Popletum, un progetto di ricostruzione unitaria e rivoluzionaria

Il progetto Popletum va avanti: le interviste all'assessore Vittorio Fabrizi e al dirigente per la ricostruzione, Roberto Evangelisti.

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Popletum non è solo l’antico nome di Coppito, ma un progetto che parla di ricostruzione post sisma “rivoluzionaria”, unitaria e sostenibile.

I due promotori del progetto Popletum sono il geometra Ermanno Lisi, ex assessore provinciale e comunale, coordinatore della maggior parte degli aggregati di Coppito e l’avvocato aquilano Vincenzo Calderoni, presidente di un buon numero di consorzi sempre a Coppito.

Secondo il progetto Popletum partiranno tutti insieme i cantieri degli aggregati e ci sarà anche attenzione agli spazi pubblici e alla qualità complessiva del tessuto urbanistico.

Dopo l’approvazione della delibera in Giunta il 2 settembre scorso, mercoledì 2 ottobre presso la sala Rivera di Palazzo Fibbioni, sede del Comune, c’è stato l’incontro con i presidenti dei consorzi proponenti, al fine di illustrare le finalità che si perseguono attraverso l’attuazione di progetti unitari.

Erano presenti oltre al geometra Ermanno Lisi e all’avvocato Vincenzo Calderoni, tutti i presidenti dei consorzi l’architetto marchigiano Roberto Evangelisti, che dopo una lunga esperienza nella sua Fabriano è attualmente il dirigente del settore Ricostruzione privata centro e frazioni del Comune dell’Aquila.

Il Capoluogo.it, dopo aver sentito i due promotori, ha ascoltato adesso le voci dell’assessore del Comune dell’Aquila con delega alla Ricostruzione Vittorio Fabrizi e del dirigente Evangelisti, per capire insieme ai lettori, cosa e che novità porterà questa ricostruzione unitaria del progetto Popletum.

Popletum era il nome latino originario della zona, così denominata anticamente per via della presenza dei pioppi e ancora gravemente danneggiata dal terremoto del 6 aprile 2009.

L’intervista all’architetto Roberto Evangelisti.

C’è stata una prima riunione che ha visto intorno al tavolo tecnici e presidenti dei consorzi di Coppito: come è andata?

“Nel corso della riunione sono stati descritti gli obiettivi che si vorrebbero raggiungere attraverso l’attuazione di un progetto unitario. In particolare riguardano la qualità della ricostruzione da perseguire attraverso una progettazione degli interventi quanto più unitaria e condivisa possibile; la progettazione degli spazi urbani; la gestione coordinata dei cantieri; il coordinamento con la progettazione e l’esecuzione dei sottoservizi; la possibilità di un rientro nelle abitazioni in maniera sincrona”.

Sono emerse dalla riunione criticità o possiamo dire che il progetto Popletum marcia verso una giusta direzione ?

“Il progetto si pone degli obiettivi ambiziosi e come tutti i progetti pilota ha bisogno sicuramente di correzioni in corso di attuazione, quindi le piccole criticità emerse durante la presentazione sono legate sicuramente alla novità del progetto. Una cosa è certa, per arrivare in fondo è necessaria, oltre alla condivisione degli obiettivi, anche la stessa tensione al risultato da parte di tutti i soggetti interessati”.

Ha già sperimentato la realtà dei progetti unitari nella ricostruzione post sisma nelle Marche?

“Nelle Marche il modello è stato sperimentato con successo, in particolare nella ricostruzione delle frazioni, anche se, in quel caso, era presente un agevolazione sotto il profilo organizzativo; era prevista per legge la possibilità della costituzione dei cosiddetti ‘consorzi di secondo grado’, ovvero la costituzione di un unico soggetto, formato dall’aggregazione dei singoli consorzi, che era il destinatario del contributo”.

È stata un’esperienza positiva o negativa?

“L’esperienza è stata sicuramente positiva e ne ha beneficiato la comunità sia in termini di qualità urbana sia in termini di maggiori servizi ottenuti; ad esempio sono state adottate soluzione come antenne televisive centralizzate per la singola frazione, pavimentazioni e spazi urbani interamente riprogettati”.

Quali sono le differenze con il progetto Popletum e secondo lei è un modello esportabile?

“Le differenze sono esclusivamente di natura normativa; l’unico strumento normativo che agevola il progetto Popletum è quello che consente, attraverso l’approvazione con delibera di giunta del nuovo cronoprogramma, l’istruttoria anticipata e in maniera sincrona delle istanze relative alla parte prima del progetto, mentre nelle Marche era espressamente prevista la creazione dei consorzi di secondo grado che comportavano l’adozione di modelli di ricostruzione unitaria”.

Secondo lei è un modello virtuoso di cui tentare la diffusione anche per tutte le frazioni, i piccoli comuni dell’Aquilano ancora alle prese con la ricostruzione ?

“Il modello è ambizioso e sicuramente estendibile anche ad altre realtà, da valutare caso per caso in relazione all’attuale stato di attuazione dei cantieri della ricostruzione”.

Quali saranno i tempi tecnici per l’avvio dei cantieri?

“Attualmente stiamo elaborando un cronoprogramma, ma sicuramente in caso di attuazione del progetto i tempi di ricostruzione saranno certamente più brevi”.

Come si inserisce il progetto di ricostruzione con quello dei sottoservizi, viste le polemiche in centro storico all’Aquila?

“L’attuazione di un progetto unitario dovrebbe avere lo scopo anche di facilitare la realizzazione dei sottoservizi, che potrebbe essere più facilmente coordinata con la cantierizzazione sincrona degli interventi di ricostruzione”.

Che cosa sarebbe auspicabile sotto il profilo numerico: frammentare i lavori utilizzando più imprese o ridurne il numero per rendere più spedisci i lavori?

“Sicuramente il coordinamento della cantierizzazione riveste un carattere di importanza primaria, in caso di realizzazione di un intervento unitario, pertanto gli operatori economici dovranno sicuramente dialogare tra di loro anche utilizzando gli strumenti normativi che consentono l’aggregazione d’impresa”.

Come sono stati questi mesi di lavoro all’Aquila: come ha trovato la città e gli uffici tecnici, cosa pensa di questi dieci anni di ricostruzione

“Considerando le dimensioni dell’evento, che ha colpito una città importante e con un gran numero di edifici di importanza notevole anche sotto il profilo storico culturale, ho trovata la città ad un buon grado di avanzamento della ricostruzione. I primi mesi sono stati dedicati all’ottimizzazione dei processi e alla definizione del nuovo cronoprogramma e sono stato ottimamente assistito dal personale in servizio che ho trovato altamente professionale e preparato”.

Data la sua esperienza cosa era migliorabile e in cosa invece L’Aquila è stata “virtuosa” .

“Sicuramente il modello di ricostruzione adottato a L’Aquila è un modello virtuoso sia in termini di procedure che di qualità delle tecnologie applicate; il problema è da porre in maniera diversa e generale. Questo modello è andato a “regime” dopo un po’ di tempo, anche perché non ha tenuto conto della passata e recente esperienza delle Marche, così come il nuovo modello di ricostruzione post sisma 2016 del centro Italia sta arrancando perché costruito senza tener conto di un’esperienza recente come quella aquilana”.

“I tempi sono oltremodo maturi per pensare ad una legge quadro per la ricostruzione post sisma direttamente applicabile in caso di calamità, che condurrebbe sicuramente a vantaggi sia i termini di velocità di ricostruzione che di parità di trattamento, evitando il ricorso a provvedimenti di volta in volta ripensati e attuati con una miriade di ordinanze correttive e successive che disorientano sia gli operatori privati sia quelli pubblici. Ma questo è un tema da affrontare separatamente dall’oggetto dell’intervista, anche se non più procrastinabile”.

Quanto tempo ci vorrà ancora secondo lei per mettere la parola fine alla ricostruzione del centro storico della città
Quali misure si stanno adottando nei confronti dei consorzi inattivi e quanti sono.

“Nei confronti dei consorzi inerti il comune si sostituirà ai proprietari inadempienti tramite un commissario così come previsto dalla normativa. In particolare con la recente determina dirigenziale n. 3983/2019 è stato approvato l’elenco dei commissari ed a breve saranno avviate le azioni di commissariamento. I consorzi inerti, ad oggi, sono circa 120 senza considerare tutti i casi di ritardo nella presentazione dei progetti parte seconda”.

L’intervista all’assessore Vittorio Fabrizi

Perché la Giunta ha voluto sposare questa proposta di ricostruzione?

“Perchè è un modo razionale ed intelligente di affrontare la ricostruzione, sopratutto nelle frazioni che essendo in ritardo, possono con questo approccio recuperare parte di questo ritardo anche con l’eliminazione di interferenze tra cantieri, opere pubbliche…”
Con questo progetto come si predisporranno i sottoservizi?
“Proprio questo è uno degli aspetti interessanti dei progetti unitari, essi non sono soltanto costituiti dall’insieme delle singole pratiche dei vari aggregati, ma sono integrati con i progetti, a qualunque livello, dal preliminare all’esecutivo, delle opere che definirei “connesse”, tra queste sicuramente i sottoservizi“.
Una ricostruzione che terrà conto della qualità della vita dei cittadini, riportandoli in casa tutti insieme. Possiamo definirlo una nuova “era” per le modalità della ricostruzione?
“Una nuova era è troppo ambizioso, la definirei una nuova stagione che si inaugura ‘nell’autunno’ della Ricostruzione Privata. Nella teoria i principi che stiamo tentando di applicare con questi progetti sono sempre stati ben noti a noi addetti ai lavori, è che in precedenza, per una serie di circostanze che sarebbe troppo lungo raccontare, non è stato possibile applicare”.
Il progetto Popletum potrebbe aiutare a far conoscere L’Aquila come modello di ricostruzione anche per gli altri comuni colpiti da eventi sismici?