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Stop al cantiere di San Marco, rischio crolli e operai a casa

Agli operai dallo scorso 28 gennaio è stato fatto divieto di accedere alla chiesa. Intanto la situazione della chiesa peggiora sempre più, anche a causa dei danni provocati dai sismi successivi al 2009

Stop al cantiere per la ricostruzione della Chiesa di San Marco: ci sarebbe il rischio di crolli nell’edificio sacro e agli operai, dallo scorso 28 gennaio, è stato fatto divieto di accedere alla chiesa.

Eppure, non è stata emanata alcuna ordinanza “di divieto d’accesso per le strade limitrofe, e né le attività commerciali nè il call center della zona sono stati informati”

A fare una “richiesta di trasparenza”, sollevando questi legittimi dubbi, è un gruppo di operai che ha contattato la redazione de Il Capoluogo per rendere nota una situazione che, a distanza di un mese, sta creando loro notevoli problemi.

“Sono uno dei tanti operai qualificati che prestano la propria competenza nei cantieri della ricostruzione del centro storico aquilano. Sono uno dei tanti che purtroppo dal 28 gennaio non può svolgere il lavoro che era stato chiamato a fare perché sono uno di quelli che lavora nei cantieri che si trovano in prossimità della Chiesa di San Marco.

Il 28 gennaio scorso infatti è stata emanata una comunicazione dal Comune che ci vieta di accedere ai cantieri a causa di un paventato rischio crollo a causa di dissesti strutturali afferenti la Chiesa di San Marco”

Un mese senza poter lavorare e nessuna novità all’orizzonte per gli operai: “trascorrono inesorabili i giorni, giorni in cui ognuno di noi perde stipendi, giorni lavorativi e accumula ritardi nella riconsegna degli edifici in ristrutturazione”.

Ecco perché vorrei dal Comune o dall’Ente Parrocchiale chiarimenti sul potenziale pericolo rappresentato dalla chiesa di San Marco, inagibile e pericolante e su eventuali misure che intendono adottare, per garantire la sicurezza dei cittadini.

Vorrei anche che qualcuno mi spiegasse come mai solo a noi operai è stato interdetto l’ingresso e il transito, mentre le strade di accesso non sono state interdette al traffico e le attività commerciali e il call center della zona non sono state neanche informate.

La domanda sorge spontanea, il rischio di crollo esiste davvero oppure no? E se esiste perché non è stata fatta un’ordinanza pubblica? E se invece il rischio non c’è perché ci viene impedito di lavorare? La sicurezza dei cittadini non mi sembra tutelata, così come non si tutelano i nostri salari e il nostro lavoro”

La Chiesa di San Marco dopo il terremoto del 2009

La Chiesa di San Marco dopo il terremoto del 2009

La chiesa di San Marco è uno degli edifici sacri sui quali pesa maggiormente la mancata ricostruzione e la querelle burocratica che l’ha, in parte causata. Contrapposti Ente Parrocchia e Comune, in disaccordo sulla natura – pubblica o privata- dell’intervento, e sulle modalità di finanziamento.

Da una parte, l’Ente Parrocchia che avrebbe voluto seguire l’iter della ricostruzione privata (essendo compresa nella chiesa anche la canonica), più rapido e con affidamento diretto da parte del committente, possibile all’epoca della richiesta. Dall’altra, il Comune che richiama la necessità di ricostruire con una gara d’appalto pubblica, bandita dal segretariato Mibact, come previsto nel decreto “Enti territoriali”, il 125 del 2015.

Sulla ricostruzione si deve pronunciare il TAR ma nel frattempo sono passati dieci anni e anche gli altri terremoti che si sono susseguiti in questi anni in centro Italia hanno creato ulteriori danni alla chiesa di Piazza della Prefettura.

Stando ad una relazione tecnica dello scorso autunno – redatta dall’ingegnere Paolo Cicchetti e commissionata dalla Curia – lo stato di degrado nel qualegiace San Marco è preoccupante.

Vi sarebbero “collassi in corso delle strutture murarie e del catino absidale”, “crolli nelle navate laterali”, un “peggioramento del quadro fessurativo a facciata principale”: sono le torri campanarie a destare, anche, preoccupazione.

“Raggiungono circa i 20 metri e pertanto un loro eventuale crollo andrebbe ad interessare un’area ben più ampia di quella attualmente interdetta, coinvolgendo strutture che si trovano in una fase conclusiva dei lavori di ricostruzione”.

In stato di forte degrado anche i puntellamenti lignei del 2009 e quelli successivi ai terremoti del 2016-2017, così come le crepe interne che si allargano via via.

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