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Carcere di Preturo, ultimatum dell’Asbuc

Il 6 marzo udienza al Tar per l'ottemperanza della sentenza della Corte d'Appello per il rilascio di 40mila mq di terreno del carcere "Le Costarelle". Ultimo appello dell'Asbuc: "Trovare un accordo per evitare abbattimenti".

Il 6 marzo udienza al TAR per l’ottemperanza alla sentenza definitiva sul rilascio di 40mila mq di terreno del carcere “Le Costarelle” di Preturo, l’Asbuc: «Non possiamo demolire il carcere, si trovi una soluzione».

Nel 2014 la Corte d’Appello di Roma, sezione speciale usi civici, ha emesso sentenza definitiva e inappellabile che condanna l’Agenzia del Demanio Abruzzo e Molise al rilascio dei fondi interessati da uso civico del carcere di Preturo “Le Costarelle”, quantificati in circa 40mila metri quadri, 10mila dei quali interessati da costruzioni. Nonostante la sentenza definitiva, però, non solo il Demanio non ha rilasciato i terreni, ma non ha neppure trovato un accordo con l’Asbuc – Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico delle frazioni di Preturo, Cese, Colle, San Marco e Pozza del Comune dell’Aquila. Dal Demanio, come ricostruito dal presidente Asbuc Antonio Nardantonio nella conferenza stampa di questa mattina, si è sempre sostenuto che erano stati pagati gli occupatori del terreno che però, essendo interessati da uso civico, erano sostanzialmente abusivi: «Doppio danno erariale, come se per un immobile si pagassero gli inquilini, invece del proprietario». Al di là delle posizioni in campo, come sottolineato dal vicepresidente Asbuc Nello Alfonsetti, è stata comunque riconosciuta la natura demaniale del terreno, con la condanna al rilascio da parte della Corte d’Appello, sentenza del 2014 e finora disattesa dal Demanio. «Se si fosse trattato di un semplice cittadino – ha sottolineato Nardantonio – non credo che si sarebbe potuto permettere di ignorare una sentenza della Corte d’Appello».

Da qui la decisione, nel 2017, di ricorrere al Tar per l’ottemperanza della sentenza: «L’udienza – ha spiegato Alfonsetti – è stata fissata per il prossimo 6 marzo, la data è vicina, ma c’è tempo per trovare una soluzione. È impensabile che si debba abbattere una parte del carcere, con una parte del terreno comunque interessata dai servizi che servono al resto dell’istituto. Riteniamo indispensabile che si arrivi a un accordo extragiudiziale. Purtroppo dal Demanio non riceviamo proposte e non c’è verso di portarli a un tavolo di trattativa. D’altra parte denunciamo il pressappochismo della politica, a tutti i livelli, che finge di ignorare la gravità di questi problemi».

Per conto suo, l’Asbuc aveva messo sul tavolo la proposta di un accordo economico «per incentivare il Demanio a chiudere la vicenda». Un accordo quantificato in circa 1 milione e 200mila euro per quei terreni: «Una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che per questo tipo di accordi si utilizzino prezzi di mercato, noi ci siamo tenuti al di sotto, rinunciando anche agli interessi dal 2014, anche perché gli stessi interessi supererebbero il valore del terreno, si parla infatti di circa 3 milioni di euro».

Da qui l’ultimo appello: «Troviamo una soluzione prima del 6 marzo, si possono trovare strade percorribili, ad eccezione della demolizione, un’eventualità che non vogliamo considerare».

Presenti alla conferenza stampa, anche il geometra Silvano Braccani, tecnico dell’Asbuc, e il consigliere Marcello De Simone.

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