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Gatti in natura, chi comanda?

Torna la rubrica della giovane imprenditrice Ilaria Alexandris, proprietaria di un negozio per animali a L'Aquila e conosciuta sui social con il nome di "Le Chatelier". Oggi si parla delle colonie feline e della sterilizzazione con il supporto della Dott.ssa Serena Aquilio.

Torna la rubrica A-mici a 4 zampe de Il Capoluogo dedicata ai pelosi di casa.

A differenza di quanto accade per altri animali, nelle colonie feline (ovvero quei gruppi di due o più gatti che vivono liberi in uno stesso territorio) non ci sono capi-branco. Ci sono dei ruoli, stabiliti giorno dopo giorno, che ognuno di loro ha, il che fa sì che ci sia un’organizzazione eccellente all’interno del gruppo. Questo a dimostrazione del fatto che il gatto è un animale tutt’altro che solitario, come è solito definirlo, ma anzi, è estremamente sociale.
E’ attraverso dei rituali precisi che si stabiliscono le “regole della colonia“.
In una colonia felina si può notare una struttura di tipo matriarcale: sono infatti le femmine che gestiscono l’organizzazione delle colonie. E’ dai 7 mesi di vita che iniziano ad essere sessualmente attive (ma l’età esatta varia da gatta a gatta), il calore dura da 3 a 10 giorni, ma se in questo arco di tempo la gatta non si accoppia può rientrare nuovamente in calore tre giorni dopo la fine del precedente. Se, al contrario, si è accoppiata restando incinta, la sua gestazione durerà dai 57 ai 63 giorni. Dal momento del parto fino allo svezzamento (che avviene verso il 60esimo giorno di vita dei cuccioli), la gatta trascorrerà la maggior parte del tempo con i gattini, allattandoli, provvedendo alla loro pulizia e, quando saranno pronti, insegnando loro a cacciare, pratica necessaria per sopravvivere!
Capita raramente, nonostante l’istinto di cui Madre Natura la dota, che mamma gatta non sappia come comportarsi, abbandonando così i suoi piccoli ad un fatale destino. E’ qui che, spesso, entrano in gioco le altre femmine della colonia, integrando i gattini nella propria cucciolata e provvedendo, così, al loro sostentamento. Delle vere e proprie balie senza le quali i gattini abbandonati non avrebbero speranze!

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Tra i maschi è invece quello più abile o scaltro a ricoprire il ruolo principale. Li notiamo affrontarsi con forti miagolii, in una tipica postura tesa e con lo sguardo fisso l’uno sull’altro. E’ proprio in questa fase che uno dei due deve mostrarsi meno timoroso e più coraggioso dell’altro: se riesce nell’intento non ci sarà bisogno di arrivare alla lotta vera e propria. La lotta, infatti, è lo “stadio finale” della prova che si verifica soltanto se tra i due gatti non c’è stato modo di confrontarsi prima oppure nel confronto iniziale nessuno dei due ha deciso di “ritirarsi”. Generalmente è meglio non dividere due gatti che si stanno affrontando. In questo modo stanno determinando il loro ruolo all’interno della colonia e dividendoli non faremmo altro che condurli al passaggio successivo: la lotta, generalmente molto aggressiva e che porta a ferite anche gravi. Per ribadire la propria presenza sul territorio, il gatto si serve di marcature urinarie dall’odore pungente caratterizzate da una vibrazione della coda oppure graffiature fatte su supporti verticali come tronchi d’albero.

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I gatti maschi sterilizzati, invece, non hanno un ruolo definito all’interno della colonia, ma spesso hanno accesso a quella che potremmo definire la “sala parto” (facente parte della home range) delle femmine, cosa invece assolutamente vietata agli altri maschi del gruppo. Infatti può capitare che i gatti maschi non sterilizzati uccidano i neonati per rendere la gatta, la quale non deve più occuparsi di loro, più disponibile all’accoppiamento oppure perché non certi della paternità dei cuccioli. E’ per questo motivo che le gatte tengono lontani i maschi non sterilizzati dai loro cuccioli, detenendo la loro tutela esclusiva.

Ma all’atto pratico, cos’è che il gatto più presente nella colonia guadagna? Il controllo della parte più ampia del territorio! Sembra, perciò, che sia il territorio a determinare lo status sociale dei gruppi di felini.

Quando decidiamo di adottare un gatto dobbiamo tener conto delle sue caratteristiche etologiche e fisiologiche. Il gatto che vive in casa (maschio o femmina che sia) non ha possibilità di accoppiarsi, per questo è consigliata la sterilizzazione (o castrazione, nei maschi) da parte di un medico veterinario. Questa eliminerà il desidero sessuale del gatto senza incidere sul suo carattere, che rimarrà lo stesso. Inoltre la sterilizzazione, anche nei gatti randagi, tiene sotto controllo il fenomeno preoccupante del randagismo e previene molte malattie che possono trasmettersi proprio durante l’atto sessuale (come l’infezione per mezzo della saliva o il morso profondo), aumentando così la prospettiva di vita dei mici.

Ilaria Alexandris, consulente per la convivenza con il gatto, titolare Zero Zero Setter Pet Shop L’Aquila

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