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Giovanni Legnini, consigliere ma non troppo

Giovanni Legnini sederà tra i banchi dell'opposizione per rispetto del suo elettorato, "ma come ogni decisione, non è eterna".

Con il secondo posto alle elezioni, scranno del Consiglio regionale riservato a Giovanni Legnini, che ha annunciato che non si dimetterà. Almeno non subito.

Era candidato alla carica di presidente della Regione Abruzzo e non anche in lista, così come pure poteva fare (e ha fatto Sara Marcozzi), ma comunque sarà “semplice” consigliere, Giovanni Legnini, che ha guidato la coalizione di centrosinistra e civiche, arrivando secondo e quindi, per legge elettorale, avrà un posto riservato in Consiglio regionale.

Un ruolo, quello di consigliere regionale, che forse non si addice troppo alla caratura (riconosciuta da alleati e avversari) di Giovanni Legnini. Per carità, il ruolo di consigliere è nobile quanto quello di presidente, ma Legnini si era candidato a fare altro. E allora? Sollecitato a riguardo dal Capoluogo.it durante la conferenza stampa per l’analisi del voto, Legnini ha dichiarato che non si dimetterà, troppo irrispettoso verso un elettorato che gli ha accordato un consenso che supera il 30%. Un elettorato che vivrebbe come una sorta di “tradimento” un eventuale abbandono. Quindi Legnini rimane,  come ogni decisione, però, «non è eterna», come ha chiosato lo stesso ex candidato presidente in chiusura di risposta. L’eternità, in questo caso, potrebbe essere rappresentata da 5 anni di legislatura. Insomma, Legnini rimarrà in Regione come consigliere, ma non è detto che ci rimarrà fino a fine corso.

Intanto, per Legnini potrebbe aprirsi la strada della vicepresidenza in quota opposizione. Sicuramente il Movimento 5 Stelle reclamerà quel posto per sé, e con 7 consiglieri contro 6 del centrosinistra potrebbe farcela. Potrebbe, perché in soccorso di Legnini potrebbe arrivare qualche voto dalla maggioranza (irrituale, ma sempre possibile, nel caso dell’elezione del vice in quota opposizione).

Poi chissà, le strade alternative per Legnini potrebbero essere tante: escluse le elezioni europee, troppo vicine e troppo “cimitero degli elefanti” per attrarre l’ex vicepresidente del Csm, Legnini potrebbe avere un ruolo di rilievo nazionale nella rifondazione del centrosinistra. Ai microfoni del Capoluogo.it, l’ex sindaco Biagio Tempesta aveva ipotizzato per lui la segreteria nazionale del Pd, per il rilancio di un partito che solo grazie a Legnini in Abruzzo non si è liquefatto completamente.

Ad ogni modo, i ruoli e le strade da percorre in parziale alternativa all’avventura in Consiglio regionale appena cominciata sono tante e sarebbe difficile individuare le più probabili, anche perché ad oggi sarebbe uno sforzo inutile. Al momento, Legnini ha deciso di restare. Poi si vedrà. E c’è chi già scalpita per prendere il suo posto.

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