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Carrefour dichiara 590 esuberi, non lasciamo soli i lavoratori aquilani

Difficoltà sul posto di lavoro e preoccupazione per il futuro, i lavoratori di Carrefour si appellano alla politica: "Intervenite prima che sia troppo tardi".

Si respira aria pesante tra i lavoratori Carrefour dei due punti vendita di L’Aquila, preoccupati per il loro futuro e per la gestione manageriale e del lavoro del colosso francese.

Dal rischio licenziamento ai problemi sul posto di lavoro, tante le criticità denunciate al Capoluogo.it da diversi lavoratori dei due punti vendita aquilani, che scrivono: «Noi lavoratori siamo intimoriti e messi in  un angolo, lettere di contestazioni a ripetizione, ambiente di lavoro insopportabile e insostenibile, noi lavoratori costretti a  richiedere l’intervento del centro mobbing, malattie professionali riconosciute, pressioni continue con l’obiettivo di “incentivare” i lavoratori a lasciare l’azienda; 19 colleghi non sono più al lavoro, 3 hanno dato le dimissioni, 8 pur di recuperare serenità personale e familiare, hanno visto la soluzione nell’incentivo all’esodo, 5 sono stati licenziati, 2  purtroppo sono morti e 1 si è suicidato, assunzioni vere 0».

Gli stessi lavoratori, poi, sottolineano le difficoltà aziendale anche a livello di fatturato, ma «non riusciamo a  trovare la forza per unirci e per avere un confronto costruttivo con i vertici aziendali, e continuiamo ad assistere  passivamente al nostro inesorabile declino. 590 esuberi dichiarati, 1.180 lavoratori part time da licenziare, da aggiungere ai 9.000 licenziamenti degli anni passati, alle tante chiusure degli anni precedenti e alle continue  campagne di incentivo all’esodo, ecc.. Noi più che lavorare Epifania, Pasqua, Pasquetta, 1 maggio, Ferragosto e Santo Stefano, tutte le domeniche con aperture h24, cosa possiamo fare? Queste strategie non dovevano far decollare le vendite e creare posti di lavoro?».

Quindi gli interrogativi e l’appello alla politica: «Che fine hanno fatto i 9000 lavoratori licenziati? Che fine hanno fatto i lavoratori di Cascia dopo il terremoto? Che fine hanno fatto i lavoratori di Pescara dopo il franchising? E soprattutto, che fine faremo noi lavoratori di L’Aquila? Ai parlamentari aquilani, al sindaco, ai gruppi politici, al nuovo presidente della Regione e ai consiglieri aquilani eletti chiediamo un pronto intervento, prima che sia troppo tardi. Per cortesia, convocate una riunione con i vertici Carrefour, noi non possiamo farlo.

Vi diranno che faranno investimenti? Sicuramente sì, verranno generati dei costi di ristrutturazione da portare in detrazione anziché pagarli di tasse, per poi recuperarli sulla pelle dei lavoratori, con tagli occupazionali, pressioni e disservizi. Vi diranno che faranno formazione? Sicuramente sì, quella di legge e tutta quella finanziata dalla Comunità  Europea, è un modo per fare business anche questo. Vi diranno che faranno sviluppo attraverso il franchising? Sicuramente sì, a Carrefour interessa soltanto la presenza del marchio e la fornitura delle merci, il passaggio all’imprenditore li libera di tutti i lavoratori, come è stato fatto ultimamente anche a Pescara. Vi diranno che non stanno vendendo i punti vendita di L’Aquila? Sicuramente sì, ma solo perchè al momento non hanno trovato gli acquirenti, i punti vendita non sono più appetibili, vogliono togliere ancora almeno altri 30 lavoratori. Vi parleranno di rifornimento notturno? Sicuramente no, non hanno interesse a far sapere che i lavoratori vengono pagati meno di 6 euro l’ora per lavorare di notte a dei ritmi insostenibili. A rotazione ci sono passati quasi tutti i ragazzi aquilani, dopo lo sfruttamento, insieme ai familiari e conoscenti restituiscono la cortesia, non facendo più la spesa nei Carrefour. Sono errori fatti dall’azienda che stiamo pagando noi lavoratori. Vi parleranno di lavoro interinale? Sicuramente no, non hanno interesse a far sapere che ci sono interinali che ogni giorno aspettano di essere chiamati e che da anni stanno aspettando invano una stabilizzazione. Se diranno  che va tutto bene, dovremo preoccuparci ulteriormente, perchè sistematicamente dopo le  rassicurazioni  arrivano le chiusure dei punti vendita. Non possiamo essere sempre noi lavoratori a pagare per le scelte sbagliate e per gli errori comportamentali e professionali dei vari dirigenti nazionali, regionali, capo area, direttori dei punti vendita e capi reparti locali. Siamo preoccupati per il nostro futuro, non possiamo  perdere il lavoro. Aiutateci».

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