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Emergenza cinghiali, D’Amore: “Servono interventi straordinari”

L'emergenza cinghiali c'è e si vede, "ma il vero problema è fuori dalle aree protette". L'intervista a Francesco D'Amore, presidente della Comunità del Parco regionale Sirente Velino.

L’AQUILA – Un’emergenza cinghiali che è quasi una guerra in Abruzzo.

Così, qualche giorno fa, l’aveva definita il vice presidente della Giunta regionale Emanuele Imprudente, a cui fa eco il sindaco di Fagnano Alto, Francesco D’Amore, presidente della Comunità del Parco regionale Sirente Velino.

“In Abruzzo siamo in uno stato di emergenza e la situazione come tale deve essere affrontata. Alle emergenze, del resto, si risponde con soluzioni straordinarie. La situazione attuale è figlia delle non scelte della politica regionale che ci ha preceduto”. Propone soluzioni forti, senza dare spazio a mezze misure, il sindaco D’Amore, che cita, al riguardo, la sua esperienza da Presidente della Comunità del Parco regionale Sirente Velino e i provvedimenti adottati nel settore.

“Nell’ambito specifico della problematica legata alla fauna selvatica e ai danni che, troppo spesso, porta con sé – ha spiegato D’Amore alla nostra redazione – in  primis, abbiamo avviato l’iter – con la Regione Abruzzo e la Comunità europea – che ha condotto all’abolizione del “de minimis” per i danni da fauna selvatica. Così gli imprenditori agricoli sono stati risarciti per intero. Abbiamo, inoltre, pagato i danni dalle annualità 2015-2017″.

D’Amore, sempre da presidente della Comunità del Parco, si è poi occupato della modifica – previo via libera dal Prefetto – del regolamento interno al Parco. riguardante l’abbattimento dei cinghiali, all’interno dell’area protetta, per incolumità pubblica, da parte della Polizia Provinciale. “Quindi – continua il sindaco – Abbiamo proceduto all’installazione di una serie di gabbie, finalizzate alla cattura dei cinghiali”.

Emergenza cinghiali, un prblema complesso

“Quello dei cinghiali è un problema – spiega D’Amore – da affrontare nella sua globalità, diversi sono i fronti ai quali prestare attenzione e da analizzare sistematicamente. Da un lato bisogna riorganizzare il sistema di monitoraggio, di gestione e di controllo della fauna selvatica – visto che quello attuale ci ha portato a questa situazione di emergenza e, dunque, non ha funzionato – dall’altro lato c’è da affrontare l’emergenza e, come ha detto l’Assessore alle Aree protette e all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, bisogna organizzare un piano sinergico coinvolgendo tutti gli attori: la Regione, le aree protette, la Polizia Provinciale, i selettori controllori, gli agricoltori, le ATC, le guardie zoofile. Solo in questo modo si riuscirà a dare una risposta efficace alla criticità attuale”.

“Come Parco regionale Sirente Velino – prosegue – in sinergia con il Commissario, il dottor Igino Chiuchiarelli, abbiamo ridistribuito le gabbie di cattura sul territorio, seguendo il principio dei luoghi in cui venivano richiesti i maggiori indennizzi per danni da fauna selvatica. Abbiamo, altresì, ristipulato la convenzione con una ditta, che si occupa della filiera della macellazione e della vendita”.

Gestione cinghiali, l’esempio del Parco regionale Sirente Velino

“Il nostro sistema di gestione è stato preso a modello anche da altre aree protette. Nel futuro, però, occorrerà destinare risorse specifiche all’attività di gestione cinghiali, che diano continuità all’attività di cattura. Urgente sarà anche migliorare il monitoraggio: se non si è in grdo di sapere quanti animali sono presenti su un territorio, qualunque sistema di contenimento non potrà essere risolutivo.

Cinghiali, non solo aree protette

L’emergenza cinghiali viene presa in considerazione soprattutto in relazione alle aree protette, oltre quei confini, però, i cinghiali si spingono ogni giorno, lasciando danni rilevanti, soprattutto ai contadini. “Credo che il problema vero – sottolinea a tal proposito D’Amore – sia al di fuori delle aree protette. È li che bisogna organizzare il vero lavoro, poiché, da quello che mi risulta, il parco della Maiella, quello del Gran Sasso, unitamente al Sirente Velino, sono operativi, attraverso l’uso delle gabbie. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, invece, non ha segnalato problematiche di cinghiali”.

“Nonostante la criticità della situazione – conclude Francesco D’Amore – vedo una Regione attenta a recepire le istanze dei territori e pronta a dare risposte concrete. Ecco perché sono convinto che andremo a risolvere questo annoso problema, mai affrontato veramente in passato. Perché coloro che venivano danneggiati erano solo dei “poveri” agricoltori delle aree interne e pochi cittadini delle aree montane, i quali non hanno mai rappresentato un numeroso elettorato. Non come quello, ad esempio, legato al fronte degli ambientalisti“.

 

 

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