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L’Aquila, storie di mamme: quando il non-lavoro fa sentire sbagliate

Vorrei ma non posso, perché non trovo. Dillo al Capoluogo raccoglie i racconti di donne e mamme alla disperata ricerca di un posto di lavoro.

L’Aquila – Giovani donne, mamme e in difficoltà nel trovare lavoro.

A Dillo al Capoluogo lo spazio per numerose segnalazioni in rosa, di chi vuole ma non può lavorare.

«Mi chiamo Monica, ho 48 anni e sono mamma single di un meraviglioso bambino di 10 anni. Sono aquilana da sempre, ma a differenza di molti ho avuto la fortuna di lavorare per 28 anni, interrottamente, alle dipendenze di grandi multinazionali. Ho viaggiato molto, ho vissuto lontano da qui, ma quando è nato mio figlio ho deciso di stabilirmi all’Aquila definitivamente, potendo contare sul lavoro da casa alternato ai viaggi all’estero».

Anni di esperienza alle spalle, quindi, di spostamenti continui, sempre per motivi professionali. Poi la necessità di una stabilità e un bambino a cui dare, allo stesso tempo, stabili punti di riferimento. «A livello professionale credo di avere acquisito competenze enormi e conoscenze che, nel tempo, mi hanno permesso di ricoprire ruoli prestigiosi. Purtroppo il 3 di gennaio ho subito un licenziamento illegittimo (per il quale sto facendo ricorso) ma, da quella data, nonostante le decine di CV inviati, non ho trovato nemmeno uno straccio di lavoro».

Parole amare di chi cerca ma non trova un impiego, tra le esigenze e le necessità quotidiane da un lato e buona volontà e capacità da offrire dall’altro. «È possibile che nonostante l’esperienza, le conoscenze, la formazione, l’ottimo inglese, qui in città io non trovi un impiego nemmeno in un supermercato? Eppure il mio sogno è che che mio figlio possa crescere qui, ma temo che dovrò gettare la spugna ed andare via».

Donne e mamme ma non in carriera, o almeno non più. Inutile cercare di capire i perchè di una realtà che, nel territorio, appare inconciliabile. Almeno stando alle numerosi segnalazioni all’indirizzo di “Dillo al Capoluogo”.

«Mi conforta leggere di chi, donna e mamma, come me, non trova lavoro. Strano vero?», si domanda una nostra lettrice. «Sì, mi conforta sentire che non c’è niente di sbagliato in me, quella che scrive mail a tutte le aziende, a tutti i supermercati, quella che risponde a tutti gli annunci su tutti i siti possibili e impossibili, comprese le innumerevoli iscrizioni alle agenzie internazionali. Ma a cosa serve tutto questo?». In una società che fa fatica a garantire una delle più alte forme di dignità umana, quale quella lavorativa, la voce di chi denuncia è quasi più alta e graffiante di chi, ormai quasi rassegnato, cancella l’ennesima opzione tentata nel casellario degli annunci di lavoro.

C’è chi rinuncia ai propri sogni di far crescere il suo bambino nella propria città, chi si arrende all’ennesimmo: “Le faremo sapere”, chi, costretta dal non-lavoro, perde la fiducia in se stessa cominciando a credere di essere sbagliata.

«Ho perso il conto dei corsi fatti: quelli per i computer o anche il corso d’inglese, perché tanto è inutile dire: “Si, lo parlo”, se non hai una carta. Quindi pago, per quell’ulteriore carta che quantomeno arricchisce il curriculum, e poi spero».
Una speranza che si intreccia alle lacrime e al silenzio delle non risposte quando «vedo le mie bambine, bellissime e intelligenti, che mi guardano e mi chiedono: “Mamma, ma se tu studi tanto e controlli in continuazione il computer, perché nessuno ti vuole per un lavoro?” Sono legata mani e piedi e mi spengo ogni giorno». Intanto chi racconta di anni ne ha 39 ed è, ancora, alla disperata ricerca di un lavoro e di una risposta da dare alle sue bambine.

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Foto di mammenellarete.nostrofiglio.it

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