Quantcast

AMA, il sacrificio degli autisti

Situazione sempre più complessa in casa AMA. Sacrifici in vista per i dipendenti.

L’AQUILA – AMA L’Aquila, la situazione si fa sempre più calda. Il Natale alle porte non porta regali ai dipendenti dell’azienda municipalizzata di trasporto locale, che si trovano a fare i conti con nuovi sacrifici, non solo economici.

Sono due le più recenti voci della protesta dei lavoratori AMA. In primo luogo il taglio di trecento euro dagli stipendi, a partire dal 1 gennaio 2020. Cifra, questa, equivalente a prestazioni lavorative straordinarie che i dipendenti comunque si trovano a svolgere. La seconda motivazione alla base del malcontento generale, invece, riguarda lo spezzettamento dei turni, che sarà diviso in tre fasce orarie lavorative

Sacrifici in vista, quindi, per i circa 145 autisti dell’AMA, che hanno creato un ulteriore irrigidimento delle posizioni, con l’affondo delle sigle sindacali che, nella giornata di venerdì20 dicembre, si sono ritrovate ad abbandonare il tavolo di confronto.

«Amministratore unico e consulente – scrivono i sindacati – hanno affermato di non riconoscere alcun valore alle rassicurazioni fornite dal Sindaco nell’assemblea aziendale del 13 novembre scorso, in cui sostanzialmente si prorogava la contrattazione di secondo livello fino alla stipula del nuovo accordo aziendale e, inoltre, si istituiva una commissione di armonizzazione dei piani di ristrutturazione prodotti nel tempo. Noi vogliamo il rispetto degli accordi presi. Solo quando il quadro sarà chiaro torneremo a sederci ed a confrontarci. Ci attendiamo il rispetto di quanto il Sindaco si è impegnato a garantire. Se così non sarà torneremo a farci ascoltare».

Nella mattina di venerdì 20 dicembre il gesto disperato di un lavoratore. Un ex autista – che non guida da 15 anni – sarebbe dovuto a tornare a lavorare, dopo l’esito positivo della visita effettuata dal medico del lavoro. Dopo l’esame medico e, sembra, l’aver saputo del prossimo taglio degli stipendi, la minaccia di gettarsi dal tetto della sede aziendale AMA. Emergenza poi rientrata, ma la vicenda resta. Ed è l’ennesima manifestazione di una grande tensione, che non accenna a diminuire.