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Acqua Gran Sasso, lavori da 160 milioni per la messa in sicurezza

I lavori per la completa messa in sicurezza dell'acquifero del Gran Sasso ammontano a 160 milioni e saranno a carico dello Stato. Gli interventi nel dettaglio

I lavori per la completa messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso ammontano a 160 milioni e saranno a carico dello Stato

L’elenco delle opere da porre in essere è stato spiegato nel dettaglio stamattina in conferenza stampa dal presidente vicario della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, che ha illustrato la delibera n.33 del 25 gennaio 2019 avente ad oggetto “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso-DGR n. 643 del 7-11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili”

Nella delibera si prende atto “delle attività indicate come prioritarie per la completa messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso e del sistema di captazione delle acque potabili e stabilisce che le opere, comprensive della progettazione, appalto e realizzazione, debbano essere attuate con assoluta urgenza e improcrastinabilità”

Nello specifico, dicevamo, si tratta di opere da 160 milioni concertate con tutti i soggetti interessati alla messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso: Laboratori INFN, Strada dei Parchi, i gestori idrici, le Asl di Teramo e L’Aquila, l’Arta, l’ Ersi, i dipartimenti regionali riuniti in un apposito tavolo.

I fondi per eseguire i lavori, ha specificato Lolli, sono di competenza del Governo nazionale: 

 “i Laboratori e l’Autostrada non sono problemi degli abruzzesi bensì dello Stato . La proprietà dell’acqua è pubblica e al Governo noi chiediamo di farsi carico di questi lavori”

Un anno e mezzo di lavoro, sottolinea Lolli: per quanto concerne le misure riguardanti i Laboratori INFN, le misure suggerite sono la totale impermeabilizzazione della pavimentazione del laboratorio, lo smontaggio dei due esperimenti in corso che attualmente non sono in linea con la direttiva Seveso – sono troppo vicini alla falda acquifera –  e la richiesta della Vinca per qualsiasi nuovo esperimento si dovesse decidere di intraprendere sotto al Gran Sasso.

“Per quanto riguarda l’autostrada, la proposta che ci è stata fatta è quella della terza canna, alla quale abbiamo opposto un fermo no”

dice Lolli.

“Noi proponiamo invece l’impermeabilizzazione dell’intero sedime autostradale, la sostituzione dei dreni (attraverso i quali viene presa l’acqua) attualmente in pvc con dreni in acciaio, la sostituzione del tubo in cemento che porta all’esterno l’acqua con un tubo in inox, all’interno di quello in cemento. Alle due estremità ci dovranno essere 2 potabilizzatori perchè durante i lavori l’acqua potrebbe intorbidirsi: quei due potabilizzatori serviranno per quel periodo ma anche eventualmente più in là”

Osservatorio Acqua Gran Sasso: è un passo avanti, ma siamo solo alla definizione degli intenti

“L’atto segna un passo avanti verso la soluzione del problema, ma siamo soltanto ad una prima dichiarazione di intenti”. si legge in una nota, estremamente critica, dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso

L’impianto generale conferma quanto sostenuto in questi due anni dall’Osservatorio: molte delle nostre osservazioni si ritrovano nella proposta della Commissione Tecnica Regionale, ma non c’è molto da essere allegri perché tutto ciò dimostra che un coinvolgimento delle associazioni avrebbe accorciato i tempi e impedito i continui “rimandi” a cui si è assistito fino ad oggi.
Ci sono voluti quasi vent’anni, 82 milioni di euro, diversi incidenti e sversamenti di sostanze, il sequestro dei Laboratori, un processo con patteggiamento, un’altra inchiesta che ha portato a dieci indagati coinvolgendo la Ruzzo Reti SpA, l’INFN e la Strada dei Parchi SpA, decine di manifestazioni e iniziative pubbliche affinché, finalmente, la Regione Abruzzo e gli enti coinvolti proponessero un piano per la messa in sicurezza dell’acquifero.
Sul piano di messa in sicurezza l’Osservatorio si riserva di fare le proprie valutazioni tecniche analizzando i documenti progettuali, ma desta non poche perplessità il fatto che alcuni interventi siano stati indicati come “urgenti ed indifferibili”, mentre per altri ci si limiti a chiedere una valutazione di fattibilità tecnica con analisi costi-benefici senza indicare i tempi entro cui concluderla e chi dovrà effettivamente procedere a tale valutazione.

Assolutamente inaccettabile è poi che, ancora una volta, gli interessi dei Laboratori dell’INFN risultino prioritari rispetto all’interesse a bere acqua di 700.000 cittadini.

Infatti, mentre la bozza di delibera indicava il 31/12/2019 come data ultima e non procrastinabile per la realizzazione del piano di dismissione degli esperimenti che comportano l’utilizzo di sostanze pericolose oltre la soglia del DLgs n. 105/2015 (Direttiva Seveso 3), magicamente nella delibera approvata la data si sposta di un anno al 31/12/2020. La motivazione di tale posticipo è contenuto in un passaggio della Delibera in cui si sostiene che, in virtù di accordi internazionali, i Laboratori indicano la data della fine del 2020. Eppure è noto da quasi due decenni che determinate sostanze non possono essere stoccate a contatto con un acquifero e tutti sapevano, quindi, che tale situazione doveva essere superata da molto tempo! Concedere ulteriori 24 mesi per fare quello che si sarebbe dovuto fare da anni rappresenta un nuovo schiaffo agli abruzzesi.

 

 

 

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