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L’Aquila, il Forte Spagnolo un castello pieno di storia

Il Castello cinquecentesco, o Forte spagnolo, simbolo dell'Aquila e della sua storia. Alla scoperta delle bellezze della città d'arte che rinasce.

L’AQUILA – Maestoso ed imponente nella struttura, il Castello dell’Aquila, nel centro storico della città, domina il panorama che si staglia tutt’intorno.

Il Castello, circondato dal Parco verde, è un esempio di architettura militare, che risponde all’originaria funzione di fortezza. Alla scoperta della storia del monumento nel viaggio del Capoluogo attraverso L’Aquila Bella Me’.

castello l'aquila forte spagnolo
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Autentico simbolo storico e architettonico, il castello, o forte spagnolo, a dieci anni dal terremoto del 2009, è oggetto dei lavori di ricostruzione, attualmente in corso. Monumento storico e museo, ora temporanemente spoglio delle opere traslate – per ragioni di sicurezza – alla sede provvisoria del MUNDA, è famoso, inoltre, per ospitare lo scheletro di Mammut, ovvero uno scheletro di Mammuthus Meridionalis, vecchio un milione e trecentomila anni, tornato a ‘nuova vita’ nel settembre 2015.

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Il Castello, storia della fortezza

Storicamente il Castello, o Forte Spagnolo, risalente al 1500, non fu mai utilizzato per scopi bellici, nonostante fosse stato costruito nel corso del progetto di rafforzamento militare del territorio aquilano, durante la dominazione spagnola in Italia meridionale, nel sedicesimo secolo. Fu residenza del governatore spagnolo e, successivamente, fu l’alloggio dei soldati francesi nell’Ottocento e dei militari tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

Dichiarato Monumento nazionale nel 1902, fu restaurato nel 1951. Divenne, così, la sede del Museo Nazionale d’Abruzzo, MUNDA, il più importante della regione. Sede inoltre, di mostre e convegni: con all’interno l’Auditorium Renzo Piano e una sala conferenze.

castello l'aquila forte spagnolo

Il Castello, la struttura

La fortezza è a pianta quadrata, con ai quattro angoli massicci bastioni, ognuno in direzione dei quattro punti cardinali. Nella sua struttura il Forte Spagnolo presenta molte analogie con il Castello di Barletta e il Castello di Copertino. Un largo fossato circonda il forte – accessibile da un ponte in muratura –  mai riempito d’acqua. La struttura è circondata da un enorme parco alberato, il Parco del Castello. Il maestoso portale bianco è considerato un assoluto capolavoro nel suo genere.

castello l'aquila forte spagnolo
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I bastioni erano ciascuno in grado di resistere autonomamente agli assalti. Ognuno contiene due grandi costruzioni, le casematte, volte a proteggere uomini o pezzi di artiglieria, chiuse a volta. Dalle casematte si ha accesso alle contromine, un sistema di cunicoli in serie, che permetteva di bloccare le mine dei nemici.

Il Forte è stato per lungo tempo adibito a carcere, nei suoi sotterranei. Le condizioni climatiche dei sotterranei hanno consentito la mummificazione di centinaia di corpi di persone inumate in una cappella. La quasi totalità di queste mummie venne poi risepolta nel cimitero cittadino, tranne quattro esemplari tuttora conservati nei sotterranei del Castello.

Castello-Museo prima del terremoto, dopo?

Rimasto gravemente danneggiato dal terremoto del 2009, il Castello è attualmente inagibile, con i lavori di ricostruzione in corso. Le opere esposte nel Museo interno, dal post sisma, sono in larga parte ospitate al Munda, nella sua sede provvisoria, collocata nel complesso dell’ex mattatoio comunale dell’Aquila. Nella nuova sede temporanea, dopo un accorto intervento di riparazione e ristrutturazione, eseguito tra il 2010 e il 2015, ha trovato posto una selezione di una sessantina di reperti archeologici e di 112 opere, tra dipinti, sculture e oreficerie, che vanno dal Medioevo all’Età Moderna. Una vetrina artistica di pregio storico che si riflette nello specchio d’acqua della monumentale e misteriosa Fontana delle 99 Cannelle, sita proprio di fronte al Munda e tornata agli antichi splendori nel 2015.

castello l'aquila danneggiato

Castello, ‘casa’ dell’antico mammut

Dal 1960 ospita lo scheletro di Mammuthus medidionalis, risalente a circa un milione e 300mila anni fa, rivenuto nel 1954 in una cava di argilla a pochi km dall’Aquila, precisamente a Scoppito. Restaurato negli anni 2013-15 – grazie ad una donazione della Guardia di Finanza – lo scheletro rappresenta uno dei reperti più importanti del patrimonio culturale abruzzese.

Il Mammuthus (triste) metafora dei giorni nostri

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