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Torna Il Nome della Rosa su RaiUno, l’Abruzzo fa da cornice

Torna stasera, 4 marzo, su RaiUno Il Nome della Rosa, serie tv attesissima, realizzata in 24 settimane di riprese che hanno toccato anche l'Abruzzo. Suggestivi set quelli del castello di Roccascalegna, l’eremo di Santo Spirito a Roccamorice e le Gole di Fara San Martino.

Torna stasera su RaiUno Il Nome della Rosa, serie tv attesissima, realizzata in 24 settimane di riprese che hanno toccato anche l’Abruzzo.

Una co-produzione 11 Marzo Film, Palomar con Tele Munchen Group in collaborazione con RaiFiction, in onda su Rai1 in 4 prime serate dal 4 marzo che sarà trasmessa anche negli Stati Uniti e in Canada. È stata inoltre già acquistata dalla BBC nel Regno Unito, dall’OCS in Francia, da Sky in Germania, da SBS in Australia e dall’NRK in Norvegia, tra gli altri.

Tra i luoghi scelti per girare la serie, protagonista l’Abruzzo: suggestivi set quelli del castello di Roccascalegna, l’eremo di Santo Spirito a Roccamorice e le Gole di Fara San Martino.

Si tratta di un ritorno, poiché anche nel film del 1986, diretto da Jean- Jacques Annaud e magistralmente interpretato da Sean Connery, l’opera di Umberto Eco veniva ambientata per alcune scene, quelle che portavano al castello, nel comune aquilano di Calascio: per alcune riprese esterne fu privilegiato infatti il sentiero che porta al castello imponente e suggestivo di Rocca Calascio.

 

La trama

Una tempesta fragorosa di appresta a esplodere quando Guglielmo da Baskerville varca la soglia del monastero della discordia, quello che di lì a poco ospiterà un congresso in cui i francescani e i delegati della curia avignonese discuteranno di ricchezze e privilegi, di interpretazioni e povertà. A impersonarlo, dopo la prova recitativa di Sean Connery del 1986, è John Turturro.

Un protagonista meno investigatore e più intellettuale illuminato, dotato di grande humour che ne fa un personaggio unico e dissacrante, nella nuova serie evento ‘Il nome della rosa’, quattro puntate dirette da Giacomo Battiato, adattamento televisivo del romanzo pubblicato nel 1980 da Umberto Eco, edito da Bompiani.

Il soggetto di serie è di Andrea Porporati che firma anche la sceneggiatura con Turturro, Battiato e Nigel Williams. Una scenografia accuratissima, insieme a un maxi cast internazionale che va da Rupert Everett (Bernardo Gui) e dall giovane attore tedesco Damien Hardung (il novizio Adso da Melk) a Greta Scarano nel doppio ruolo (Margherita compagna di Dolico e Anna la figlia salvata grazie all’intervento di Remigio da Varagine), da Piotr Adamczyk (Severino) ad Alessio Boni (Dolcino), Fabrizio Bentivoglio (il monaco converso dal passato segreto) e Roberto Herlitzka.

John Turturro è Guglielmo da Baskerville

Per Turturro lavorare a questo progetto è stato un privilegio. Il nome della rosa “è un libro fantastico ed assolutamente attuale”, anche se l’attore ha confessato di averlo letto solo dopo essere stato contattato per interpretare il ruolo di Guglielmo. Per il regista “l’impresa non è stata delle più semplici. Il nome della rosa non è un romanzo, ma è un grande libro. C’è tutto, c’è la storia, la filosofia, si parla di amore, del ruolo della donna, di terrorismo e di conoscenza. Il problema era trasformare tutto questo non in una lezione, ma in azione, in immagini. Siamo stati fedelissimi alla descrizione presente nel libro e ai disegni di Umberto Eco nella ricostruzione degli ambienti, ci siamo presi qualche libertà per l’abbazia dove si svolge la vicenda principale, ovvero l’indagine di Guglielmo di Baskeville sugli omicidi seriali dei monaci, perché l’abbiamo resa meno aspra, attingendo a un gotico non primitivo, ricco e maturo”.

Alla presentazione a Viale Mazzini un parterre con tutti i vertici Rai, dall’amministratore delegato Fabrizio Salini al presidente Marcello Foa ai direttori di Rai1 Teresa De Santis e di Rai Fiction Eleonora Andreatta. Nord-Italia, anno 1327.

Il frate Guglielmo da Baskerville raggiunge un’isolata abbazia benedettina sulle Alpi. Lo attende una disputa importante: dovrà rappresentare l’Ordine francescano, sostenuto da Ludovico di Baviera, futuro imperatore del Sacro Romano Impero e minacciato dal potere temporale del papa francese Giovanni XXII.

 

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