Choc

Rigopiano, asta choc: vendute le bottiglie del resort

Un'asta per aggiudicarsi le bottiglie di vino e champagne provenienti dalla cantina dell'hotel Rigopiano, sotto le cui macerie trovarono la morte 29 persone

Un’asta per aggiudicarsi le bottiglie di vino e champagne provenienti dalla cantina dell’hotel Rigopiano, sotto le cui macerie trovarono la morte 29 persone.

Un’asta a dir poco macabra e che ha fatto subito montare lo sdegno e le polemiche, soprattutto da parte dei familiari delle vittime del resort Rigopiano.

Sul sito «Aste Giudiziarie» è infatti possibile acquistare le bottiglie dell’hotel, recuperate dopo la valanga. A spiegare cosa sia successo è Romolo Reboa, uno degli avvocati che assistono le famiglie delle vittime.

«Il 30 ottobre scorso a Pescara si è tenuta un’asta delle bottiglie di vino pregiato che si trovano nell’hotel e si sono salvate dalla valanga. Chi le ha messe in vendita è l’avvocato Sergio Iannucci, curatore del Fallimento 70/2010, Del Rosso srl, mentre non è conosciuto chi farà il macabro brindisi al prezzo di aggiudicazione di 1.800,00 euro come chi ha partecipato per rilanciare, dato che il prezzo base era di 700,00 euro».

Rigopiano, non solo bottiglie: all’asta anche beni mobili

L’avvocato Reboa sottolinea poi che dalla lettura della perizia allegata al bando d’asta emerge anche la presenza di altri beni provenienti dalla stessa struttura: beni che non sono stati assegnati e la cui asta è andata deserta.

«Nella vicenda esce oggi un soggetto nuovo, il fallimento 70/2010 Del Rosso srl, che risulta proprietario dei mobili dell’Hotel Rigopiano e che, certamente con l’autorizzazione del Giudice Delegato, li ha messi in vendita. Un curatore fallimentare mai ascoltato nell’inchiesta penale, che potrebbe rivelare informazioni preziose sullo stato dei luoghi, sulle autorizzazioni e che mi riservo di convocare per una audizione in sede di indagini difensive».

Il curatore fallimentare, all’AdnKronos, smorza la polemica:

Si tratta di beni della società che gestiva l’albergo che era debitore nei confronti della procedura fallimentare e che sono stati ceduti a pagamento di parte del debito, non avendo altre risorse per pagarlo. Io, di conseguenza, con l’autorizzazione del giudice, li sto mettendo in vendita. Non c’è alcun collegamento tra i beni all’asta e le vicende che riguardano la valanga che ha poi travolto l’albergo, così come non c’entrano le vittime. Sono commenti speculativi. Tra l’altro, nell’area che è sotto sequestro – sottolinea il curatore – noi siamo entrati con autorizzazione della Procura della Repubblica e del Gip insieme ai carabinieri. Il fallimento è estraneo alle vicende dell’albergo, ripeto, perché di proprietà di terzi

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