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La neviera di Palazzo Centi, L’Aquila svela le meraviglie nascoste foto

I lavori su Palazzo Centi restituiranno alla città anche la neviera trovata nei suoi sotterranei. Una meraviglia riemersa grazie... a Facebook

Al via a breve i lavori su Palazzo Centi che restituiranno alla città anche la meravigliosa neviera trovata nei suoi sotterranei, struttura che serviva a conservare la neve per i più disparati utilizzi (da quello per i malati all’utilizzo nelle cucine).

Che fosse presente una neviera al di sotto della corte esterna di pertinenza di Palazzo Centi, sede della Presidenza della Regione Abruzzo prima del 2009, non era un mistero.

In molti – soprattutto fra dipendenti regionali e chi negli anni pre sisma frequentava Santa Giusta e dintorni – l’hanno vista e sono a conoscenza dell’esistenza. Online sono presenti studi e report aggiornati al 2006 -2007 dopo il restauro di Palazzo Centi – che trattano delle peculiarità di Palazzo Centi e della sua storica neviera.

Eppure, a dieci anni dal sisma, ci sono ancora delle sorprese con le quali L’Aquila gioca a meravigliarci: e i social network – seppur spesso criticati – si fanno strumento per recuperare pezzi di memoria collettiva altrimenti destinati a finire nel dimenticatoio.

Succede così che dalla pagina del Tavernacolo – vineria in via Santa Giusta, con una vista privilegiata sull’area – da qualche giorno rimbalzi un post su Facebook sulla neviera. Ed è come se si fosse aperto lo scrigno dei ricordi.

“Dalle nostre finestre, nel bene e nel male, abbiamo una poltrona in prima fila per assistere alla ricostruzione dell’Aquila” scrivono i proprietari del locale. “I cantieri sono la nostra scenografia che si muove in continuazione tra sottoservizi, palazzi storici, camion e gru. Noi ci siamo appropriati di questo Capoquarto a poco a poco, notando particolari che ignoravamo”. 

E fra questi particolari, anche l’esistenza della neviera di Palazzo Centi.

neviera palazzo centi
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L’antefatto era obbligo raccontarlo per rendere il giusto merito anche a quanti, commercianti e non, contribuiscono a restituire pezzi di città a tutti. 

La neviera, cenni storici

Nell’antichità, neve e ghiaccio erano l’insostituibile ed unica fonte di “freddo”.
Fondamentalmente la neviera serviva ad “assicurare l’esistenza nella città, in tutto il corso dell’anno, di questo genere la cui mancanza, in caso di malattia, può essere fatale per gli individui che potessero averne bisogno” (verbale Consiglio Comunale del 12 dicembre 1879).

Oltre che indispensabile per usi sanitari, la neve ghiacciata era richiesta per la conservazione dei cibi e per la produzione di granite e sorbetti.

La neve veniva accumulata in luoghi esposti a nord e freschi quali sotterranei, grotte e fosse, oppure in manufatti appositamente costruiti: grandi serbatoi interrati di forma cilindrica o parallelepipeda.
Fin dal 1500 in L’Aquila è documentata l’esistenza di una “fossa per la neve”.

Le così dette “neviere” potevano essere sia private che comunali. Le prime erano gestite direttamente dai rispettivi proprietari per uso proprio ed era loro espressamente vietato, per ovvi motivi di igiene, “di farne la benché minima vendita o somministrazione gratuita agli altri”; mentre le comunali erano destinate ad un servizio di rilevante
funzione sociale.
Per garantire tale servizio , specialmente nelle stagioni primavera- estate, con continuità e con garanzia dei requisiti di igiene, le autorità comunali affidavano ad un appaltatore la “privativa” della raccolta, conservazione e vendita al dettaglio della neve, a prezzi definiti, a chiunque la richiedesse.
L’appaltatore era obbligato ad avere “uno sportellino alla porta dello spaccio, onde somministrare la neve a chi la richiedesse di notte ad uso degli infermi senza potersi denegare a tale somministrazione in qualunque ora della notte” (contratto di privativa del 1824).

La neviera: neve bianca e neve nera

La neve o ghiaccio era di due qualità: quella di “montagna” detta neve bianca, proveniente dalla grande riserva del Gran Sasso, più pregiata e destinata alle persone agiate specialmente “per uso mensa” e quella comune o “neve nera”, contenente impurità, meno costosa, raccolta in città ed acquistata dal “basso popolo” solo per combattere febbri mortali, emorragie, etc.
La neve, raccolta dai “nevaroli”, veniva introdotta nell’apertura o “bocca” della neviera, disposta su un fondo di paglia e compattata in modo uniforme in spessori di 20-30 cm., su cui di nuovo veniva posto uno strato di paglia. Così, per strati successivi, si otteneva una massa che consentiva la trasformazione della neve in ghiaccio granulare. Le neviere oggi sono la testimonianza di un’attività economica che raggiunse il massimo sviluppo fra il XVII e XVIII secolo e che venne meno solo con l’avvento dei primi stabilimenti di produzione industriale del ghiaccio (Roma 1880).

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