Alpinismo patrimonio Unesco, anche il Gran Sasso protagonista

Dopo la transumanza, anche l'alpinismo entra a far parte del patrimonio culturale immateriale tutelato dall'Unesco.

Dopo la transumanza, anche l’alpinismo entra a far parte del patrimonio culturale immateriale tutelato dall’Unesco e lo fa l’11 dicembre, giornata internazionale della montagna.

La decisione, presa dalla commissione speciale dell’organizzazione dell’Onu che si è riunita a Bogotà, è stata presa sulla spinta dell’azione congiunta di Italia, Francia e Svizzera, che hanno dato battaglia per far inserire nella lista “l‘arte di scalare le montagne e le pareti rocciose, grazie a capacita’ fisiche, tecniche e intellettuali”.

Un riconoscimento importante anche per la comunità abruzzese e aquilana in particolare, visto che “La Città dell’Aquila, il Gran Sasso, e tutta la comunità dei praticanti l’alpinismo del nostro territorio Appenninico hanno pienamente e compiutamente sostenuto la candidatura per l’iscrizione nella Lista rappresentativa dei Beni Immateriali UNESCO patrimonio dell’Umanità” sottolinea il sindaco Pierluigi Biondi.

“La candidatura multinazionale ha concentrato in sé la volontà di perseguire l’accrescimento della cooperazione e del dialogo interculturale”.

“La pratica dell’Alpinismo, rappresentato dalle comunità dei praticanti, CAI nazionale e locali, è espressione di saperi e tecniche, valori di solidarietà e aiuto reciproco e di competenze specifiche. Il rispetto delle peculiarità culturali territoriali, congiunto all’importanza di salvaguardare in maniera integrata e sostenibile aspetti del patrimonio naturale, da millenni costituiscono il genoma socio – culturale delle nostre genti appenniniche, che dalla montagna hanno tratto linfa vitale, visione spirituale, economia ed equilibrio. In questo quadro l’Alpinismo, nella sua larga accezione culturale, si innesta come la pratica che conserva e trasferisce alle nuove generazioni l’amore per la montagna e le attenzioni culturali e scientifiche che le sono dovute”.

L’Aquila contiene nella sua storia secolare figure di primo piano in questo senso, come Francesco De Marchi, che ha aperto proprio sul Gran Sasso d’Italia la via alle prime esplorazioni scientifiche in territorio italiano” ricorda Biondi. “Da quella via sono passati milioni di alpinisti e praticanti e i nostri monti ancora oggi permettono una comprensione accurata e una pratica adeguata a tutti coloro che intendono percorrerli, in un un ambiente intatto, tutelato e pienamente naturale. L’Aquila e l’Abruzzo sono attivamente nel progetto UNESCO di valorizzazione dell’alpinismo a testimonianza di quella storia secolare che ci unisce alle più importanti vette del mondo”.

“Sono certo che questo traguardo contribuirà ad accrescere la forza del nostro straordinario tratto appenninico, del nostro unico Gran Sasso” ribadisce il primo cittadino.

Il riconoscimento dell’alpinismo e della transumanza come patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco è un atto importantissimo per il nostro territorio, in particolare per l’entroterra appenninico che ha nelle sue meravigliose montagne e nella sua tradizione agricola, boschiva e rurale una risorsa da valorizzare”. Lo dichiara il senatore Gaetano Quagliariello, eletto per il centrodestra nel collegio L’Aquila-Teramo.

“Si tratta – prosegue – di un risultato del quale va reso merito a quanti se ne sono fatti promotori e sostenitori, e che allo stesso tempo attribuisce la grande responsabilità di non disperdere questa opportunità a tutti coloro che a livello politico e amministrativo rappresentano i territori interessati”.

In particolare – conclude Quagliariello – il sigillo universale dell’Unesco rappresenta una grande sfida per l’Abruzzo e per il suo capoluogo, che può legittimamente rivendicare il ruolo di capitale morale di queste realtà e che, grazie alla promozione della ‘Carta dell’Aquila’, può trarre dal rilancio delle aree interne un rinnovato protagonismo geopolitico e culturale”.

La candidatura dell’Alpinismo a patrimonio immateriale dell’Umesco, di cui è capofila la Francia e alla quale partecipano anche la Svizzera e l’Italia, ha avuto una genesi lunga nata dalla volontà di ribadire il valore della dimensione territoriale e culturale della montagna, avendo come riferimenti imprescindibili il rispetto per l’ambiente, la cooperazione, la solidarietà e affermando, ancora una volta, la profonda interdipendenza tra patrimonio culturale e patrimonio naturale.