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Buonanotte, bella, fai sogni d’oro, ché ne hai bisogno

Lettera aperta a L'Aquila, la bella, dopo 10 anni da quella notte. Nel giorno del suo compleanno il giornalista Giovanni Baiocchetti rievoca la sua personale esperienza del sisma.

Buonanotte, bella. Fai sogni d’oro, ché ne hai bisogno.

 
Ti ricordi che freddo, a quest’ora, dieci anni fa?

La polvere di una vita distrutta, in gola. L’odore del gas.

Che cosa è successo? Perché mi hai svegliato mentre dormivo, dovevo alzarmi presto per andare a scuola. Cavolo, i calcinacci proprio sullo zaino pronto per domani. Oh no, tutti i libri per terra impegnati di alcol delle bottiglie in frantumi. Ok, esco.

Ho creduto che fossi più forte tu, invece sono fuori.

Ecco Anna, ecco Domenico. Bum, un’altra volta. Ma che hai? Adesso mi fai arrabbiare, stavo dormendo così bene. Ok, andiamo via. Mi dicono che non ci sono più le case, ma non riesco a vedere bene ché con la fretta ho dimenticato gli occhiali dentro.

Ma cosa ci fa un film a casa nostra? Stavamo così bene… Bum, ancora?

Ecco Elvezia, ecco Gianluca. Non riesco a parlare da tanta secchezza ho un gola. C’è una nuvola sopra la città.

Ecco l’acqua, grazie, davvero.

Ah grazie, che cavolo di compleanno.

Cosa, sono crollati i palazzi? Aspetta. Aspetta. Che ore sono? Io devo andare a scuola. Comincia anche a venirmi fame. Ok, hai ragione, probabilmente la scuola sarà chiusa. Nonna, ascolta: facciamo passare qualche giorno, poi a Pasqua andiamo comunque da te, ok? Vedremo di trovare un modo. Le televisioni? Cosa vogliono? Ascolta, non preoccuparti. Per me sei bella anche col vestito peggiore. Come? Sono morti? Come, è morta? Dai, basta, dev’essere solo un brutto sogno.

Basta, cazzo. Silenzio.

Le luci dell’alba, beffarde, scaldano l’aria. Gli alberi in fiore. Gli uccelli sorvolano una vita che non c’è più. Non ci posso credere. Dobbiamo andare via? Ok, non so che dire. Se solo non fosse stato per quei 23 secondi. Non si può tornare indietro? Cosa sono 23 secondi? Non sono niente; sono tutto. Stavamo così bene fino a ieri. No, non si può tornare indietro. No, lo zaino è ancora lì, pronto per l’indomani. No, non faremo mai più Pasqua a casa di nonna. No, non abbiamo imparato. Ogni volta siamo impreparati. Ogni volta è come se fosse la prima volta. Silenzio.

Sei sempre bella, sai? Lo dicono tutti.

Sei bella anche così, in bilico tra passato e futuro. Io ora sono via, non sai quanto mi spaccia non essere da te stasera. Ma tornerò presto, te lo prometto. Tu, intanto, fai sogni d’oro.

Tuo,
Giovanni

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