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Gran Sasso: tra criticità e incongruenze, manca ancora verifica sismica

Forum H2O denuncia le incongruenze nella proposta del PEE dei Laboratori: il CTR sostiene che le sale dei laboratori sono impermeabili, la Prefettura no. Ancora nessuna verifica sismica.

Gran Sasso: tra criticità e incongruenze, manca ancora verifica sismica.

Questo l’esito della conferenza indetta per oggi alle 15 dal Forum Abruzzese Mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso.

Il Forum H2O denuncia le incongruenze nella proposta di Piano di Emergenza Esterno dei Laboratori per il rischio di incidente: il CTR sostiene che le sale dei laboratori sono impermeabili, la Prefettura no.

L’ARTA si era espressa sulla necessità di una verifica sismica ma ad oggi ancora ci si interroga sull’avvenuta esecuzione della verifica.

Gran Sasso, le incongruenze nel Rapporto di Sicurezza

La Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso ha presentato le sue osservazioni sulla proposta di Piano di Emergenza Esterno dei Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare per la gestione degli incidenti rilevanti, sottolineando delle notevoli incongruenze nel Rapporto di Sicurezza.

Questo documento, che non è stato approvato per 12 anni fino al novembre 2018 dal CTR regionale, certificherebbe che le sale dei laboratori sono impermeabili.

Quindi non ci sarebbero rischi.

Il fatto è che la Prefettura dell’Aquila introduce nello stesso documento le perizie della Procura di Teramo che smentiscono l’impermeabilità poiché dicono esattamente il contrario.

«Il risultato è tragicomico: nello stesso documento troviamo cose esattamente opposte su una delle questioni centrali per valutare l’effetto degli incidenti.» denuncia Augusto De Sanctis, del Forum H2O.

documento H2O
 
documento H2O

«Il documento è stato redatto dalla Prefettura di L’Aquila sulla base del documento fondamentale in un impianto sottoposto alla normativa Seveso sugli incidenti: il Rapporto di Sicurezza. Dopo 12 anni di inadempienze gravissime, quest’ultimo documento è stato approvato a novembre 2018 dal CTR regionale. Peccato che finora non sia stato reso pubblico perché, a leggere la proposta di Piano di Sicurezza che ne è discesa, paiono emergere questioni di gravità inaudita che presto confluiranno in un nostro ennesimo esposto (comunque le osservazioni al Piano sono state già inviate alle procure per conoscenza).» prosegue De Sanctis.

Gran Sasso, quali conseguenze in caso di incidente?

«La Prefettura fa una stima che ammonta a 700.000 persone interessate per la sola questione acqua potabile. Basterebbe questo per zittire chi sostiene che il problema sta nel cambiare la legge e non la realtà di campo allontanando quanto prima queste sostanze. Peraltro, come abbiamo scritto nelle osservazioni, per noi ci sono pure lacune visto che si ignora il possibile impatto sulle sorgenti nella valle del Tirino (e quindi sarebbero da valutare gli effetti sui pozzi San Rocco a Bussi che riforniscono la val Pescara, Chieti compresa) e sulle sorgenti del Pescara, la cui acqua proviene anche dal Gran Sasso. Nonostante questi dati, in parte, come detto, inclusi nel documento, si restringe inspiegabilmente il campo dell’analisi della popolazione da informare alle frazioni di Isola del Gran Sasso e di Assergi. Tutto ciò quando la legge prevede di informare tutti i cittadini potenzialmente interessati con una comunicazione pro-attiva (con assemblee, manifesti, volantini ecc). Non abbiamo visto nulla di tutto ciò, nonostante una specifica richiesta inviata un anno fa.»

 

Gran Sasso, è stata fatta la verifica sismica?

De Sanctis ha poi commentato una importante nota dell’ARTA alla Procura della Repubblica di Teramo e una lettera dell’INFN alla Regione Abruzzo.

«L’ARTA comunicò alla Procura che le volte dei Laboratori avevano delle criticità e andavano verificate sismicamente. Le gallerie non sono a norma secondo il D.lgs.264/2006 che imponeva l’adeguamento da parte del gestore entro il 30 Aprile 2019. Come si coordina l’emendamento per il Commissario con questa legge?»

«Nella relazione dell’ARTA infatti i tecnici, oltre ad evidenziare la presenza di una faglia posta a solo 1 km dai laboratori e che può produrre terremoti fino a Magnitudo 7 e dislocazione di metri, con formazione di “gradini” fino a 6-7 km di distanza, come divulgato alcune settimane fa dall’ANSA, mette in luce potenziali problemi per le volte dei laboratori che sarebbero state costruite senza le centine aggiunte nelle volte dei tunnel autostradali.»

Scrive l’ARTA che “sulle camere dei laboratori di fisica nucleare, su richiesta dello stesso INFN, non furono realizzate opere strutturali di sostegno, simili a quelle realizzate nelle gallerie autostradali, in quanto queste avrebbero creato problematiche agli esperimenti previsti nei laboratori. Furono realizzati solamente delle chiodature d’acciaio ed un rivestimento interno formato da una rete elettrosaldata su cui è stato proiettato con delle pompe, del cemento a spruzzo.»

«È stata eseguita dunque questa verifica sismica prevista dall’ARTA?» chiede De Sanctis.

Gran Sasso, le tempistiche di allontanamento dell sostanze

Infine De Sanctis ha commentato una lettera che l’INFN ha inviato agli uffici della Regione Abruzzo che chiedeva lumi circa la tempistica dell’allontanamento delle sostanze, definendola “paradossale”.

«Da un lato l’istituto conferma che sta redigendo i piani per togliere le sostanze pericolose entro il 31/12/2020, termine impropriamente indicato dalla regione che 1) non aveva nelle sue disponibilità di poter derogare all’Art.94 del Testo Unico dell’Ambiente che dispone un immediato allontanamento; 2) non aveva la possibilità di restringere il campo alle quantità di sostanze previste dalla Seveso visto che l’Art.94 non pone soglie quantitative sotto le quali possono permaneremateriali pericolosi vicino ai punti di captazione dell’acqua potabile.»

«Dall’altro il presidente Ferroni, si scaglia con una filippica veramente fuori luogo, visto lo stato dell’arte descritto qui e in altre sedi, contro la regione lamentandosi di non meglio precisati problemi di attrattiva dei laboratori e per i loro finanziamenti. Ora, basterebbe ricordare a Ferroni che se si realizza un esperimento come Borexino si dovrebbe sapere già in partenza come si farà alla fine per smontarlo. Già questo la dice lunga sulla capacità di pianificazione degli esperimenti, con l’INFN che avrebbe dovuto studiare da tempo tutti i limiti legali, strutturali e di sito prima ancora di fare le proposte. Verrebbe da dire “Chi è causa del suo mal…”»

lettera infn

«Ci sorprende – conclude De Sanctis – come davanti al tenore di questa lettera l’On.le Marsilio, presidente degli abruzzesi, non abbia rispedito al mittente tali giaculatorie imponendo, almeno per le sue competenze, quello che finora è mancato: che ognuno faccia il proprio dovere

Gran Sasso, INFN e il Commissario straordinario

In tutto ciò, alla vigilia della discussione in Senato di domani 4 giugno dell’emendamento sul Commissario straordinario, INFN dichiara:

«La discussione rappresenta un passo importante verso la soluzione definitiva per la sicurezza del Sistema Gran Sasso. Il Sistema Gran Sasso rappresenta una risorsa inestimabile che va preservata in tutte le sue parti: l’acquifero e la rete acquedottistica che serve il nostro territorio, un’infrastruttura stradale di collegamento strategico per l’Italia e i nostri laboratori che rappresentano un’eccellenza scientifica a livello internazionale, capaci di attrarre risorse economiche e persone da tutto il mondo. Come INFN, quindi, abbiamo auspicato e sosteniamo pienamente un intervento governativo come via maestra per affrontare efficacemente la questione. Essa richiede, infatti, un coordinamento per l’armonizzazione degli interventi da fare, e il reperimento delle risorse necessarie alla loro realizzazione, chiaramente ingenti per la complessità del Sistema, che devono essere entrambi attuati a livello nazionale.»

«In particolare, riteniamo che l’individuazione di un Commissario straordinario, con ampi poteri e risorse adeguate che prenda in carico il progetto nel suo complesso con il supporto di una struttura solida e partecipata, e una Cabina di coordinamento presieduta dalla Regione Abruzzo, con il coinvolgimento delle Istituzioni territoriali e nazionali, a garanzia di tutte le competenze tecniche e amministrative necessarie e a garanzia della partecipazione attiva delle parti coinvolte e del territorio, consentirà di arrivare in modo efficace e condiviso alla soluzione definitiva.» prosegue INFN.

«Dobbiamo essere consapevoli che il Sistema Gran Sasso è un unicum al mondo e come tale va preso in cura e tutelato. La sua complessità ne determina da un lato la preziosità e dall’altro la delicatezza: per la sua salvaguardia e gestione non si può prescindere da questo fatto, che richiede specificità di intervento dal punto di vista tecnico e normativo. Siamo certi che la soluzione individuata porterà alla piena e definitiva messa in sicurezza dell’intero Sistema, dimostrando che tutela dell’ambiente, infrastrutture di comunicazione e ricerca scientifica possono coesistere in sicurezza e nel rispetto reciproco: è questo l’obiettivo, realizzabile con impegno e collaborazione, che deve essere perseguito e difeso da tutti come un valore e un bene comune.»

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