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Le donne sui barconi e i soldi in aereo, la tratta delle nigeriane in Abruzzo

La tratta delle nigeriane, soldi sporchi dall'Abruzzo per ingrassare le organizzazioni criminali. Il business dietro le nuove schiavitù.

L’AQUILA – Sgominata banda che inviava in Nigeria i soldi dello sfruttamento della prostituzione. Giro d’affari da oltre 7 milioni di euro l’anno per la tratta delle nigeriane tra Marche e Abruzzo.

Arrivavano in Italia sui barconi, rischiando la vita nel Mediterraneo. Giunte in Italia, però, l’incubo proseguiva: venivano avviate alla prostituzione e costrette da un’associazione criminale a versare i proventi dell’attività illecita. Proventi che tornavano in Nigeria, comodamente in aereo. Questa la sorte di alcune donne nigeriane, sfruttate da un’associazione di connazionali che operavano in Abruzzo e Marche, smantellata grazie all’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, della Squadra Mobile di Teramo, insieme ai colleghi di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e il supporto del Reparto Prevenzione Crimine di Pescara. In carcere sono finite 9 persone (1 è latitante presumibulmente in Nigeria), di cui 5 uomini e 4 donne. Si tratta di Bright Omosigho, classe 1989 e residente a Fermo, Osaro Godwin Uwaila, classe 1977 residente a Civitanova Marche, Rosemary Ogey, classe 1994 residente a San Benedetto del Tronto, Sharon Onyebuchi Aromire, classe 1990 residente a Martinsicuro, Ebade Veronica Osadiaye, classe 1991 residente a Porto Sant’Elpidio, Emmanuel Ojiemudia, classe 1995 residente a Corropoli, Florence Mark Ehigiamusoe, classe 1978 residente a Nereto e Charles Onoh, classe 1983 residente a Castiglione dei Pepoli. Avevano un permesso di soggiorno sulla base di un presunto “lavoro autonomo”. I reati contestati sono quelli di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dell’illecita intermediazione finanziaria, autoriciclaggio e riciclaggio transnazionale, nonché il reato di tratta di essere umani. Non contestata l’aggravante mafiosa. A presentare i dettagli dell’operazione, nella giornata di ieri, il Procuratore della Repubblica dell’Aquila, Michele Renzo, il pm David Mancini, e la dirigente della Squadra Mobile di Teramo, Roberta Cicchetti.

La tratta delle nigeriane in Abruzzo, come funziona.

È un quadro agghiacciante quello emerso dall’operazione “The Travelers”, iniziata nel luglio 2018 dopo l’arresto di 6 persone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di almeno 12 giovani donne. Le donne erano state messe sui barconi con l’illusione di una vita migliore in Italia. Sopravvisute al Mediterraneo, però, in Italia hanno trovato l’inferno: costrette a prostituirsi attraverso violenze di ogni genere, le donne dovevano “versare” i proventi dell’attività all’associazione criminale. Erano le famigerate maman, donne contro altre donne, a soggiogare fisicamente e psicologicamente le giovani anche attraverso riti voodoo. Quando non bastava, c’erano gli uomini, che generalmente avevano più il ruolo di “corrieri” per portare i soldi in Nigeria, ma all’occasione potevano trasformarsi in spietati aguzzini. Le 12 donne liberate nell’operazione di luglio si prostituivano in territorio della Bonifica del Tronto. A quel punto, però, come sottolineato dal Procuratore Renzo, magistratura e polizia non si sono accontentate di colpire l’attività di sfruttamento di prostituzione posta in essere, ma hanno seguito “l’odore dei soldi”. Un odore che porta direttamente in Nigeria.

Prostituzione in Abruzzo, le donne sui barconi e i soldi in aereo.

Quanto vale la vita di una ragazza nigeriana che attraversa il Mediterraneo in cerca di una vita migliore? Meno degli stessi soldi che “frutta” all’associazione che la schiavizza. Perché mentre le donne, tra violenze di ogni genere e riti voodoo sono costrette a prostituirsi, i soldi che devono versare all’associazione criminale “volano” comodamente a bordo di aerei di linea. In due, Charles Onoh e Osaro Uwaila, sono stati arrestati proprio all’imbarco a Fiumicino, dove volevano prendere un volo diretto in Nigeria. Per eludere i controlli, i soldi viaggiavano col bagaglio, senza portare nulla in cabina. Valigie da 70/100 mila euro a viaggio. E i viaggi erano molti. Come ricostruito dal pm David Mancini, nei soli 10 mesi di osservazione sono stati effettuati circa un centinaio di viaggi, che hanno portato in Nigeria oltre 7 milioni di euro. Un meccanismo, quello cosiddetto dell’hawala, che le organizzazioni criminali nigeriane utilizzano su tutto il territorio nazionale e fuori. Se solo dalla zona della Bonifica del Tronto partono 7 milioni l’anno, si può avere la vaga idea dei traffici illeciti tra Italia e Nigeria. Il tutto, sulla pelle di giovani donne, letteralmente vendute come schiave, per il “ricco business” della prostituzione in Italia. Ricco, evidentemente, solo per gli sfruttatori.

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