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Parco scientifico, vittoria in appello per gli ex vertici

Si chiude con una vittoria in Corte d'Appello la vicenda giudiziaria intorno al Parco scientifico e tecnologico che vedeva imputati Emidio Tenaglia e Benigno D'Orazio.

Il Parco scientifico al centro di una lunghissima vicenda che si chiude con una vittoria in appello per gli ex vertici, Benigno D’Orazio e Emidio Antonio Tenaglia, ai quali sono state riconosciute anche le spese legali.

Il Parco scientifico era nato negli anni ’90 come incubatore per nuove imprese, ed è stato da sempre al centro di vicende e polemiche che hanno diviso non solo l’opinione pubblica ma anche quella politica.

Tenaglia è stato consigliere di amministrazione del Parco, mentre Benigno D’Orazio che è avvocato, ha ricoperto il ruolo di presidente del Parco fino al 2006 e oggi è presidente dell’associazione Ambiente è/e vita.

“Si tratta di una vittoria su tutta la linea, sul profilo civile, penale e anche erariale”, è stato il commento di D’Orazio al microfono del Capoluogo.it.

Nella vicenda giudiziaria del Parco D’Orazio si è spesso difeso da solo, coadiuvato dal collega Pietro Referza che oggi ringrazia, “ha lavorato in modo impeccabile, un amico vero, oltre che un collega di razza”.

E infatti, la Corte dei Conti ha assolto con formula piena Benigno D’Orazio da ogni responsabilità in merito alla vicenda Parco Scientifico e Tecnologico, liquidando in suo favore le spese di giudizio.

“Sono stati 12 anni difficili e lunghissimi, definendo la vicenda del Parco come qualcosa alla quale eravamo totalmente estranei. I giudici hanno fatto bene il loro lavoro stabilendo l’inammissibilità di quanto ci veniva contestato da alcuni ex soci”.

Del Parco Scientifico si è occupato sia la magistratura penale che quella contabile.

A muovere la vicenda giudiziaria sono stati come accennato dall’avocato D’Orazio alcuni ex soci, che chiedevano un risarcimento milionario, imputando non solo a D’Orazio, ma anche a Tenaglia alcuni irregolarità come, “l’erosione oltre un terzo del patrimonio netto e di conseguenza del fondo consortile, la consistente riduzione dei ricavi dell’anno 2005, la sottoscrizione del capitale della società Teramo Innovazione per 58.800 euro”.

Si parlava di illeciti anche riguardanti alcune assunzioni e l’erogazione di contributi in violazione del divieto dell’Unione europea di aiuto di stato alle imprese, tutte accuse cadute in corso di processo.

La Corte d’Appello infatti a luglio ha stabilito che in base a quanto viene sancito dalla Corte di Cassazione, “non è ammissibile un’azione di responsabilità esercitabile dal consorzio nei confronti dei propri amministratori perché questi ultimi rispondono solo direttamente nei confronti dei singoli consorziati”.

Ai due imputati sono state riconosciute le spese legali, per un totale di circa 30 mila euro.

“Sono stato sempre un onesto e corretto pubblico amministratore, Ci sono voluti 12 anni ma alla fine l’ho dimostrato”, aggiunge.

D’Orazio inoltre ha ancora da risolvere un’altra questione che questa volta vede protagonista il Parco marino Torre del Cerrano: “una vicenda ancora in itinere ma anche da qui ne usciremo, anzi ho chiesto anche un risarcimento. Mi è stata fatta un’azione di responsabilità, con un caso analogo al precedente sul profilo processuale”, conclude.