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Il punto nascita di Sulmona deve chiudere, il Ministero non fa un passo indietro

Il punto nascita di Sulmona deve chiudere: il Ministero incalza la Regione. Di pochi giorni fa la richiesta, in un documento ufficiale, del cronoprogramma

Procede a suon di documenti ufficiali il percorso di chiusura del punto nascita di Sulmona portato avanti dal Ministero della Salute sulla scorta del decreto Lorenzin.

Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio – svela Il Germe – è stato trasmesso in Regione il documento che, in sintesi, ufficializza il parere negativo espresso a fine ottobre dal Comitato percorso nascite nazionale.

Il parere esprimeva contrarietà rispetto alla prospettiva di mantenere aperto il punto nascite di Sulmona, nonostante l’azione della Regione che aveva costruito “apposita istanza per la deroga alla Chiusura del Punto Nascita” ricordava l’allora consigliere regionale Maurizio Di Nicola.

Una decisione arrivata come un fulmine a ciel sereno nello scorso ottobre e che viene però confermata dal documento arrivato pochi giorni fa.

“In relazione al percorso nascita – si legge nel documento – rimangono in attesa della comunicazione al Cpnn dell’avvenuta chiusura del PN di Sulmona. In considerazione tra l’altro del ritardo con cui la Regione sta procedendo nella attuazione della rete ospedaliera si chiede di definire un piano di attivazione della rete corredato da un cronoprogramma di: riduzione degli eccessi di discipline, attivazione delle reti di tempo-dipendenza, attivazione della rete per l’emergenza territoriale con particolare riferimento alla riorganizzazione delle centrali operative ed alla riconversione dei punti di primo intervento, attivazione degli ospedali di comunità, chiusura del punto nascita di Sulmona”.

Insomma la Regione, per il Ministero, è in ritardo su tutto: sulla riconversione dei punti di primo intervento, sulla riorganizzazione delle centrali operative, sull’attivazione della rete di protezione in caso di chiusura del punto nascita, rete che comprende il servizio di trasporto in emergenza neonatale (Sten) e il servizio di trasporto assistito materno (Stam).

Un ritardo che potrebbe costare alla Regione Abruzzo il mancato incasso di 70mila euro per il raggiungimento dei Lea.

Di fatto questo si configura come uno dei primi temi da affrontare per il nuovo Governo regionale che, peraltro, può contare su una vasta rappresentanza della provincia aquilana e di una consigliera peligna doc, Marianna Scoccia.

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