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Terremoto 2 febbraio 1703, con un breue miserere rouinò la Città

L'Aquila, 2 febbraio 1703. Il terremoto che cambio per sempre la città. I rapporti e le testimonianze dell'epoca, insieme a un'intervista a monsignor Orlando Antonini.

Oltre 6mila morti su tutto il territorio, 2500 morti solo a L’Aquila. Circa 600 solo le vittime rimaste sotto le macerie della chiesa di San Domenico: erano riunite a celebrare la Santa Messa in occasione della Candelora. L’Aquila, 2 febbraio 1703. Intervista a monsignor Antonini.

Dopo una lunga e intensa sequenza sismica durata quasi un anno, il 2 febbraio 1703 «replicò il tremuoto, e fù così orribile, che con un breue miserere rouinò la Città. Il tremore della medema, li precipitij de gli’Edificij, le grida, i lamenti de’ semi viui, i pianti delli feriti, il timore della morte, e la perdita della luce offuscata per più di due ore, composero in quel momento un tuono d’abisso, e uno spauento infernale; impallidirono i più forti, e rimasero insensati i meno, e tutto spirò orrore, morte, e confusione; cadde la Città, caddero le Chiese, e ogni opra fù coperta dalla desolazione, e miseria, seppellendo sotto monti di pietre tre mila Cittadini d’ogni conditione». Così i magistrati locali nel Ragvaglio per descrivere l’indescrivibile, una tragedia di dimensioni incalcolabili che colpì L’Aquila 316 anni fa. Il terremoto si avvertì in tutta Italia, piccoli crolli interessarono perfino il Palazzo del Quirinale, a Roma.

terremoto 1703 l'aquila

«La nobile, ricca ed antica città di Aquila, – scriveva poi lo scienziato Giorgio Baglivi al Duca d’Uzeda – capitale della provincia di Sannio, la quale e per gli magnifici templi e per li sublimi palazzi e per lo numero dei nobili e per la ricchezza era la più illustre fralle altre città del regno Napoletano; tutta è già diroccata ed adeguata al suolo, né altro vi resta che la facciata del tempio di S.Bernardino, e le esterne fortificazioni di Castro, mentre gli altri edifizii sono stati atterrati».

In questo contesto agghiacciante, difficile la gestione dell’emergenza: «Fu creato il Gouerno della Città, in luogo delli estinti dal tremuoto. Si cominciarono a disseppellire i morti rimasti sotto le rouine, nelle Chiese, e in altri luoghi; e in quella di S. Domenico (dove vi restarono sepolte da 600 persone in circa) volle assistere l’istesso S. Marchese distribuendo gli altri Sig. Ministri alle altre Chiese. […] Si aprirono alcune strade più principali al commercio, buttando a terra l’auanzo delle muraglie, che minacciauano morte a i passeggieri. Si fabbricarono più forni da cuocer pane, essendo rimasti atterrati quelli che vi erano; e fù prouisto all’abbondanza del pubblico. […] Furono accomodati gli acquedotti, […] si costrussero baracche a poueri necessitosi per difenderli dall’oltraggio del freddo, e si dissimbarazzò la piazza del Duomo».

Terremoto 2 febbraio 1703, L’Aquila cambia.

Insomma, un quadro apocalittico che segnò la storia e le abitudini della città, a partire dai colori civici. Dal tradizionale rosso e bianco, si passò al nero e al verde: nero come il lutto, verde come la speranza. Cambiò perfino il calendario: dal 1703, a L’Aquila il Carnevale si festeggia solo dopo il 2 febbraio, rendendo la ricorrenza la più breve del mondo, soprattutto in determinati anni. Ma non quest’anno. Con la Pasqua che cade piuttosto tardi, il 21 aprile, anche per L’Aquila i tempi del Carnevale possono allungarsi.

Terremoto del 1703, intervista a monsignor Orlando Antonini.

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