Sisma Alto Aterno e Amatrice, viaggio nei territori dimenticati

Un viaggio, amaro, ad Amatrice e nei territori dell'alto Aterno colpiti dal sisma di quasi 3 anni fa. Il racconto di Nando Giammarini

Un viaggio, amaro, nei territori del sisma che ha colpito l’alto Aterno quasi 3 anni fa. Il racconto di Nando Giammarini

Era una giornata piovosa lo scorso lunedì di questo fine maggio anomalo.

Armato dalla voglia di fare il punto sulla situazione dei tanti territori dell’amatriciano – sconvolti dal terremoto che ha scosso e minato il collante umano che tiene insieme intere Comunità – parto da Cabbia di Montereale alla volta di Amatrice.

Parliamo di un territorio di 174 Km quadrati articolato in 69 frazioni dove ognuno ha una sua storia di terrore e di paura da raccontare.

Percorro la SP 105 Monte Cabbia, piena di buche, fino ad incrociare la Sr 471 di Leonessa. Qui incontro il primo Comune terremotato dell’alta Valle del Velino, venendo dall’Alto Aterno, noto in tutto lo stivale per il grandioso festival del canto a braccio, guidato da una Sindaca, Maria Antonietta de Gasperi, donna dal volto limpido e le mani pulite che ogni Comunità vorrebbe avere come primo cittadino. All’inizio del paese l’insegna della RSA S. Raffaele, una struttura moderna ed efficiente, fiore all’occhiello immersa nella suggestiva Valle del Velino.

Più avanti il villaggio SAE ( Soluzioni Abitative Emergenziali ) rese necessarie a fronte di 250 case con diverso grado di inagibilità. Lo stesso è ubicato nei pressi del centro abitato per agevolare le persone anziane residenti a raggiungere delle strutture socio-assistenziali e degli esercizi commerciali.

Procedendo verso la fine del paese, la vita delle persone rimastes corre in una anomala tranquillità. Tra bar aperti e operai al lavoro.

Prendo la SS 4, a Posta verso Ascoli,per raggiungere Amatrice; lungo la strada si susseguono paesi e Frazioni tutti interessati dai recenti,disastrosi eventi.

Una calma surreale regna nella valle un dì piena di vita, voci, colori. Luoghi vivi e vissutio, ora posti dominati da un’assurda solitudine che non da pace.

Di tanto in tanto intravedo mandrie di cavallie  mucche ferme, impalate, sotto la pioggia: sembra che anche loro percepiscano l’amaro destino dellap ropria terra.

Un sentimento di tristezza infinita che stride con i prati fioriti, gli alberi di un verde novello, qualche manifesto elettorale e vari cartelloni che mettono in evidenza le sagre e gli appuntamenti musicali che daranno vita all’estate ormai vicina.

Salgo ad Amatrice e le lacrime mi rigano il volto.

Lo storico corso – in cui ero arrivato tante volte per lavoro e per eventi culturali, come la presentazione del libro “Il Canto della Natura” di Blandino Cesarei – è chiuso da paratie di lamiera e sembrava bombardato.

Da queste parti il terremoto è stato peggio della guerra.

Ha distrutto case e disgregato intere Comunità. Arrivo al liceo scientifico completamente smembrato con tante lesioni sui muri rimasti, poi diverse Frazioni quasi disabitate.

Un salto per un caffè all’area food ed ai due centri commerciali in cui circolava pochissima gente.

Riscendendo passo davanti al Grifoni, lo storico ospedale di Amatrice, e presidio sanitario del territorio di primaria importanza, interessato da tanta attenzione prima del terremoto poiché voleva essere riconvertito a casa della salute ed attualmente oggetto di un contenzioso sulla localizzazione del sito dove deve essere ricostruito.

Raggiungo Illica, Fonte del Campo, Crisciano – ove per tante volte fino agli anni 90 avevo prestato servizio elettorale in qualità di presidente di seggio – e non lo riconosco.

Completamente raso al suolo, lì vicino delle SAE da cui, minimo segno di vita e di speranza, traspare una luce fioca.

Qui incontro un ragazzo che, tra rassegnazione ed amarezza con gli occhi lucidi, mi dice di non voler andar via, che lui è nato ad Amatrice e Crisciano non lo lascerebbe mai.

Qui, continua ancora il giovane, se non si abbattono burocrazia e clientelismo è la fine. Tra dieci anni non ci sarà più anima viva. ”

Ci racconta, inoltre, di una vita di fatiche, sacrifici, sudori e sogni spazzati via in un baleno.

E’ mai possibile che a tre anni dal disastroso evento tutto versi in questa terribile situazione di disperazione ed abbandono?

Si sono fatte solo delle passerelle politico- mediatiche senza produrre alcunché. Come la recente del premier Conte che si è recato a Borbona e Montereale limitandosi a generiche promesse. Auguriamoci non siano le… solite promesse di Pulcinella.