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I parrocchiani di San Giovanni Battista si sono rimboccati le maniche e hanno rimesso in piedi il tendone distrutto dalla bufera

I parrocchiani si sono riuniti spontaneamente per sistemare il tendone-chiesa di Pile, rovinato dalle forti raffiche di vento. La lettera del Parroco Don Ramon Mangili

Nel pieno della tempesta di vento, i volontari della parrocchia di San Giovanni Battista si sono riuniti e hanno rimesso in piedi la “chiesa-tenda” distrutta dalla bufera

Chi conosce la comunità che vive la Parrocchia di San Giovanni Battista, a Pile, sa quanti sacrifici e quanta fatica hanno dovuto subire i fedeli dal 2009 ad oggi.

Ed i tanti che si sono cresimati nella “tenda-chiesa” all’indomani del terremoto, che lì dentro si sono sposati, o in quella tenda hanno battezzato i propri figli, conservano nel cuore un legame profondo con il simbolo della precarietà della vita, dell’ingiustizia del terremoto e della speranza della fede. E nonostante i dieci anni dal sisma ancora, ogni domenica, decine di parrocchiani si riuniscono sotto quel tendone che sfida ogni inverno la neve, il freddo, il vento.

Questa volta, però, la “tenda-chiesa” di Pile non ce l’ha fatta ed ha ceduto alle forti raffiche che per oltre 24 ore hanno sferzato l’intera città dell’Aquila, strappando buona parte della struttura e distruggendo ventilatori e neon.

Ma “Dio è grande”, come ripete sempre Don Ramon, il parroco che guida la comunità da ben prima del terremoto e che con tenacia e sacrificio ha scelto di non abbandonarla. E così in più di trenta, guidati dall’instancabile Thomas, si sono radunati spontaneamente dalle prime ore della mattina per aiutare a sistemare e mettere a posto il tendone, per permettere di celebrare la messa di questa mattina.

Ecco la lettera di Don Ramon

«Ieri sino alle 11, di mattina più o meno, pensavo fosse finita…poi il miracolo! Prima uno, poi due, etc… alle 11,30 circa c’erano una trentina di volontari fra uomini e ragazzi della parrocchia senza che nessuno li avesse chiamati. Erano passati a vedere se serviva una mano, se potevano fare qualcosa. Io ho detto loro che senza l’intervento dei Vigili del fuoco con le attrezzature giuste non avremmo potuto fare nulla se non guardare sfumare 10 anni di sacrifici e tanta generosità da parte di tanti. Quel “pazzo” di mio fratello insieme ad altri due o tre mi hanno detto che si poteva fare qualcosa avendo tanti uomini. Con dei pezzi di corda e tanta follia hanno iniziato a recuperare le parti di telo volate via; con delle scale sono saliti al colmo della tenda, 8 mt, mentre il vento fortissimo faceva sventolare scale, teloni, tutta la struttura!! Io da dotto potevo solo pregare che non succedesse niente di brutto, era meglio sacrificare la NOSTRA CASA FRA LE CASE che vedere qualcuno che si faceva male sul serio. Mentre loro lavorano all’impazzata, anche dentro si è iniziato a capire che si doveva far qualcosa. Quindi un altro gruppo ha iniziato a montare il trabattello della parrocchia abbiamo iniziato a togliere i teli tessuto non tessuto di protezione dall’umidità che il vento a strappato, un lavoro che nel 2010 ci costo la bellezza di 2000,00 euro. Togliere neon, plafoniere, ventilatori che la forza del vento ha inesorabilmente rotto. Non serve che dica il freddo che si è dovuto sopportare, oltre alle raffiche di vento pazzesche; anche le operazioni più semplici erano faticose con le mani freddissime e chi lavorava a 8 mt da terra doveva “lottare” per equilibrio e freddo. Dopo ore e ore di faticoso ed estenuante lavoro piano piano, alla buona, si è ricordo composta la tenda con assi di legno, chiodi, viti ma soprattutto con una passione ed amore nel fare le cose che lasciava senza parole. Altrettanto doviziose e cariche anch’esse di amore per questa “CASA PARTICOLARE”, le nostre “amiche” dell’ordine e pulito” e ad esse altre si sono aggrate, hanno pulito ogni cosa presente in chiesa; immaginate il vento cosa ha portato all’interno della Chiesa e senza risparmiarsi sin dopo le 20,00.
Tutti, ognuno, hanno lasciato la comodità di un sabato pomeriggio magari dedicato alla famiglia, a far la spesa, a rilassarsi sul divano dopo una settimana lavorativa, per dare il loro provvidenziale contributo. Hanno messo a deposizione non solo le loro mani nella praticità delle cose da fare, ma il loro cuore nel decidere di farlo e nel farlo concretamente.
Che dire!?! Il Signore agisce in mille modi, e sempre riesce a stupire. Alla mia rassegnazione di metà mattina, mi ha dimostrato, ancora una volta, che sbagliavo mettendomi davanti persone normali alle quali tutta la comunità deve essere grata, che devo confidare di più in Lui. La rassegnazione ha lasciato il passo alla meraviglia ed alla gratitudine. Anche ieri, nella difficoltà di un evento incontrollabile, il Signore, attraverso quei volti stanchi e infreddoliti, ha detto a tutti noi di fidarci di più. Un altra “bella” lezione di vita. A tutti voi che avete donato tempo ed energie per la dimora di Dio fra gli uomini, Grazie!
Il Signore ricompenserà il frutto del vostro sacrificio perché fatto con amore e gratuita. Grazie alle vostre famiglie che vi hanno consentito di esserci e di fare la differenza. Che Dio vi benedica, vi accompagni, e possa sempre illuminare il vostro cuore sempre più ricco di generoso amore».

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