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Ondina Valla, il Coni le intitola un ostello a Roma

L'ex Ostello della Gioventù in viale delle Olimpiadi è stato intitolato a Ondina Valla, prima donna italiana a vincere la medaglia d'oro ai Giochi Olimpici.

A Roma viene intitolato un ostello alla campionessa olimpionica aquilana Ondina Valla.

L’ex Ostello della Gioventù in viale delle Olimpiadi è stato intitolato a Ondina Valla,la prima donna italiana a vincere la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici.

Il tributo all’olimpionica di origini bolognesi ma aquilana di adozione alla presenza dei vertici Coni. Alla cerimonia hanno partecipato anche il segretario generale del Coni, Carlo Mornati, il consigliere di amministrazione di Sport e Salute Spa, Francesco Landi, presidenti federali, membri di Giunta Nazionale, tecnici e atleti, uniti nel ricordo di Ondina.

Era presente il presidente del Coni Giovanni Malagò, il numero uno della Fidal, Alfio Giomi, e la famiglia Valla.

“Oggi – le parole di Malagò – è una giornata molto importante, di festa e di sport. Una di quelle cose che giustificano il nostro ruolo e il nostro impegno. Una cerimonia molto importante per il nostro mondo e per il Paese”.

“Faccio parte di quella schiera di dirigenti nata ricordando quella famosa finale sugli 80 ostacoli – ha aggiunto Alfio Giomi – era la prima medaglia d’oro che vinceva l’Italia, e non poteva che essere l’atletica a farlo”.

Trebisonda Valla conosciuta poi come Ondina nacque a Bologna nel 1916 e morì a L’Aquila nel 2006.

Olimpionica nel 1936 a Berlino negli 80 ostacoli  eguagliò in quella occasione il primato mondiale con 11″6.

A fine anni ’70 subì il furto della preziosa e tanto ambita medaglia; rammaricata per questa cosa, nel 1984 Primo Nebiolo, allora presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera, le donò una riproduzione della medaglia rubata

Al suo attivo 21 record nazionali, sedici presenze in maglia azzurra, ultima delle quali nel 1940. Il suo primato di salto in alto, 1.57 realizzato nel 1937, avrebbe resistito 18 anni, venendo battuto solo nel 1955, allo stadio delle Terme.

A tredici anni era già considerata una delle grandi protagoniste dell’atletica leggera italiana.

Nel 1930 divenne campionessa italiana assoluta e fu convocata in nazionale, convocata per i Giochi olimpici di Los Angeles 1932, fu esclusa su pressione del Vaticano che giudicava sconveniente che una ragazzina così giovane (aveva 16 anni) e per di più unica donna in una spedizione tutta al maschile, affrontasse il viaggio transoceanico.

Considerata un’atleta versatile, otteneva eccellenti risultati nelle gare di velocità, sugli ostacoli e nei salti.

Divenne presto una delle beniamine del pubblico italiano. Il governo fascista la elesse ad esempio della sana e robusta gioventù nazionale. La stampa dell’epoca l’aveva definita “il sole in un sorriso”.

Dopo aver abbandonato l’attività agonistica, sposò Guglielmo De Lucchi con il quale si trasferì nel capoluogo d’Abruzzo e dove rimase fino alla sua scomparsa.

 

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