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Marsilio si piega, ma alla Lega non basta

La crisi di governo alimenta le tensioni tra Lega e Fratelli d'Italia a livello regionale e comunale. Lo scenario politico.

L’AQUILA – Destinato a proseguire almeno fino alle prossime elezioni politiche il braccio di ferro in Comune e Regione tra Lega e Fratelli d’Italia. Un’allenza Salvini/Meloni potrebbe riportare serenità nel centrodestra locale.

Probabilmente servirà a poco l’apertura della verifica di programma chiesta dalla Lega e prontamente accolta dal presidente Marsilio. Così a poco servirà l’apertura al dialogo da parte del sindaco Pierluigi Biondi. L’improvvisa accelerazione della crisi di Governo, avviata da Matteo Salvini direttamente dal palco di Pescara, detterà anche il ritmo del confronto a livello locale. La linea dura di Salvini evidentemente paga e i rappresentanti regionali sono portati naturalmente a seguirla.

Così, come Salvini incassa il voto sul Dl Sicurezza bis, la bocciatura della mozione anti-Tav, e pure accelera sulla crisi (come ci si aspetterebbe invece dal M5S che invece tenta di frenare), a livello locale si “testa” il livello di sopportazione del presidente Marsilio, del sindaco Biondi, e di tutto il partito di Giorgia Meloni. D’altra parte l’ondata di consenso della Lega fa in modo che la corda possa tendendersi abbastanza da scongiurare imminenti crisi a livello regionale. Tutti gli attori in campo sono ben consapevoli del peso della Lega, rispetto al raggiungimento degli obiettivi elettorali che hanno portato alla formazione del Governo regionale, con un presidente espressione di un partito minoritario rispetto alla prima forza di governo, che è la Lega, con ben 4 assessori (su 6 o 7 se si considera il ruolo di sottosegretario). Lavoro, Formazione professionale, Istruzione, Ricerca e università, Politiche sociali, Enti locali e polizia locale, Urbanistica e territorio, Demanio marittimo, Paesaggi, Energia, Rifiuti, Agricoltura, Caccia e pesca, Parchi e riserve naturali, Sistema idrico, Ambiente, Salute, Famiglia e Pari opportunità. Queste le deleghe in mano alla Lega, ma evidentemente non bastano per “incidere“. Lo ha detto nella conferenza stampa di ieri a Pescara il coordinatore regionale Giuseppe Bellachioma: «Da domani in poi bisognerà cambiare metodo, rispetto a quello attuato finora, che non è democratico e lede la volontà popolare e principi fondanti del nostro partito che in questa prima fase non ha potuto incidere sui temi importanti, come autonomia, sicurezza, lavoro e investimenti. Da oggi in poi la Lega non tollererà più che una forza politica primaria venga ridotta a spettatore. Saremo attori protagonisti».

Da parte sua, il presidente Marco Marsilio ha subito risposto rispetto all’apertura della verifica di programma chiesta della Lega. Ci dovrebbe essere lunedì, almeno secondo la convocazione del presidente. La Lega detterà temi e tempi. Marsilio e FdI ingoieranno il rospo. Tanto i manager delle Asl sono già stati nominati. A quel punto la legislatura potrebbe proseguire tranquillamente.

Diversa la situazione al Comune dell’Aquila, dove il sindaco Pierluigi Biondi continua a dover gestire malumori, scissioni di partito e una maggioranza piuttosto irrequieta. Se fino a qualche tempo fa poteva contare sul “silenzio” della Lega, adesso la situazione si fa più complicata, con il partito di Salvini che, con il capogruppo in Consiglio Francesco De Santis, dice chiaramente che «è venuto meno lo spirito del 2017». Presto per parlare di crisi amministrativa, anche perché gli attori politici devono verificare come andrà a finire la crisi di Governo. Con le elezioni in autunno o a primavera prossima, presumibilmente anche a L’Aquila si finirà per tornare al voto e a quel punto la Lega vorrà esprimere il candidato sindaco. Se la crisi di Governo dovesse invece concludersi con la composizione di un Governo di trasizione “a lunga scadenza”, anche i tempi dell’amministrazione comunale potrebbero allungarsi. Soprattutto se, nel frattempo, Matteo Salvini e Giorgia Meloni proveranno a costituire un “cartello elettorale” per le politiche. L’ipotesi più probabile, però, è che Salvini voglia affrontare da solo la campagna elettorale, per massimizzare un consenso già pensante. Le alleanze, dopo il voto.

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