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Legnini, premiato dai numeri ma penalizzato dalle sue 8 liste

Legnini contesta l’assegnazione dei seggi. 80mila preferenze in più, 2 consiglieri in meno. Pesante nei numeri, ma appesantito dalle liste.

Di Roberta Galeotti

Legnini contesta l’assegnazione dei seggi. 80mila preferenze in più, 2 consiglieri in meno. Pesante nei numeri, ma appesantito dalle liste.

La minoranza ha a disposizione 13 consiglieri regionali. 7 sono toccati al Movimento 5 Stelle e 5 alla coalizione di centro sinistra, oltre al candidato presidente arrivato secondo.

Il candidato governatore per il centrosinistra Giovanni Legnini ha sollevato la polemica sul fatto di avere incassato 80mila preferenze in più dei 5 stelle ma di avere 2 consiglieri in meno.

Legnini ha fatto un passaggio prettamente politico nel rivendicare la differenza di preferenze rispetto ai 5 stelle, ma gli addetti ai lavori sanno bene che la legge parla chiaro.

La coalizione di centro sinistra nel momento in cui ha perso le elezioni è diventata minoranza insieme ai pentastellati.

Il quoziente di assegnazione dei seggi passa per il risultato di ogni consigliere è dalla percentuale della singola lista, non certo per la differenza di voti complessivi della coalizione.
Il vice presidente emerito del CSM è riuscito a conseguire una rimonta eccezionale grazie al sostegno delle 8 liste e degli oltre 200 candidati, ma proprio il massiccio numero di candidati in campo ha limitato il risultato di ogni aspirante consigliere.
Proprio per questa ragione i consiglieri del Movimento 5 Stelle sono stati favoriti dal sistema di assegnazione proporzionale degli scranni regionali.

Nell’assegnazione dei seggi la coalizione di centro sinistra è andata a combattersi i seggi con ogni singola lista ed ha incontrato lo scoglio della lista capitanata da Sara Marcozzi.

Le preferenze del M5s:
Pettinari 9563; Marcozzi 6535; Smargiassi 3325; Taglieri 3094; Stella 2282; Cipolletti 2182.

Le tantissime preferenze incassate dai pentastellati hanno fatto scattare i quozienti pieni lasciando addirittura i resti a disposizione degli altri candidati appartenenti alla stessa lista.

Cosa impossibile per il Pd, ad esempio, dove i campioni di incassi non sono riusciti a lasciare resti sufficienti agli altri candidati, non aiutati dalla percentuale totale.

Il Pd si è fermato all’11%, ad esempio, guadagnando 3 seggi complessivi, scattati secondo la percentuale locale: per questo Pierpaolo Pietrucci non è stato eletto a L’Aquila, perché, pur avendo incassato 4556 preferenze è rimasto penalizzato dalla percentuale più bassa tra le 4 province, cioè dall’8,80% della lista aquilana.

Sono stati eletti, quindi, Pepe con 5400 preferenze in provincia di Teramo (dove il Pd ha incassato il 10,63%); Blasioli con 3763 (in virtù del risultato complessivo della lista pescarese, 13,03%) e l’assessore uscente Silvio Paolucci con 6349 preferenze (Chieti 11,85%).

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