Pastore morto a Goriano, c’è un indagato

C'è un indagato per la morte del giovane pastore originario della Guinea intossicato in una stalla a Goriano Sicoli dal monossido di carbonio.

C’è un indagato per la morte del giovane pastore della Guinea morto a Goriano Sicoli dentro una stalla, per le esalazioni da monossido di carbonio.

Per la morte di Ousmane Kourouma, questo il nome del giovane pastore, è stato indagato un impreditore di Ceccano, nel Frusinate, datore di lavoro del ragazzo.

Dalle prime ricostruzioni è stato stabilito che il pastore aveva come riparo una stanza misera, senza coperte, termosifoni o acqua calda, attigua alla stalla dove erano ricoverate le pecore.

Probabilmente il giovane ha acceso un braciere di fortuna per scaldarsi e gli è stato letale.

Il sostituto procuratore di Sulmona, Stefano Iafolla ha aperto un fascicolo d’inchiesta che, al momento, vede indagato solo il datore di lavoro.

L’autopsia dovrebbe svolgersi oggi, martedì 26 novembre e sarà eseguita dal medico legale Luigi Miccolis che servirà a chiarire le condizioni di salute; dal momento che secondo le prime indagini, qualche giorno fa si era recato in ospedale.

Come riporta Il Messaggero, il datore di lavoro avrebbe riferito di aver regolarmente assunto il giovane pastore, ma le carte a riguardo ancora non sono state presentate.

Nel frattempo sulla vicenda della morte del giovane pastore che si trovava in Italia con un permesso di soggiorno per motivi umanitari è montata anche la polemica politica, con il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che ha chiesto severi controlli in tutte le aziende per verificare i contratti di lavoro e le condizioni in cui vivono queste persone.

“Questo ragazzo non è morto per un incidente, è morto di sfruttamento. Come si fa a far vivere una persona nel 2019 in un locale in zona montana senza riscaldamento? Non è la prima tragedia di questo genere in Italia e in Abruzzo. Lavoratori immigrati a cui non si garantisce neanche il riscaldamento. E’ normale e accettabile? Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire un alloggio decente e a 800 metri sull’Appennino non può essere senza riscaldamento”, ha scritto Acerbo.

Le condizioni disumane in cui è stato costretto a vivere non trovano dignità in quello che ha la pretesa di definirsi un Paese civile – è il commento del consigliere comunale di Sulmona Fabio Pingue – io, come suo coetaneo e come figlio di una famiglia italiana di migranti, mi vergogno profondamente della barbarie sociale in cui il nostro Paese è rovinosamente caduto”.