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Abruzzo, investire nella conoscenza

Economia della conoscenza, L’Abruzzo deve accelerare. Cosa fare? La riflessione dell'economista Piero Carducci.

Le grandi aziende lo hanno compreso da tempo: la conoscenza e la sua applicazione all’innovazione, questo è il vero motore dello sviluppo economico ma anche sociale. L’Abruzzo anche su questo deve accelerare. Cosa fare? La riflessione dell’economista Piero Carducci.

Il capitale umano può essere migliorato ed incrementato alla stregua di qualsiasi forma di capitale. Con gli adeguari investimenti è possibile far crescere quell’insieme di valori, facoltà, conoscenze e competenze acquisite durante la vita dalla persona che danno luogo alla capacità unica dell’uomo di trasformare l’ambiente in cui vive. L’economia, prima che lo sfruttamento delle risorse e dei capitali materiali, è economia della conoscenza. Questo principio cardine è alla base dello sviluppo economico, perché la forza di una comunità non risiede tanto nelle miniere di carbone ed acciaio di cui dispone, ma nella qualità del capitale umano impegnato nel ricercare forme più alte di benessere e di civiltà.  Gli effetti socio-economici generati da maggiori investimenti in educazione e istruzione sono noti da decenni e possono essere condensati in tre tipologie:
–effetti immediati sui rendimenti privati individuali. Investire sulla conoscenza migliora le prospettive individuali occupazionali e di reddito;
– maggiore produttività, migliore crescita e qualità della vita (più salute, meno criminalità, maggiore partecipazione dei cittadini alla vita della comunità);
– effetti innovativi e di rottura: l’istruzione incoraggia l’imprenditorialità, la creatività e la predisposizione all’innovazione e al cambiamento.

Un maggior livello di istruzione incoraggia la libera iniziativa e la cooperazione, senza perdere di vista valori come la fiducia, l’equità, la tolleranza. E’ ampiamente dimostrato, inoltre, che laddove aumentano asili, scuole, Università e insegnanti, la comunità è più coesa e diminuiscono povertà e conflitti.

Tutto ciò premesso, la sfida degli amministratori, ad ogni livello, è come alimentare il capitale umano. E le risposte sono note: il capitale umano va mantenuto per quanto possibile nel territorio ed adeguatamente nutrito di educazione, istruzione, formazione ed esperienza.  Ecco perché l’Abruzzo, che si sta spopolando eccetto la costa, non potrà tornare a crescere adeguatamente se non si mettono in campo politiche impattanti su due esigenze prioritarie:
a) il rafforzamento del capitale umano nel sistema produttivo. Soprattutto le piccole imprese hanno bisogno di conoscenza, fare rete e sistema per raggiungere un’adeguata massa critica. E’ l’unica strada per fare i conti con il mercato, aumentare gli investimenti in formazione e innovazione, incrementare il potere contrattuale verso la finanza e superare la strutturale sottocapitalizzazione;
b) il superamento degli squilibri territoriali e la diffusione della conoscenza. Fondamentale coinvolgere le Università quali irroratori di innovazione, che devono essere messe a sistema con imprese, decisori pubblici, associazioni e loro espressioni per elaborare progetti, acquisire finanziamenti, valorizzare i punti di forza tipici del territorio per mezzo della valorizzazione del capitale umano locale.

La conoscenza applicata è l’elemento che consente al sistema produttivo di conseguire diversi obiettivi, come il collocarsi nella fascia a valore aggiunto della filiera produttiva (la qualità non conosce crisi); poter valorizzare il proprio modello di specializzazione nei mercati internazionali (si pensi ai prodotti agroalimentari o all’automotive); innalzare la soglia dell’equilibrio tra domanda e offerta d’innovazione (la conoscenza stimola l’innovazione che a sua volta richiede conoscenza); creare occupazione stabile e non precaria; favorire l’export, attenuando la competitività basata sul fattore prezzo; produrre reti e connessioni (pensare globale e agire locale è quanto mai attuale per l’Abruzzo).

In Abruzzo operano tre importanti Università (L’Aquila, Teramo, Chieti-Pescara), ma sono tuttora poco coinvolte nei progetti di sviluppo, alle volte anche per loro disattenzione ma più spesso per l’evanescenza e la superficialità della politica. Oltre alle Università, operano centri di assoluta eccellenza a livello internazionale, come  il GSSI e l’INFN, una pluralità di Fondazioni e istituzioni che possono fare molto ma molto di più di adesso nel comune obiettivo della crescita centrata sul nutrimento del capitale umano.

La sfida dell’Abruzzo è quella di sviluppare, in ogni area omogenea, un “Sistema Territoriale della Conoscenza”, fondato sulla diffusione dell’innovazione, che deve essere attivato per operare come motore per la crescita economica e civile. Un sistema complesso che ha tre componenti (la conoscenza, la ricerca, la diffusione dell’innovazione); più livelli decisionali (Regione, Governo, Ue);  più attori (pubblica amministrazione, imprese, Università). Il carattere multidimensionale e sistemico dell’innovazione richiede che essa costituisca un elemento distintivo delle iniziative del Governo regionale, opportunamente raccordate con i programmi nazionali ed europei.

L’innovazione deve costituire il fattore distintivo della ripresa economica regionale e la condizione per uno sviluppo stabile per un’economia avanzata come la nostra.

Dobbiamo crederci. Deve crederci la Regione. Devono crederci le Università e le imprese. Altri paesi lo hanno fatto e dobbiamo imitare ed adattare le migliori pratiche. Le grandi imprese lo sanno così bene che quelle più grandi investono in conoscenza somme da capogiro, come Volkswagen e Google che insieme spendono in ricerca&innovazione più di quanto faccia l’Italia intera.

E l’Abruzzo, ahimé, anche su questo deve accelerare, pure in fretta.

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