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8 marzo, Giornata Internazionale della Donna dalle origini ai giorni nostri

La Giornata Internazionale della Donna dalle origini ai giorni nostri: una mimosa, simbolica, alle donne che danno sempre il meglio di loro stesse. L'intervento di Nando Giammarini

di Nando Giammarini

Per cultura ed educazione sono tra quelli che credono fermamente nella parità uomo – donna ed al famoso detto per cui: “Le donne vanno toccate solo con un fiore”.

Storicamente loro, fonte di vita, sono state protagoniste della Resistenza, di tante lotte per l’emancipazione e le strutture portanti del risveglio, nel ’68, di una generazione confusa ed assopita, bilanciata tra dominio ed obbedienza, ostili ad una mentalità maschilista e fortemente condizionante, nella rivendicazione della proprietà del loro corpo.

La mentalità vigente del nostro secolo, dominato da ritmi di vita frenetici e attenzione estrema alle regole dell’apparire, invece che a quelle di essere se stessi fino in fondo con il nostro bagaglio culturale ed umano, privilegia
l’arrivismo. Esso non aiuta di certo il consolidamento dei rapporti tra generazioni né favorisce quel clima di collaborazione e rispetto necessario ad intraprendere il camino comune verso la effettiva parità dei sessi.

Il rapporto uomo donna, in particolar modo nel campo lavorativo, ma più in generale nella vita di tutti i giorni, può avere risvolti indubbiamente positivi se improntato alla collaborazione e alla fiducia reciproca .

Giova ricordare il motivo, drammatico, dei primi anni del novecento, da cui nacque la giornata internazionale della donna:  il tragico evento americano nel quale persero la vita tante operaie. Un incendio scoppiato nella fabbrica dove i dirigenti le avevano chiuse per impedir loro di partecipare ad una manifestazione indetta per rivendicare i diritti di lavoratrici.

Alcuni sostengono che il misfatto si sia verificato nel 1911 . Altri nel 1908. Neanche gli storici sono concordi tra loro
nella definizione di questa data compresa tra il 1908 e 1911.

Prendendo verosimilmente per buona la data del 1911 L’UDI ( Unione Donne Italiane ), la storica organizzazione femminile intende festeggiare l’otto marzo con varie manifestazioni dal Piemonte alla Sicilia.

Lo farà soprattutto con richieste concrete per salvaguardare l’universo femminile e garantire alle nuove generazioni un futuro di reale giustizia e parità tra i sessi.

Occorre impellentemente abolire tutte quelle forme di ricatto , e sono molte nel mondo del lavoro, nei confronti delle donne che L’Italia del terzo millennio, generosa e progressista, non può e non deve assolutamente tollerare.

Puntualmente ogni anno una serie di polemiche – mimosa si…mimosa no, che non si riescono a spazzare via una volta per tutte – riesplodono in tutta la loro dannosità .

Mentre le giovani e diverse organizzazioni femminili e femministe puntano su simboli diversi che vanno da coccarde rosa a fasce con i colori della pace, alla mimosa spiegando che quei soffici fiori gialli sono un rito e servono ancora a rinnovare e mantenere ben saldo un patto tra donne costrette, purtroppo, a rapportarsi con una realtà poco confortante per il genere femminile.

In Abruzzo la ricorrenza dell’ 8 marzo viene festeggiata con mostre, spettacoli teatrali, convegni. Unico filo conduttore: promuovere una cultura del rispetto, unica via per superare la violenza di genere e stabilire, una volta per tutte, i sacrosanti canoni del vivere civile.

In essi sono insite le importanti iniziative volte a sensibilizzare tutti su quella che assume i contorni di una vera e propria piaga sociale ivi compresi i tanti casi di femminicidi che sconvolgono il Paese.

All’Aquila si terrà l’ottava edizione dello Street Health Tour della Fondazione ANIA, che sarà interamente dedicato alla salute della donna ed uno sciopero globale cui partecipano circa quindici associazioni per dire no, scrivono le organizzatrici, “al disegno di legge Pillon e allo svuotamento progressivo e velocissimo della legge per il diritto all’aborto. Diremo no allo sfruttamento, alla violenza, alle minacce, ai ricatti e alle discriminazioni che subiamo da sempre nel mondo del lavoro e a chi ci vuole solo madri, rendendo incompatibile la vita professionale con la maternità”.

In questo giorno di festa è doveroso ricordare le tante donne che dal nord al sud del Paese hanno dato il meglio di se stesse a volte fino all’estremo tributo della vita.

Penso alle donne partigiane, alle tante massacrate nei campi di concentramento, alle famose mondine che si spaccavano la schiena nelle risaie per otto ore al giorno, alle tante mamme di famiglia che in nome dei loro figli sopportano ogni angheria tra le mura domestiche. Alle mamme, figlie, compagne, mogli, amiche vittime innocenti del terremoto del 6 aprile, cui quest’anno ricorre il decennale. A queste donne, a tutte le donne del mondo che soffrono l’ingiustizia della povertà e l’assurdità della guerra ed hanno scritto, con inchiostro indelebile, interi capitoli della storia del Paese, il mio rispetto e la mia più profonda e convinta gratitudine.

A costoro dono, con il cuore, idealmente una mimosa. Buon otto marzo a tutte.

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