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Terremoto L’Aquila, A mani nude per tredici ore

Questa poesia di Valter Marcone è la storia di un padre che scava a mani nude, per tredici ore, tra le macerie di una palazzina collassata il 6 aprile su via XX Settembre. Il testo.

A mani nude per tredici ore.

«Questa poesia è la storia di un padre che scava a mani nude per tredici ore tra le macerie di una palazzina collassata il 6 aprile su via XX settembre a fianco del palazzo Anas e di cui si vedeva solo il tetto appoggiato ormai alla strada, alla ricerca della figlia.» racconta il poeta e scrittore Valter Marcone.

Per tredici ore a mani nude fino a che l’ha estratta morta e l’ha seguita fino all’hangar della sede della Scuola della Guardia di finanza per riconoscerla.

«Qui ha trovato lo psicologo Sandro Sirolli che non ha potuto far altro che dirgli di bere un sorso d’acqua per togliersi la polvere e i sassi dalla bocca, perché era completamente ricoperto di polvere.»

«Pulita la bocca quel padre, dopo aver scavato per tredici ore, non aveva parole, non aveva più parole.»

«Quelle stupide parole che abbiamo dette colpevolmente negli ultimi dieci anni mentre ancora quel padre (come tanti altri) ha continuato a scavare.»

 

A mani nude

Ho scavato con le mani
per tredici ore,
solo dopo che ti ho trovata
mi sono seduto in silenzio
accanto a te
con il cuore alle labbra
e senza parole.
Poi stupidamente
non sono riuscito
a trovare ancora nessun’altra
parola:
fu facile gioco
mutar in nulla lo spazio
e ora a quel vuoto
ho legato
tutta l’ansia
di ottenere la vita
quella che sola
deve essere contenuta
anche dentro i solchi
quelli della terra nera
buia come la nostra
lunga notte
da superstiti.

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