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L’Aquila, jihadisti che ridevano per il terremoto: “Allah è grande, tante chiese distrutte”

L'esultanza degli jihadisti per il crollo delle chiese a L'Aquila, tra le altre motivazioni, costa il ricorso in Cassazione a un tunisino che chiedeva un risarcimento per ingiusta detenzione.

La Cassazione respinge il ricorso di un tunisino arrestato nel 2013 nell’operazione “Masrah” contro cellula di jihadisti. Nelle intercettazioni gioiva per il terremoto dell’Aquila.

Erano in “buona compagnia” gli imprenditori che “ridevano” all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009, pregustando gli “affari” della ricostruzione. A ridere, come scrive Il Centro, erano anche i componenti di una cellula di presunti jihadisti arrestata nel 2013 ad Andria, nell’ambito dell’operazione dei Ros “Masrah”.  In primo grado e in Appello la condanna per associazione con finalità di terrorismo internazionale, mentre la Cassazione ha respinto il ricorso di uno dei tunisini coinvolti che chiedeva risarcimento per ingiusta detenzione, dopo che la Corte Suprema aveva sentenziato che, al di là della propaganda, non aveva compiuto atti terroristici.

In sede processuale erano emerse agghiaccianti intercettazioni di cui naturalmente la Cassazione ha tenuto conto nel respingere il ricorso del tunisino: “Dio è grande e tante chiese sono state distrutte”. E ancora: “Hai visto, Dio che è grande cosa gli ha riservato?”.

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