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AMA, ricapitalizza o muori

Passa in Commissione Bilancio il riconoscimento del debito fuori bilancio per la ricapitalizzazione dell'AMA. Ma il Piano di ristrutturazione non piace ai lavoratori.

L’AQUILA – La commissione Bilancio approva il riconoscimento del debito fuori bilancio per la ricapitalizzazione dell’AMA. Ma il “Piano B” non piace ai lavoratori.

Sacrifici o azienda in liquidazione. È la non “scelta” a cui si è arrivati dopo qualche anno di “sopravvivenza” alla meno peggio per l’AMA. Il tracollo, in sostanza, nel momento in cui sono mancati i fondi regionali, quasi un milione di euro all’anno. Per un paio d’anni il Comune è corso ai ripari “in sostituzione”, ma ormai il Piano industriale di ristrutturazione è inevitabile, come inevitabile è la ricapitalizzazione della partecipata. Le “toppe”, d’altra parte, non potevano funzionare a lungo, con un’azienda che perdeva – e continua a perdere – circa 120mila euro al mese. Risultato, ricapitalizzazione o morte dell’azienda. Naturalmente, la risposta della I Commissione Bilancio ieri è stata l’approvazione dei debiti fuori bilancio per la ricapitalizzazione dell’AMA, ma non sono mancati momenti di tensione con lavoratori e sindacati.

Il punto di rottura, il “Piano B”, ovvero un piano di ristrutturazione modificato nella parte relativa al costo del personale. Dopo la redazione del primo Piano, infatti, ci si è accorti che non bastava quanto stabilito relativamente alla contrattazione di II livello, come ridefinita in base al costo standard ipotizzato inizialmente. Tradotto, nei termini espressi dal Collegio sindacale: “Sacrifici”. Ulteriori. L’alternativa? La liquidazione dell’azienda.

Così è esplosa la rabbia dei lavoratori che non vogliono “pagare” la ricapitalizzazione dell’AMA, o almeno, non più di quanto già stabilito dal primo Piano di ristrutturazione aziendale. D’altra parte, c’è già di mezzo una delibera approvata e cambiando le carte in tavola, come sottolineato ieri sera da Americo Di Benedetto, ci potrebbero essere problemi in sede di Corte dei Conti. Andando a incidere sul costo del lavoro, infatti, potrebbe risultare incongrua la stessa ricapitalizzazione.

Al di là delle questioni tecniche, però, la vera domanda è un’altra: basterà questo ulteriore sacrificio dei lavoratori a salvare l’azienda o servirà solo ad allungare i tempi di una morte annunciata? Su questa domanda l’amministrazione comunale si gioca una partita importante, forse la principale. Se il Piano di ristrutturazione, per quanto pesante, riuscirà a salvare l’azienda, si tratterà di una vittoria politica che rimarrà nella storia della città. Diversamente, a rimanere agli atti ci sarà un fallimento di difficile gestione, anche nei rapporti interni alla maggioranza. Già ieri, l’assessore Carla Mannetti ha sottolineato come ulteriori risparmi si potrebbero trovare altrove, piuttosto che dal costo del lavoro, ma… «l’amministratore unico è lui». Una considerazione che non sarà certo piaciuta a Gianmarco Berardi, il diretto interessato, e tanto meno alla Lega.

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