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Regione Abruzzo, la Lega non cede sui 4 assessori in Giunta

Quattro assessori alla Lega più la presidenza del Consiglio regionale d'Abruzzo: la Lega non tratta. Oggi il passaggio della campanella Lolli - Marsilio

Quattro assessori alla Lega nella nuova Giunta della Regione Abruzzo più la presidenza del Consiglio regionale.

Il partito che ha eletto il maggior numero di consiglieri in Regione Abruzzo non tratta e non scende a compromessi: questa la linea dettata da Matteo Salvini.

Una linea confermata anche nelle ultime ore, nelle quali sono arrivati anche tentativi di mediazione: fra questi, le  parole di Antonio Martino il quale rivendicherebbe, per Forza Italia, due assessorati.

La palla sugli assessorati in Regione Abruzzo – da dividere tra Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Azione politica – è ora nelle mani di Marco Marsilio che stamattina riceverà da Giovanni Lolli le chiavi della Regione. Il passaggio delle consegne è fissato per le 11 a Palazzo Silone.

Al momento, come vi aveva anticipato Il Capoluogo, la “formazione” più probabile resta quella del 4 (Lega) – 1 (Forza Italia) – 1 (Fratelli d’Italia), con il sottosegretario in quota AzP (che si potrebbe comunque scambiare con uno dei posti in Giunta della Lega).

Con la proclamazione ufficiale degli eletti di sabato scorso, entro 20 giorni dovrà essere convocato il primo consiglio regionale, sul quale pendono però i ricorsi: tra tutti, quello presentato dal forzista Iampieri.

“Ricorreremo senza dubbio al TAR, certissimi che ci darà ragione. Come ragione ci è stata data dai più illustri esperti in materia della nostra nazione consultati in questi giorni, nessuno dei quali pone il minimo dubbio sulla certezza della mia elezione, ai sensi della legge vigente”.

Il ricorso di Iampieri si basa su un errore “Macroscopico e incredibile”, sottolinea l’ex (per ora) consigliere regionale: “La composizione che è stata decretata dalla Commissione elettorale è il solo frutto di una non corretta esecuzione dei vari calcoli che portano a definire gli eletti; sbagliati i calcoli, sbagliati gli eletti. L’errore, macroscopico e incredibile, si verifica all’ultimo passaggio quando, invece di utilizzare i resti per ciascuna lista ai sensi del calcolo effettuato al punto immediatamente precedente (è scritto nella legge: “resti da calcolarsi ai sensi del punto a” che è appunto il passaggio precedente), viene utilizzato un dato numerico corrispondente ai voti di ogni lista.   Un errore determinato dal vademecum che ha utilizzato la commissione elettorale che, proprio sulla pagina finale, riporta il testo della legge in maniera sbagliata senza la decisiva dicitura “ai sensi del punto a” inducendo all’errore che poi porta a determinare gli eletti in maniera sbagliata.”

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