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Terremoto Albania, l’ennesima scossa: cosa sta succedendo

Terremoto Albania, dopo la nuova scossa di magnitudo 4.7 abbiamo ascoltato il geologo Antonio Moretti. Cosa sta succedendo dall'altra parte dell'Adriatico?

L’AQUILA – Terremoto Albania, la nuova scossa di magnitudo 4.7 nel pomeriggio di ieri, ha riacceso la paura non solo al di là dell’Adriatico.

La terra è tornata a tremare alle 17 e 03, a una profondità di 10 km, secondo le registrazioni della sala sismica dell’Ingv di Roma.

Una profondità simile alla prima scossa, quella della notte del 26 novembre, di magnitudo 6.5, che «poi fu modificata a 16 km. In questo caso specifico, quello della scossa di ieri, giovedì 19 dicembre, la profondità è probabilmente un indice di riferimento. In quanto si tratta del valore tra la crosta superiore e la crosta inferiore, che se non dà stime precise si indica a 10», spiega alla redazione del Capoluogo.it il geologo Univaq Antonio Moretti.

La scossa di ieri, tuttavia, complica una situazione già di per sé complessa da leggere. Almeno per chi si trova a studiare il fenomeno dall’Italia. «Non ci è possibile dire se l’attività sismica nella zona dell’Albania sia conclusa o se ci siano ancora rischi. Occorre partire dal presupposto che si tratta di una zona ampia. L’analisi va fatta prendendo in considerazione tutta la Penisola Anatolica, che sta spingendo verso l’arco Balcanico», prosegue il geologo.

Tra l’altro si tratta di una zona non nuova, storicamente parlando, a terremoti di notevole entità.

Questa è la mappa della sismicità in Europa, nella foto di Viagginews.com

mappa sismicità Europa

«È evidente la spinta dell’Anatolia verso il Mediterraneo. La fascia interessata da questa spinta è estesa, basti pensare che dalla Turchia arriva fino alla Spagna, dove si esaurisce. Quindi è complicato stabilire eventuali altri rischi: bisogna prendere coscienza che due continenti stanno scorrendo uno contro l’altro. E l’Albania in quanto a posizione si trova esattamente a nord della Turchia».

Terremoto Albania, i precedenti

La scossa dello scorso 26 novembre aveva sollevato il suolo di 10 centimetri, nelle vicinanze dell’Epicentro, la città di Durazzo.

Il sollevamento del suolo è stato analizzato tramite le immagini radar riprese dai satelliti Sentinel-1 del programma europeo Copernicus di Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Commissione Europea. Le immagini del suolo sono state poi analizzate dai sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).