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Terremoti e vulcani, la riflessione del geologo Moretti

Il geologo Antonio Moretti, con un post su Facebook, prova a spiegare quello che sta accadendo. Tra eruzioni ed eventi sismici in Sicilia, tra l'attività dell'Etna e dello Stromboli, quanto dobbiamo preoccuparci?

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La riflessione pubblicata sul proprio profilo Faceboook dal geologo Antonio Moretti, il punto tra terremoti e vulcani

«Gli ultimi eventi vulcanici e sismici certamente avranno suscitato in molti numerose domande e curiosità, così, assieme agli auguri natalizi, ho deciso di fare i compitini per le vacanze, documentandomi e ragionando assieme a voi su quanto è successo. La prima domanda, la più ovvia (anche se nessuno me la ha posta direttamente) è: esistono delle relazioni tra le eruzioni vulcaniche del Krakatoa, dell’Etna e dello Stromboli?
La prima risposta è Sì, ci sono certamente relazioni mediatiche di opportunità giornalistica tra la diffusione delle informazioni riguardo questi eventi. L’eruzione dell’Etna in effetti è incominciata nel luglio di quest’anno, con fasi particolarmente vivaci in agosto; nei mesi successivi i vulcanologi catanesi avevano preannunciato una probabile prossima eruzione (http://www.blogtaormina.it/…/etna-pronta-grande-eru…/249044/), ma l’interesse per vulcani e maremoti si è improvvisamente risvegliato solo a seguito del maremoto seguito all’eruzione di Anak Kracatoa, per la felicità degli sciacalli mediatici che per giorni sono stati impegnati a fare la conta dei morti, ed una volta di più si sono messi a sproloquiare idiozie di supervulcani nascosti nel Tirreno e megatsunami che potrebbero colpire a breve la nostra penisola… come se non ci fossero già abbastanza problemi veri! Ma lasciamo le isole della Sonda al loro destino vulcanico ed occupiamoci un poco delle cose di casa nostra. Quando, molti anni fa, lavoravo alla rete sismica della Calabria con quel grande sismologo sperimentale che è Ignazio Guerra, i terremoti li registravamo sulla carta e le relative localizzazioni venivano fatte una per una e poi riportate sulla mappa Certo, oggi è più facile fare click sul sito INGV, ma quel lavoro lento e paziente dava il tempo di ragionare ed osservare molte cose. Per motivi geografici il mare tirreno, la Calabria e la Sicilia erano zone di particolare interesse scientifico da parte nostra. Tra le cose che notammo c’era una singolare coincidenza temporale tra le eruzioni dell’Etna, quelle dello Stromboli e l’attività sismica. Molto spesso infatti una fitta sequenza di terremoti localizzati in corrispondenza dell’Etna, sempre molto variabili in profondità lungo il condotto magmatico (tra 30km e la superficie) preannunciava una prossima eruzione. Un elemento ricorrente era (è) una specie di propaggine di terremoti che dall’Etna si allineavano a N verso il golfo di Patti e le isole Eolie; spesso le principali fasi eruttive dell’Etna erano seguite a breve da attività esplosiva particolarmente intensa a Stromboli.»

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Terremoti e vulcani, tra un milione di anni parte della Sicilia si unirà alla Calabria

«Nei decenni successivi le indagini geofisiche e sismiche del progetto CROP hanno rivelato la presenza, proprio nella fascia tra Lipari ed il golfo di Patti, di una zona di crosta assottigliata, con risalita del mantello fino a circa 10km di profondità, interpretabile come una fascia di incipiente oceanizzazione. Un’altra fascia di risalita di materiale mantellico profondo (e quindi anche in questo caso di probabile oceanizzazione) con andamento NNW-SSE è stata recentemente individuata nello ionio in prossimità delle coste sicule. In parole povere, tra le Eolie, l’Etna ed il Golfo di Catania si sta aprendo un nuovo piccolo oceano, e quella parte della Sicilia che comprende i monti Peloritani scivolerà verso Est andando a fare parte della Calabria. Tranquilli, manca ancora un milioncino di anni. Pertanto non stupisce affatto che ci sia un collegamento sismico e magmatico tra il grande vulcano Etna, le isole Eolie e Stromboli: entrambi fanno parte dello stesso gioco di microplacche che ho cercato di riassumere nelle mappe che vi riporto: la Sicilia, poverella, da una parte è compressa dall’Africa che la spinge da sud costringendo i monti Iblei ad affondare sotto le fosse di Gela e di Catania, dall’altra è stiracchiata dal Tirreno che si espande ad E spingendo Calabria e monti Peloritani verso lo Ionio ed il levante. In tutto questo quadro, manca ancora la Scarpata di Malta, o faglia Ibleo-Maltese, che taglia nettamente il bordo orientale della Sicilia separandolo dalla piana abissale ionica. Come Berlusconi, la Scarpata di Malta è stata accusata di tutte le peggiori catastrofi simiche che hanno colpito la Sicilia sud-orientale negli ultimi 1000 anni. Personalmente, in entrambi i casi, non sono completamente d’accordo perché credo che la sunnominata Scarpata, per sua conformazione, non sia in grado di accumulare la quantità di energia elastica necessaria ad un evento di grande magnitudo. Credo invece che i due grandi terremoti del 1169 e del 1693, di cui parleremo più avanti, siano da correlare direttamente alla deformazione dell’avampaese Ibleo sotto la spinta della placca africana. Ma queste sono beghe tra geologi e sismologi, che non cambiano sostanzialmente la situazione: la Sicilia è in grado di produrre, e produrrà certamente in futuro, terremoti di magnitudo superiore a 7.»

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Terremoti e vulcani, le relazioni tra magma e fratture crostali

«Ben più problematiche invece sono le relazioni tra l’attività vulcanica e quella sismica: è il magma che spinge sulle grandi fratture crostali causando il rilascio di energia sismica, od è il movimento delle faglie che apre la strada per la risalita dei magmi? Certamente sappiamo che le radici del magmatismo etneo sono collocate ben sotto la crosta, nel mantello superiore, per cui credo che i piccoli/medi terremoti che accompagnano le eruzioni siano da correlare con variazioni di pressione sui fianchi del vulcano durante la messa in posto dei magmi e quindi non abbiano riflessi diretti sulla sismicità regionale dell’area. Tuttavia, su base storica, si evince che, con una notevole sistematicità, le più intense fasi eruttive sono state seguite a distanza di mesi o di anni da eventi sismici sia a Catania che nella Sicilia sud-orientale. In particolare è stata osservata una significativa correlazione tra la quantità di materiali emessi (dell’ordine delle centinaia di Km3) e la magnitudo degli eventi successivi. Come esempio viene spesso citata la grande eruzione/colata del 1669, che distrusse parzialmente Catania e si propagò in mare per oltre due chilometri, cui seguirono, a distanza di poco più di un ventennio, i catastrofici terremoti del 1693 la cui scossa principale (M=7.4) è considerata una delle peggiori catastrofi sismiche del Mediterraneo. Recentemente un eccellente lavoro dei ricercatori INGV e dell’Istituto di Fisica della Terra di Parigi (Stress interaction between seismic and volcanic activity at Mt Etna) ha dimostrato che lo svuotamento delle camere magmatiche profonde dovuto alla fuoriuscita di ingenti quantità di magma può provocare forti variazioni nel campo degli sforzi crostali e la conseguente rottura degli equilibri sulle grandi faglie regionali.
Attualmente il grande vulcano è monitorato da centinaia di stazioni geofisiche, geochimiche e geodetiche che ne rilevano ogni più piccolo tremore, spostamento, rigonfiamento o variazione negli equilibri chimici; non è improbabile che in un futuro non troppo lontano possa divenire esso stesso una specie di “sentinella geofisica” in grado di manifestare i segnali di allarme dell’avvicinarsi di forti terremoti. Al momento però siamo ancora lontani da questo obiettivo, per cui è ben più opportuno continuare con le più attente norme di salvaguardia, strutturali (edilizie ecc) e non strutturali (il nostro comportamento, dotazioni di emergenza ecc.) per potere vivere la vita nella maniera più sicura possibile. Buon nuovo anno a tutti!»

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