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Terremoti e tragedie tra memoria e giustizia, la proposta di legge foto

Incontro all'auditorium Renzo Piano. Il Capoluogo ha intervistato Marco Piagentini, presidente dell' associazione Il Mondo Che Vorrei, che riunisce i parenti delle vittime del disastro ferroviario avvenuto a Viareggio nel 2009.

Memoria e giustizia, la proposta di legge

Presso l’Auditorium di Renzo Piano i membri del Comitato Nazionale Noi Non Dimentichiamo ha portato all’attenzione della cittadinanza le problematiche comuni a tragedie apparentemente diverse come il terremoto di S Giuliano, L’Aquila ed Amatrice, l’elevatissima incidenza di malattie mortali registrata a Taranto a causa degli scarichi dell’acciaieria ILVA, il disastro ferroviario di Viareggio ed il crollo del ponte Morandi.

Eventi luttuosi che hanno un denominatore comune: la mancanza di responsabili.

Si è parlato delle lungaggini giudiziarie, del sistematico ricorso alla prescrizione ed alla mancanza di adeguati risarcimenti ai familiari delle vittime, che spesso devono sostenere spese processuali molto alte. Insieme ai rappresentanti dei familiari delle vittime sono intervenuti il magistrato Claudio Di Ruzza, l’ex vicepresidente del CSM Giovanni Legnini e gli avvocati Simona Giannangeli e Vania Della Vigna. In riferimento a queste delicatissime problematiche IlCapoluogo. it ha accolto le considerazioni di Marco Piagentini, presidente dell’ associazione Il Mondo Che Vorrei che riunisce i parenti delle vittime del disastro ferroviario avvenuto a Viareggio il 29 giugno del 2009.

Signor Piagentini, da quante persone è composto il Comitato Noi Non Dimentichiamo?

Si tratta di un comitato che racchiude i parenti delle vittime di tutte le tragedia avvenute in Italia dal Vajont fino al ponte Morandi.

Dovete essere in tanti

Lo siamo e facciamo di tutto affinché il nostro numero non aumenti.

In che modo?

Cerchiamo di portare le problematiche connesse alle nostre esperienze all’attenzione delle autorità e cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica su quanti danni facciano l’incuria, l’avidità ed il pressappochismo. Tragedie come il terremoto dell’Aquila ed il disastro di Viareggio hanno in comune cause, come la cattiva amministrazione, e mancate conseguenze in termini di mancanza di giustizia.

Si è parlato della lentezza della giustizia e degli alti costi che le famiglie devono affrontare in termini di spese legali, in breve un calvario.

Si, le nostre famiglie non hanno dovuto sopportare solo la perdita di un proprio congiunto ma si sono ritrovate a dover sostenere spese molto elevate per mantenere in piedi processi lunghissimi. Nel nostro caso abbiamo dovuto spendere più di centomila euro per poterci avvalere di consulenza che in sede processuale si sono rivelate determinanti.

Il ricorso alla prescrizione spesso vanifica gli sforzi

Il punto è che i processi possono andare in prescrizione, il dolore no. Con il dottor Di Ruzza abbiamo redatto un documento in cui chiediamo che venga impedito il ricorso alla prescrizione in processi dove si discute di omicidio colposo circa eventi disastrosi come quello di Viareggio, dell’Aquila o di S Giuliano di Puglia. Abbiamo portato questa proposta all’attenzione del ministro di grazia e giustizia, l’onorevole Bonafede, ed il prossimo 29 giugno, a Viareggio, il ministro ci porterà la sua risposta.

Immagino che il documento non parli solo di prescrizione

La nostra proposta tocca quattro punti che riteniamo fondamentali: la prevenzione, la durata dei processi, il sostegno economico a chi non può permettersi di sostenere processi dalla lunghezza estenuante ed ovviamente la prescrizione.

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