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ASM, il processo per le divise si chiude con assoluzione

Si chiude con un'assoluzione eclatante il processo per le divise ASM. Una vicenda approdata in un'Aula di Tribunale due anni fa, nel settembre 2017.

Si chiude con un’assoluzione eclatante il processo per le divise ASM acquistate in occasione del Raduno degli Alpini.

Una vicenda approdata in un’Aula di Tribunale due anni fa, nel settembre 2017, quando alcune sigle sindacali alzarono la polemica e presentarono la denuncia, a seguito della quale venne ratificato il rinvio a giudizio per truffa e abuso d’atti d’ufficio ai danni dell’Asm spa per Daniele Adriani, Responsabile dell’Ufficio Acquisti della Società Multiservizi.

Processo Divise ASM, l’accusa

L’accusa, quella di aver acquistato nel 2015 delle divise non a norma per l’adunata degli alpini tramite assegnazione diretta e non con gara d’appalto.

L’acquisto, per una cifra di 58mila euro, finì sotto processo in quanto le divise risultarono “non a norma” per la mancanza di un’etichetta, una certificazione a norma di legge.

I rinviati a giudizio furono quattro: Rinaldo Tordera, Fabio Ianni (Responsabile Unico del Procedimento), Francesco Rosettini (attuale Amministratore Unico) e lo stesso Daniele Adriani.

Tordera, Rosettini e Ianni hanno estinto il reato contestatogli pagando circa tremila euro a testa.

Il reato loro contestato era infatti di natura contravvenzionale e definibile pertanto con l’oblazione (art. 55, 4°comma, lettera b, del decreto legislativo 81/2008 riguardante la sicurezza sul lavoro).

Asm, le divise senza etichette

I Dpi (i dispositivi di protezione individuale) da indossare non rispettavano le norme di sicurezza perché non avevano le certificazioni di legge, le famose etichette, appunto.

L’unico processato per truffa e abuso d’atti d’ufficio è stato Daniele Adriani per il quale oggi, 14 ottobre è stata letta pubblicamente la sentenza di assoluzione. Un’assoluzione eclatante, poiché chiesta non solo dal legale di Adriani, Ferdinando Paone, ma dallo stesso Pubblico Ministero Fabio Picuti. 

Processo divise, l’assoluzione piena di Daniele Adriani

In data odierna è stato dunque depositato il dispositivo che assolve Daniele Adriani “perché il fatto non sussiste”.

«Oggi è stato depositato il dispositivo, tra 90 giorni verranno depositate le motivazioni che supportano il dispositivo d’assoluzione» spiega ai microfoni de Il Capoluogo l’avvocato Paone.

«Le divise erano state realizzate a norma, anche se in mancanza di etichette che si sarebbero dovute e potute apporre in seguito. Furono sequestrate e poi dissequestrate e sono ora in possesso dell’azienda.» riporta Adriani che commenta la sentenza ai microfoni del Capoluogo. «Certo, per una persona che lavora nell’azienda da 22 anni nell’ottica di fare sempre il meglio per l’azienda, non è stato piacevole difendersi da un’accusa simile, ma lo stesso fatto che l’azienda non si sia costituita parte civile ha significato che nessuno all’interno abbia mai realmente pensato che io avessi potuto fare una cosa simile. Da ultimo, la richiesta d’assoluzione da parte dello stesso Picuti chiude questa vicenda, durata per me due anni, senza alcuna ombra di dubbio.»

Finisce così, dunque, una vicenda nella quale i sindacati avevano pesantemente accusato il management di Asm: accuse e comunicati stampa si sono rincorsi per mesi in quell’occasione e solo ora, dopo diversi anni e di fronte a un Tribunale, è arrivata la parola fine.

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