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Paolo Aquilio, ambasciatore aquilano d’inclusione ai Mondiali di Abu Dhabi

Il cestista Special Paolo Aquilio sarà l'ambasciatore aquilano ai mondiali ad Abu Dhabi. I Giochi Mondiali Estivi di Abu Dhabi 2019 si terranno dal 14 marzo al 21 marzo. Un sogno che si avvera per Aquilio far parte della nazionale italiana.

Paolo Aquilio, ambasciatore aquilano d’inclusione ai Mondiali di Abu Dhabi

Il Capoluogo l’aveva annunciato a fine 2018, in occasione della presentazione del calendario di Special Olympics per il 2019.

Il mese di marzo del calendario delle star dell’inclusione era interamente dedicato all’ambasciatore aquilano ai mondiali ad Abu Dhabi, il cestista Special Paolo Aquilio, proprio perché i tanto sospirati mondiali si terranno a brevissimo, nel mese di Marzo.

 

I Giochi Mondiali Estivi di Abu Dhabi 2019 si terranno dal 14 marzo al 21 marzo.

Si tratta del più grande evento umanitario e sportivo del mondo del 2019.

La Delegazione Italiana che parteciperà ai Giochi Mondiali d Abu Dhabi è composta da 115 atleti39 tecnici e 3 delegati per un totale di 157 azzurri.

Un sogno che si avvera, far parte della nazionale italiana, partecipare ai Giochi Mondiali Estivi Special Olympics, partire senza genitori, stare lontano per 15 giorni, conoscere atleti da ogni parte del mondo, competere alla pari e poi ritornare sicuramente arricchito.

paolo aquilio

 

Le testimonianze

«Grande Paolo, stai portando a tutti noi un messaggio di inclusione. Sei il nostro ambasciatore della rivoluzione inclusiva.» è il messaggio sentito che tutto il team dell’Aquila di Special Olympics Italia rivolge al convocato in nazionale.

 

Marco Petrozzi, tecnico nazionale del basket Special Olympics Italia

«Il cammino di Paolo verso Abu Dhabi è iniziato lo scorso giugno con il pre-raduno in occasione dei Giochi Nazionali Estivi di Montecatini. Il primo contatto con gli altri giocatori e i componenti dello Staff tecnico è stato positivo, soprattutto in palestra. La timidezza di Paolo fuori dal campo si trasforma in energia quando scende sul rettangolo di gioco; in parte perché è cosciente di essere bravo e in parte perché durante partite e allenamenti si parla tutti indistintamente la stessa lingua, quella dello sport, e le barriere, di ogni genere, cadono più facilmente. Paolo è un buon giocatore di pallacanestro. La meccanica del suo tiro è pulita, corretta, fluida e il vezzo di lasciare il braccio in alto dopo aver “spezzato il polso” ci dice che ne è consapevole. Paolo ha partecipato a tutti i raduni del Team Azzurro in preparazione agli SOWSG di Abu Dhabi ed ogni volta è entrato nel gruppo in punta di piedi. Come il sottoscritto anche lui ha bisogno di un breve periodo di ambientamento. Terminato il “rodaggio” però comincia a viaggiare a pieno regime e al momento dei saluti tra foto, abbracci, scherzi e risate si percepisce che Paolino è diventato parte integrante di un sistema che se mancasse lui sarebbe “imperfetto”. Mancherebbe qualcosa se non ci fossero le scherzose lamentele di Coach Andrea (granata nel profondo) per l’abbigliamento griffato Juve che tradisce la fede calcistica bianconera di Paolo. Mancherebbe qualcosa senza i suoi tuffi sul parquet per contestare una palla ad avversari di gran lunga più pesanti e alti di lui. Mancherebbe qualcosa se non ci fosse l’occhiata verso la tribuna a cercare Sara prima di un tiro libero o immediatamente dopo un canestro. E mancherebbe qualcosa se un papà e una mamma non cercassero, nello sguardo di coloro che avranno la responsabilità di sostenere il loro ragazzo per due intere settimane a 4.000 km. da casa, le parole “state tranquilli, Paolo è con noi”. Paolo è con noi e continua il suo percorso di crescita, passo dopo passo, per arrivare al National Exhibition Centre di Abu Dhabi pronto per dare il suo contributo, tecnico ed umano, al Team che rappresenterà Special Olympics Italia nel mondo.»

 

Simone Passacantando, il primo allenatore di Paolo in Special Olympics

«Quando provai a creare a L’Aquila una squadra di pallacanestro unificata con ragazzi normodotati che dedicavano il loro tempo a ragazzi non normodotati, Guido Grecchi mi diede carta binaca e riuscimmo a formare questa squadra di pallacanestro che si allenava ogni settimana con l’obiettivo dell’inclusione e di dare una speranza in più a questi atleti. Iniziai a contattare i giocatori per formare la squadra di Special Olympics e mi venne in mente il nome dell’aquilano Paolo Aquilio: lo conobbi perché partecipava ai corsi del 2k5 con i ragazzi normodotati. Dopo un’iniziale resistenza, la mamma di Paolo mi comunicò che Paolo accettava di partecipare a questo progetto. Paolo ha grandi doti e ha coltivato la passione sportiva e il suo sogno dell’inclusione nel mondo che lo circonda. Allenamento dopo allenamento si è aperto sempre di più e vedere Paolo vestire la maglia della nazionale italiana di Special Olympics deve essere un punto di inizio di una stupenda nuova vita di questo ragazzo che porterà in alto i nomi di tutti i suoi compagni. Forza Paolo, sono con te!»

Daniele Mattarollo, il tecnico

«Ho conosciuto Paolo quando frequentava la scuola dell’infanzia, in quanto sono stato il suo primo insegnante di motoria e lo ricordo come un bimbo curioso, che partecipava con volontà a tutte  le attività. Ho inizialmente seguito il suo percorso nel basket 2k5, dove ha iniziato a giocare, sotto la guida attenta di una società che ha a cuore la formazione di tutti i ragazzi. Dopo aver perso le sue tracce, l’ho ritrovato come giocatore nel team Special e ho ritrovato un ragazzo che è diventato un uomo, un giocatore con molte qualità, con voglia di imparare e un carattere sempre giocoso e scherzoso. Abu Dhabi sarà una splendida esperienza e spero l’inizio di una nuova avventura. Forza Paolino!»

L’ex allenatore Matteo Gioia

«Mi sento e mi permetto di dire che questa volta non rappresenterai solo una città, regione e nazione, questa volta rappresenterai TUTTI i tuoi AMICI special che ti hanno accompagnato in questo percorso!» dice Matteo Gioia, ex allenatore di Paolo.

Emanuele Foresti, responsabile dell’ASD basket 2k5

«Il basket 2k5 è lieto di festeggiare il nostro piccolo Paolo che parte per una bellissima avventura – parla Emanuele Foresti responsabile dell’associazione basket 2k5 e promotore dello sport e integrazione proprio dal suo primo anno di nascita..il 2005 -. Era proprio la stagione 2005 2006 nella palestra della vecchia scuola ‘Giovanni XXIII’ dove iniziammo la nostra attività che una mamma entrò in palestra con il suo bimbo Paolo: il bambino aveva circa 10 anni… e la mamma, un pò intimorita, mi chiese: “Ma PAOLO LO POSSO FAR GIOCARE?” E io dissi “Forza, prendi una palla e comincia a giocare”. La mamma fu subito contenta perché Paolo è stato subito benvoluto da tutti, dai suoi piccoli compagni di gioco…E tutto il 2k5, la nostra associazione, il nostro modo di fare, il nostro agire, nacque proprio da lì. Oggi Paolo si allena con i nostri ragazzi under 15 ma è come se non fosse cambiato nulla e con la mamma ci ricordiamo quei momenti di gioia vissuti insieme, in cui un bimbo poteva giocare e si sentiva a casa sua.»

 

Gli auguri di Giulia Giardini, l’insegnante di chitarra di Paolo

«Sono 4 anni che ho il privilegio di fare lezione a Paolo; privilegio perché lui mi ha insegnato a vedere le cose con occhi diversi, ha “scombussolato” il mio modo di insegnare. Insieme abbiamo escogitato vari modi per rendere la lettura della musica accessibile, tradurre i ritmi in forme diverse. La sua forza e determinazione conquistate sul campo di basket le ha riversate anche nelle nostre lezioni, si è messo in gioco nel suonare sempre cose più complesse, nei nostri saggi e nelle varie esibizioni! Il suo sorriso è contagioso, il suo punto di forza, affrontare tutto sorridendo!
Ti auguro di fare mille “ciof” Paoletto!!!»

Eloisa Gentile, la professoressa di sostegno

«Paolo è un ragazzo socievole e volenteroso. Ha sempre lavorato e dato il massimo in ogni attività. È stato un vero amico per i suoi compagni di classe da cui ha ricevuto tanto affetto, proprio per il suo bellissimo carattere. Essere la sua insegnante mi ha dato tante soddisfazioni. Ancora oggi, quando incontro i colleghi di allora, ricordiamo insieme i traguardi che ha raggiunto. È un campione che porto ad esempio in ogni classe in cui insegno. Si merita tutti i successi che ha ottenuto e che otterrà.»

 

La zia Emanuela Piccirilli

«A mio nipote Paolo. Buon viaggio verso Abu Dhabi, campione!»

Andrew Rivelli, compagno di banco delle superiori presso l’IIS Amedeo d’Aosta L’Aquila

«Paolo è quel ragazzo molto riservato che cominciai a conoscere nel 2011.
Molto silenzioso, molto distaccato sempre composto al suo banco all’angolo destro della classe, come se fosse quasi impaurito. Dal primo giorno, però, non demordevo! Cominciai a conoscerlo, cominciai a parlagli, cominciai ad essere un “Amico”. Fino a quando dopo tre anni mi diede il primo abbraccio. Da lì scomparì Paolo e nacque “Paoletto”, un ragazzo dolce, una figura Angelica… un Esempio. Siamo cresciuti insieme, dando il meglio di se stessi per essere un esempio l’uno per l’altro. Però il cambiamento reale si è notato finito le Superiori! Da ragazzo, il giovane Paoletto diventò un Uomo! Un cambiamento non indifferente per un ventenne. Con il passare del tempo, cominciai a comprendere che la perseveranza è una qualità che non molti posseggono, ma lo vidi in lui, forse è proprio quello che l’istinto mi portò a legarmi così tanto, che anche se sono passati alcuni anni dalla fine della scuola, siamo sempre stati a stretto contatto! Tutti i meriti e tutte le sue “medaglie” sono nient’altro che il frutto della sua Forza e la grandezza dell’Uomo che è!»

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Parla Paolo

Sono 22 anni che vi osservo. 

C’era un ragazzo, nato con la sindrome di Down.
Direste voi: mio Dio, e poi?
Mia madre, la sento ripetere tra sé e sé: dopo di noi, che accadrà? Questo figlio, chi lo aiuterà?
Mamma, il mondo è grande, qualcuno ci sarà!

Paolo Aquilio

Sono un ragazzo Down, nato con un piede torto, più volte operato. Ho una gamba più corta e indosso un plantare nella scarpa sinistra. I muscoli della gamba sono meno sviluppati dell’altra. Direste voi: mio Dio, anche questo!
Non articolo bene le parole; nonostante le estenuanti sedute dalla logopedista, ciò che dico, è poco comprensibile.
Direste voi: ma perché?
Ma forse che in questo mondo, voi trovate qualcosa di comprensibile?
Sono un ragazzo Down, e gioco a basket da quando ero bambino.
Corro sul campo e il canestro mi chiama: “ciof”, ed è punto. E chi se ne frega se una gamba è più corta, se il mio piede è martoriato, se solo con il plantare sono a livello: il canestro è là e mi chiama: “ciof”, canestro e punti alla squadra.
Sono un ragazzo Down e suono la chitarra. Ma come, direste voi: un Down suona la chitarra?
Beh, suono la chitarra; la mia insegnante è Giulia. Sapeste voi che suoni e che armonie da quelle corde vibranti sotto le mie dita!
Basket, chitarra, what else, direbbe quell’attore, come si chiama? Altro è la vita, la mia.
Dimenticavo: sono celiaco, gluten free. Ma ormai quasi tutto il mondo è gluten free, o no? Anche mia cugina che Down non è. Prima ero l’unico in famiglia: attenti qua, attenti là, non contaminate la pasta, questo si, quello no. Ora siamo due gluten free e, attenti a quei due!
E poi, a marzo vado ad Abu Dhabi, convocato per i campionati mondiali di basket per lo Special Olympics. Ci siete stati mai,voi, negli Emirati?
Io andrò a fare “ciof” anche a quel canestro; chissà se risponderà in arabo! Sono curioso.
E poi, tutto ciò che è sport fa parte dei miei cromosomi, anche di quello 21 impazzito che tanto vi fa penare. Sono juventino sfegatato, il mio profilo fb è un inno alla Juve. Il mio sogno?
Veramente ne ho due: incontrare la squadra e fare il verso a Dybala; ah, Dybala, con quella mano di traverso sulla bocca, mi fa sognare!
E poi, Laura Pausini, cantare con lei, questo vorrei. Conosco a memoria le sue canzoni che ascolto fino a sfinire mia madre.
Mi chiedo: mi piacerei, cosa sarei stato senza la terza copia del cromosoma 21? Cosa sarei stato senza la mia famiglia?

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