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Locali commerciali a Centi Colella, no delle associazioni

L'Aquila Centro Storico, Italia Nostra, Archeoclub, Slow Food, Zero Rifiuti, Pro Natura e Fr.Azioni Fra.Intese contrari ai locali commerciali a Centi Colella.

Dall’associazione L’Aquila Centro Storico a Italia Nostra, coro di no ai locali commerciali a Centi Colella.

A seguito dell’approvazione della delibera di Giunta per il cambio di destinazione d’uso di un terreno in località Centi Colella, che prevede la costruzione di locali commerciali al posto di uffici, non mancano pareri contrari, a partire da quello dell’associazione L’Aquila Centro Storico che esprime il suo dissenso sottolineando: «Tale scelta, per ironia della sorte apparsa sulla stampa il giorno successivo alla sconsolata denuncia da parte di due artigiani delle difficoltà incontrate dal commercio nel centro della città e della conseguente decisione di chiudere la loro attività dopo solo un anno e mezzo dalla riapertura in piazza Palazzo, non può che spingere la popolazione ad allontanarsi ulteriormente dal centro storico, non considerato una priorità dall’attuale amministrazione, che dal suo insediamento non ha ancora fornito risposte concrete (fatta eccezione per l’organizzazione di eventi sporadici) su alcuni dei temi più volte sollevati dall’Associazione: piano parcheggi, rientro degli uffici pubblici e del mercato di Piazza Duomo in centro. Una delibera che contraddice anche gli scopi del Bando Fare Centro, che ha portato molti commercianti e professionisti ad investire sulla rinascita del centro storico, ma che devono scontrarsi con la mancanza di progettualità e, a questo punto, di interesse nei confronti del centro cittadino da parte della classe dirigente. Come Associazione rappresentante un gruppo vasto ed eterogeneo di residenti, commercianti e professionisti del centro storico, riteniamo che l’amministrazione comunale dovrebbe focalizzare le proprie energie sui veri problemi della città, non sulle aperture di nuovi centri commerciali; chiediamo quindi un incontro con i capigruppo di tutti i partiti presenti in consiglio comunale, per conoscere l’idea di Città dei politici che rappresentano i cittadini aquilani».

Contrarie anche le sezioni di Italia Nostra, Archeoclub, Slow Food, Zero Rifiuti, Pro Natura e Fr.Azioni Fra.Intese che chiedono all’amministrazione «di promuovere un percorso partecipativo sull’argomento, nelle sedi opportune per discutere l’argomento oggetto di delibera, ovvero la realizzazione di un nuovo centro commerciale. Il nostro punto di vista è nettamente contrario alla variante, sia come atto in sé che come contenuto. La variante è la manifestazione più chiara e comprensibile dello stato di salute di un piano regolatore: quando esso cessa di essere funzionale, efficiente e aggiornato, inizia la sua obsolescenza fisiologica e quindi si inizia con le varianti. Tale condizione, per uno strumento amministrativo così importante per una città in ricostruzione, porta con sé una grande quantità di problemi, primo fra tutti il degrado del paesaggio e della forma urbana: le varianti appunto peggiorano, non migliorano il piano, perché sono deroghe ad un atto amministrativo. Chiediamo in prima istanza di sospendere tale delibera: prima di tutto per rispetto della delibera 38/2017 in cui viene prevista la concertazione pubblica sulle questioni attinenti la pianificazione; e poi per i seguenti motivi: 1. la variante non è conforme al Testo Unico Regionale in Materia Commerciale, pertanto chiediamo apposito approfondimento in commissione consiliare; 2. come è possibile che si proceda per varianti ad un PRG obsoleto e inefficace, avendo a disposizione un PRG preliminare al quale mancano pochi passaggi per essere approvato? Che si discuta di questo con i cittadini e si ritiri la delibera 59/2019; 3. fra le motivazioni addotte dai tecnici della committenza e dai tecnici comunali, si legge che il centro commerciale sarà utile all’economia di vicinato: è esattamente l’opposto. Tale affermazione appare una chiara forzatura di parte, poiché l’economia di vicinato privilegia le attività commerciali integrate nel tessuto socio-economico ed urbano, del centro storico e delle frazioni, consentendo ai cittadini di percorre brevi distanze, su strade sicure: non sulla strada statale 17. La SS17, come la SS80, sono arterie al collasso, perennemente intasate, con un piano urbano di mobilità sostenibile in corso di redazione; 4. e allora a quale logica risponde questa variante? Il PRG vigente è obsoleto, quello nuovo dimenticato, il PUMS in corso di redazione, le attività commerciali del centro storico e delle frazioni in forte sofferenza; 5. e allora a chi giova l’ennesimo consumo di suolo, per realizzare l’ennesimo centro commerciale in un’area a vocazione urbanistica totalmente diversa e prossima ad area di interesse archeologico e parco fluviale? Di fronte a questa vecchia modalità di gestione del territorio, la pianificazione urbana per la nostra città, richiede una svolta decisa e innovativa a salvaguardia e rigenerazione del paesaggio: un nuovo PRG a «volume zero» che ponga un limite deciso ad altro consumo di suolo; se non anche una riduzione del costruito commerciale inutilizzato: una via virtuosa già intrapresa da molti Comuni nel nostro Paese. Parallelamente, considerata la dispersione commerciale e demografica causata dalle delocalizzazioni emergenziali post-sisma, è necessario riportare l’equilibrio verso le polarità forti rappresentate dal centro storico cittadino e dai borghi delle frazioni. A tutte queste considerazioni chiediamo di rispondere tanto all’amministrazione che alle associazioni, agli esercenti e ai cittadini, invitando tutti a raccogliere il nostro appello per ritirare la delibera».

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