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Carabinieri Forestali: operative le prime unità cinofile antibracconaggio

Carabinieri Forestali Abruzzo e Molise, sono operative le prime unità cinofile antibracconaggio. I cani hanno imparato ad individuare, con il loro fiuto, armi e munizioni.

Progressi nella lotta al bracconaggio per i Carabinieri Forestali, con le prime unità cinofile operative.

India, Kenia e Africa, pastori belga malinois, si sono diplomati, con i loro rispettivi conduttori cinofili, presso la – Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio (SAFA), nata nel 2018 dalla collaborazione tra Legambiente e Arma dei Carabinieri – dopo un anno di corso tenuto da cinque docenti di esperienza internazionale, tra lezioni ed esercitazioni pratiche volte a contrastare in maniera innovativa il fenomeno del bracconaggio.

I cani, già impegnati nella ricerca di bocconi avvelenati, hanno ora imparato ad individuare con il loro fiuto armi e munizioni, ovvero altri strumenti usati dai bracconieri per commettere reati contro la fauna.

Questi cani hanno infatti acquisito nuove tecniche di segnalazione dell’odore fiutato come quella del congelamento: il cane si blocca con il muso rivolto verso il veleno o le armi, mantenendo il focus sull’oggetto trovato.

«Con queste unità cinofile – come dichiarato dal Gen. C.A. Angelo Agovino, Comandante del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri – abbiamo fatto un salto di qualità nella lotta al bracconaggio. La SAFA rappresenta la capacità di fare progetti e quindi la capacità di collaborare tra istituzioni e altri enti e, inoltre, è il frutto di una grande evoluzione culturale: l’animale era definito cosa di nessuno, oggi l’animale è un bene riconosciuto dalla collettività e di sua proprietà che quindi avverte il bisogno di proteggerlo».

Carabinieri Forestali, per la nuova formazione delle unità cinofile necessario l’impegno di esperti e nuove leve

Questa nuova formazione delle unità cinofile ha visto impegnati sia personale con qualifica di conduttore già precedentemente formato per l’attività di ricerca di esche avvelenate sia militari di più recente formazione. È il caso di ricordare il Brigadiere Capo Alessandra Mango, attualmente in forza al Reparto Carabinieri Parco Nazionale Gran Sasso e Molti della Laga, che nel 2010 è stata la prima conduttrice in Italia a lavorare, per l’allora Corpo Forestale dello Stato, con i cani antiveleno, effettuando in questi anni più di 300 ispezioni urgenti volte a contrastare effettivi casi di avvelenamento di fauna.

Ai cani che lavorano da ormai tanto tempo si sono aggiunti Africa, India e Kenia, quest’ultimo con il conduttore Appuntato Andrea Corsi, anch’esso effettivo al Reparto di Assergi, che oltre ad essere in grado di ricercare esche e bocconi avvelenati, sono in grado di fiutare anche armi e munizioni.

Infine va ricordata Africa che lavora con il suo conduttore, Appuntato Andrea Lamarucciola, in forza alla Stazione Carabinieri Forestale Frosolone (IS) dal 2016 e che durante una recente ispezione, dopo aver rinvenuto quattro esche in zona, si è fermata in prossimità di alcuni rovi e ha abbaiato insistentemente. È stata così trovato un cucciolo di cane che si era nascosto dopo aver ingerito un’esca avvelenata e che iniziava a presentare i primi sintomi di avvelenamento e che oggi è salvo grazie al fiuto di Africa.

Storie queste che ci ricordano l’importanza del lavoro svolto da queste unità cinofile a tutela degli animali, in un contesto che vede sempre di più questi ultimi vittime di reati spesso commessi in maniera efferata.

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