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Sport

Lino Guanciale dal rugby al palco, l’attore di Avezzano si racconta alla Gazzetta

Non molti sanno che Lino Guanciale, da Avezzano, ha vestito la maglia azzurra dell’Under 16 e Under 19, prima di capire di essere nato per fare l’attore

Lino Guanciale, popolare attore di Avezzano e volto noto della tv, si rivela in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport: “Senza rugby non sarei diventato quello che sono”.

Non molti sanno infatti che la passione per la palla ovale ha portato Lino Guanciale, da Avezzano, a vestire la maglia azzurra dall’Under 16 all’Under 19, prima di capire di essere nato per fare l’attore

Ma senza il rugby probabilmente le cose sarebbero andate diversamente e noi avremmo perso uno dei volti più noti e corteggiati del cinema e della tv, protagonista di tante serie Rai di successo, come “Non dirlo al mio capo”, “L’Allieva” e soprattutto “La Porta Rossa”, di cui su Rai 2 è partita la seconda stagione, confermando il successo della prima.

lino guanciale gente

“È vero, senza la palla ovale chissà come sarebbe andata… Mi ha cambiato la vita, ha aperto delle valvole, mi ha permesso di credere in me stesso. Ho iniziato a giocare a 12 anni, dopo uno scouting che la mia società, la U.S.A. Rugby Avezzano, aveva portato avanti nelle scuole. Facevo la seconda media, ero piuttosto robusto, e ho provato. Sono rimasto subito stregato da questo mondo, tanto da lasciare il nuoto nonostante fossi un bravo ranista. Ero un bambino introverso, con tante insicurezze nel rapporto con gli altri dopo una prima elementare di quelle che lasciano il segno, con tanto di bulli d’epoca. Avevo gusti diversi dagli altri, amavo leggere, ero silenzioso, e venivo preso di mira. Poi è arrivato il rugby e si è aperto un mondo: sono riuscito a scardinare le paure, perché qui attraverso il contatto fisico sei costretto a superare certi blocchi e a scoprire una dimensione di apertura forte, verso i compagni e l’avversario. Questo sport ha un potenziale educativo enorme, su di me ha funzionato tantissimo: nel momento in cui fai il primo placcaggio la tua vita cambia per sempre, capisci che certi mostri li puoi sconfiggere. Scegliere il rugby poi è stata per me anche la sfida per uscire dal percorso tracciato da mio padre, calciatore amatoriale di altissimo livello. Però lui, che è un uomo strepitoso, ha superato quella piccola delusione in fretta ed è diventato medico della squadra e primo tifoso. Diciamo che ci è rimasto peggio quando gli ho detto che non avrei fatto Medicina…”.

così si racconta Lino Guanciale nella lunga intervista alla Gazzetta.

Il più bel ricordo in azzurro la meta contro la Francia in trasferta con l’Under 19: Guanciale si allenava con Mauro Bergamasco, Walter Pozzebon, Andrea Masi.

lino guanciale 2

“Ma a un certo punto mi fu chiaro che se avessi voluto andare avanti avrei dovuto pensare solo a quello e io avevo da poco scoperto quanto mi piacesse fare l’attore. Però è stato un onore aver fatto parte di quella generazione lì”.

“Ci sono legami tra campo da rugby e palco?” la domanda di Elisabetta Esposito.
“Moltissimi, non a caso in molte lingue si usa la stessa parola per giocare e recitare. In quegli ottanta minuti di partita sei continuamente sotto minaccia fisica e devi essere pronto a fronteggiarla. E anche a teatro la sfida è conquistare lo spettatore senza “cadere” davanti a tutti. Riuscirci è come fare meta. In entrambi i casi sei un funambolo che si gioca tutto, rischiando”.
Il suo idolo nel rugby?
Venditti, che è cresciuto nell’Avezzano come me, Parisse, un monumento, e Canna, ora un po’ emarginato in azzurro ma ha un enorme potenziale. Poi come tutti ho avuto il mito di Lomu… Ma in cima alla classifica metto Larkam e Wilkinson“.

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