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Gestione sanitaria delle maxiemergenze, ecco cosa ha insegnato il terremoto dell’Aquila

"Dal sisma aquilano abbiamo imparato la necessità della calma": procedure e modelli per la gestione delle maxiemergenze affinati dopo il sisma dell'Aquila al centro di un convegno il 6 aprile

L’Aquila – Ha tanto da insegnare il terremoto di L’Aquila: dopo quel sisma terrificante di dieci anni fa, la gestione sanitaria delle maxiemergenze ha una procedura precisa, divenuta un modello.

E anche questo rientra tra le cose fatte dopo il dramma, troppo spesso messo in ombra tra le tante cose ancora da fare, e per le quali il sindacato intende continuare a fare la sua parte, in particolare sul tema della prevenzione.

È quanto emerso ieri a L’Aquila, nel corso della giornata di formazione “Nuove teorie ed esperienze mediche nella gestione sanitaria della maxiemergenza”, promossa da Uil Fpl (federazione poteri locali) di L’Aquila.

A fare da padrone di casa, Antonio Ginnetti, segretario Uil Fpl L’Aquila, che ha spiegato il senso dell’iniziativa:

“Abbiamo messo insieme politica, sindacato e addetti ai lavori per analizzare l’esperienza maturata a L’Aquila e come è evoluta la risposta sanitaria dopo le emergenze. Per noi è decisivo rilanciare il tema della prevenzione, ancora troppo trascurata, ma prevenire costa meno che gestire la ricostruzione. Con l’investimento in prevenzione si mette in sicurezza il cittadino, si crea lavoro e si rilancia anche l’economia”.

Dopo la performance dell’attrice Franca Di Cicco, che ha interpretato il brano “Tormento”, è intervenuto Pierluigi Biondi, sindaco di L’Aquila:

“Bisogna evitare di fare come un medico che ogni mattina deve reinventarsi una cura per una malattia già ampiamente studiata. Perché dopo tante tragedie continua a mancare una legge organica? Le esperienze per diventare modelli devono camminare sulle gambe delle persone. E purtroppo manca il personale negli enti pubblici per farle camminare”.

Gli ha fatto eco Guido Liris, assessore regionale alle Aree interne:

“Diciamo no al pianto sterile. C’è stato chi è andato via e chi invece è rimasto, e lo ha fatto per convincere le prossime generazioni che la vita non solo è possibile ma è ripartita da tempo. Abbiamo imparato tanto: sul nostro territorio si sono formati ingegneri, geometri, architetti, periti. Dunque, è doveroso parlare di opportunità: ciò che abbiamo costruito e imparato, renderlo un patrimonio nazionale”.

Per Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo, è importante chiedersi “come creare le condizioni affinché l’emorragia di persone si blocchi. Come sindacato, abbiamo voluto dare il nostro contributo per rilanciare il lavoro, e i fondi raccolti insieme a Cgil, Cisl e Confindustria li abbiamo indirizzati a questo scopo”. Sulla stessa linea di Lombardo anche Bartolomeo Perna (Uil Fpl nazionale), Luigi Di Donato (Feneal Uil L’Aquila), Pino De Angelis (Uil Fpl regionale) e Antonio Foccillo, segretario nazionale Uil, che ha spiegato:

“L’Aquila è stata l’emblema di una tragedia immane, ma non l’ultima. Purtroppo è mancata la politica. E oggi manca una progettualità. Manca un disegno strategico per evitare in futuro queste tragedie. Aver continuamente bloccato nuovo personale nell’amministrazione pubblica a fronte delle cose da fare è stato e continua ad essere un errore, ancora più a rischio con l’autonomia. Si taglia la spesa e non si combatte l’evasione fiscale. Dobbiamo ragionare su che modello di stato per evitare che la vittoria degli egoisti sulla povertà di tanti”.

Emiliano Petrucci, anestesista e rianimatore dell’ospedale di L’Aquila, riassume così i contenuti scientifici della giornata, affrontati da numerosi medici, anestesisti e infermieri insieme a circa cinquanta operatori sanitari.

“Dal sisma aquilano abbiamo imparato la necessità della calma e, giorno dopo giorno, abbiamo strutturato protocolli a partire dall’esperienza maturata. Innanzitutto, bisogna fare i conti con le risorse a disposizione, indirizzandole alla salvaguardia del maggior numero di vite umane. Bisogna poi saper programmare l’emergenza ed essere pronti a stravolgere il funzionamento normale di un ospedale. Ma a monte di tutto sta la prevenzione che significa saper affrontare la situazione, saper fare ciò che è richiesto dai feriti che si ha di fronte e non creare ulteriori problematiche, non mettersi in pericolo da sé. Ora c’è un modello di gestione che nasce della maxiemergenza e delle catastrofi che possiamo riassumere così: innanzitutto l’intervento nella zona rossa, con l’evacuazione veloce dei feriti, poi l’ospedalizzazione e infine la centralizzazione della procedura in un percorso efficace, sicuro ed efficiente per la vittima e gli operatori stessi”.

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