l’altra. Antonio Polito, nell’approfondimento pubblicato dal Corriere della Sera, parte dalle città di: Arezzo, Ravenna e Viterbo. Collocate a cavallo tra i due mari che circondano la penisola italiana, “in quelle zone interne dove tutto nasce e tutto, prima o poi, se ne va”. Tra queste zone interne si colloca di diritto L’Aquila.

Il Capoluogo d’Abruzzo è il simbolo della resilienza, dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che ne ha distrutto un centro storico dalla bellezza unica. L’Aquila, dieci anni dopo, è rinata assieme alla sua gente. La ricostruzione è tuttora in corso – il suo è il cantiere più grande d’Europa – ma ogni giorno un altro pezzo torna al suo posto. Chiese, palazzi, monumenti, attività storiche, edifici culturali. L’Aquila, circondata dall’imponente massiccio del Gran Sasso, attrae turismo cittadino e montano. A richiamarlo è la sua arte, la sua storia, il suo territorio.

Non è un caso, se il suo simbolo più prezioso, la Perdonanza Celestiniana, sia stato eletto Patrimonio Immateriale Unesco, solo un mese fa. Se la città sia candidata a di Capitale della Cultura per il 2021. Una città media che diventa sempre più grande. E che si proclama manifesto per le altre città medie, come lei.

La grande città resta e resterà il punto di riferimento per servizi, attività e attrazioni di ogni genere. Ma c’è tutta un’altra Italia che merita di essere conosciuta. L’Italia delle città medie, per le quali il primo cittadino dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha proposto e promosso un’iniziativa, denominata per l’appunto Carta dell’Aquila. Un documento già firmato dai sindaci di Ascoli Piceno, Avellino e Carpi. Alla base della Carta un elenco di quattro interventi per frenare il declino dei territori, la piaga dello spopolamento delle aree interne e rilanciarle, con nuovi servizi, rendendoli hub di competenze. 

La storia d’Italia, del resto, non è figlia di metropoli e grattacieli. L’immagine di città-contado-periferia è molto più che un semplice retaggio culturale. È il simbolo di radici, tutte italiane. Quelle radici dalle quali sono nate invenzioni di civiltà, che vanno tutelate e tramandate: su tutte, i Comuni.

Quelle radici che alla vista dei luoghi del cuore, faranno sempre sospirare e gioire per essere tornati a casa.

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