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Ricostruzioni, un edificio di L’Aquila esposto alla Triennale di Milano

Un edificio costruito a L’Aquila esposto alla Triennale di Milano, nella mostra 'Ricostruzioni architettura, città e paesaggio nell'epoca delle distruzioni'

Un edificio costruito nel post sisma a L’Aquila esposto alla Triennale di Milano, all’interno della mostra “Ricostruzioni architettura, città e paesaggio nell’epoca delle distruzioni”.

Una panoramica, attraverso modelli provenienti da tutto il mondo, sulle ricostruzioni e sulle prospettive future che, dal Medio Oriente alle Americhe, coinvolge l’azione dei governi e la cultura degli architetti.

La ricostruzione come pratica divenuta, da occasionale, a costante a causa del moltiplicarsi nel mondo di guerre, terremoti, catastrofi di vario tipo e alla impossibilità degli abitanti colpiti di gestire in autonomia le fasi successive alla distruzione.

In questo contesto così importante è stata selezionata, per essere esposta nella sezione Video, una casa unifamiliare realizzata a S. Elia nel 2015.

ricostruzioni

Ne parla a Il Capoluogo il progettista Fabio Andreassi

“Le parole “rotazione, fori, traslazione, rotture, ribaltamenti “ hanno guidato il progetto. Il crollo della casa sita nel centro storico di L’Aquila ha spinto i committenti a trovare una nuova realtà abitativa senza cadere nella trappola dell’approccio edilizio emergenziale post sisma rappresentata dal tipo edilizio della capanna e dalla casa “Mulino Bianco” o delle prestazioni strutturali ingenuamente intese come prioritarie, che invece rispondono a norme nazionali inderogabili. Il tema della casa rappresenta la catarsi del dramma, in cui le esperienze personali e collettive si sommano all’interpretazione degli effetti fisici subiti dalla città. Con un approccio progettuale pienamente consapevole del contesto, attento a percepire l’intima essenza delle cose, si interpretano la nuova spazialità creata dalla posizione che le cose hanno quando finisce il terremoto: dalle rotazioni delle pareti si creano nuovi fori e nuove visuali; dalla traslazione degli elementi costruttivi nascono nuove funzioni; dall’espulsione delle murature e dal crollo dei solai nascono nuove dimensioni spaziali e nuove regole tra il dentro e il fuori. Da tutto ciò nasce il progetto che ferma i movimenti possibili in forme, spazi, funzioni, percorsi che nascono dalla lettura del contesto, in cui anche i colori contrapposti (bianco e nero) raccontano il si e il no del dramma che colpisce, senza mediazione, la società”

La mostra “Ricostruzioni architettura, città e paesaggio nell’epoca delle distruzioni” sarà aperta fino al 10 Febbraio 2019 ed è curata da Alberto Ferlenga (rettore dello IUAV di Venezia) e Nina Bassoli (Politecnico di Milano).

I casi distruttivi più recenti in Italia dimostrano la progressiva prevalenza di un atteggiamento “emergenziale” e la conseguente rimozione di esperienze passate anche di straordinario livello che hanno connotato l’Italia nel segno di una costruzione attenta alle differenze dei luoghi e alle loro caratteristiche.

Una selezione dei più rilevanti casi italiani dal dopoguerra a oggi e una serie di esperienze avvenute in tutto il mondo come possibili riferimenti si susseguono nel percorso della mostra in un ambiente unico, illustrati attraverso una serie di documenti storici, come immagini di cronaca e fotografie di grandi autori, frammenti di film e documentari, progetti di architettura e piani urbani.

Dall’accostamento dei singoli casi italiani e stranieri, presentati come esperienze specifiche, si potranno costruire percorsi di lettura intrecciati e riflessioni sulle grandi questioni comuni, strumenti indispensabili per affrontare con consapevolezza un tema sempre più diffuso come quello della ricostruzione.

A conclusione del percorso, una riflessione sui casi più recenti, fissi nel momento dell’emergenza come in uno stato di sospensione, apre a ulteriori interrogativi sul ruolo degli architetti e della cultura architettonica nella ricostruzione.

 

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