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Intecs, protesta ex ricercatori: ”Siamo in emergenza sociale”

"Siamo in emergenza sociale", gli ex ricercatori Intecs dell'Aquila continuano la loro protesta davanti il Palazzo dell'Emiciclo e chiedono un incontro con il presidente della Regione Marco Marsilio.

“Noi ricercatori ex Intecs siamo in emergenza sociale. Per questo vogliamo un incontro con il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, con l’assessore alle Attività produttive Mauro Febbo e con i consiglieri aquilani per trovare finalmente soluzioni concrete a una vicenda che grava sulle nostre spalle da quasi due anni”.

“L’emergenza sociale”, questo il fulcro della manifestazione pacifica che vedrà domani scendere in campo ancora una volta, questa volta davanti il Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, gli ex ricercatori della Intecs, azienda riassorbita dal Polo elettronico dell’Aquila, un gruppo di ingegneri elettronici e informatici altamente specializzati qualificati, licenziati all’improvviso, e senza garanzie, a gennaio 2018.

Gli ex ricercatori Intecs per mesi non hanno mai abbassato la guardia, tanto da posizionare un camper simbolico davanti la sede della Regione Abruzzo in via Leonardo da Vinci all’Aquila, per portare avanti una sorta di “protesta pacifica”, ma soprattutto per far in modo “di non essere dimenticati dalle istituzioni preposte a trovare le soluzioni migliori per quello che non è solo un problema ma che sta prendendo i contorni della vera e propria emergenza!”.

L’azienda Intecs nel 2011 aveva ripreso il laboratorio di ricerca e sviluppo dalla Compel, acquistato pochi anni prima dalla Siemens.

I licenziamenti “lampo” del 2018 sono arrivati dopo una sofferta vertenza, conseguente alla decisione della casa madre romana della società che decise di smantellare il sito aquilano, nonostante le garanzie di rilancio, dopo averlo rilevato dalla Dompè.

A marzo scorso gli è stata anche sospesa la Naspi, ovvero l’indennità mensile di disoccupazione, in quanto secondo l’ente previdenziale, sembra che manchino i requisiti.

“La cosa assurda che ci prostra non solo emotivamente ma comincia a crearci difficoltà nel quotidiano. Ci hanno detto che dovremmo fare una causa molto lunga e non si sa ovviamente come andrà a finire”, spiega al Capoluogo.it, Umberto Innocente, un amareggiato ingegnere elettronico in forze dal 1987 all’Aquila, con l’Italtel prima e con la Intecs poi.

E se è vero che mancano questi requisiti, i ricercatori ex Intecs oltre al danno potrebbero subire anche la beffa, secondo quanto riferito anche dai sindacati, di dover restituire quanto erogato finora.

“Qualcuno di noi – spiega Innocente – aveva da parte qualcosa per le emergenze. Le emergenze, dal 2018 è diventato il quotidiano, i gruzzoletti si assottigliano ed è difficilissimo andare avanti, anche emotivamente per chi come me ha ancora bisogno di 12 anni di contributi per aver diritto alla pensione”.

“Speriamo con questa manifestazione pacifica di ottenere solo quello che si spetta, ovvero delle rassicurazioni sul nostro presente e futuro e soprattutto un incontro con i nuovi vertici regionali per capire le loro intenzioni. Siamo stati considerati a oggi troppo vecchi per un dignitoso reintegro lavorativo e troppo giovani per aver diritto alla pensione”, chiarisce Innocente.

“Su di noi sono stati fatti tanti proclami e siamo stati in qualche modo usati per fare sulla nostra pelle slogan e campagne elettorali senza ottenere a oggi un nulla di fatto”, chiarisce l’ex ricercatore Intecs.

Il 4 febbraio scorso, alla vigilia delle elezioni regionali, il presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, aveva annunciato di aver trovato una soluzione di riassorbimento lavorativo per gli ex ricercatori Intecs con lo Space Economy, tramite una startup sui software, la Forender 24, che avrebbe riassunto fino a 30 dipendenti a tempo indeterminato, attingendo proprio dal bacino degli ex lavoratori.

A oggi della Forender24 sembra non esserci nessuna novità; anzi per molti di questi ricercatori l’annuncio di Lolli è sembrato “un semplice proclama in vista della tornata elettorale”.

“Qualcuno stato chiamato da Thales per un colloquio a cui però non è seguita nessuna assunzione”, spiega Innocente.

La Regione Abruzzo ha investito nello Space Economy 5 milioni di euro già versati, e altri 5 stanziati, tramite un bando ad hoc.

In tutto, per l’Abruzzo, ci sono 25 milioni di euro sul progetto, grazie alla presenza sul territorio aquilano di tre imprese di settore a partecipazione pubblica: Thales Alenia Space, Leonardo e Telespazio.

“Per ora passi avanti non ce ne sono, E noi siamo in piena emergenza. Senza stipendi e senza ammortizzatori sociali molti di noi non possono garantire nulla nemmeno alle proprie famiglie”, continua Innocente.

“Noi andiamo avanti, per cercare di suscitare attenzione. Ci considerano vecchi per il lavoro e giovani per la pensione proprio all’Aquila, dove abbiamo lavorato una vita e dove si parla continuamente di nuove sperimentazioni e tecnologia 5G”, conclude l’ex ricercatore Intecs.

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