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Chiesa di Valle Pretara, l’Aquila Futura scrive al sottosegretario Crimi

Il gruppo consiliare dell'Aquila Futura scrive al Sottosegretario Vito Crimi per chiedere tempi certi sulla ricostruzione di Santa Maria Mediatrice, la chiesa dello storico quartiere aquilano Valle Pretara

L’Aquila Futura, gruppo consiliare del Comune dell’Aquila, scrive al Sottosegretario Vito Crimi per la ricostruzione della chiesa di Santa Maria Mediatrice, a Valle Pretara

L’assessore alle Politiche sociali Francesco Cristiano Bignotti e il consigliere comunale Roberto Santangelo (capogruppo L’Aquila Futura) hanno inviato una lettera al sottosegretario con delega alle Aree Sisma Vito Crimi in merito alla ricostruzione della chiesa di Santa Maria Mediatrice, nel quartiere di Valle Pretara, che, come ricordano Bignotti e Santangelo nella comunicazione, conta oltre 3mila e 500 parrocchiani.

«Da sempre – scrivono l’assessore e il consigliere – la parrocchia è un punto di riferimento per la vita sociale della comunità ed ha continuato ad esserlo anche dopo il sisma, nonostante la costrizione, che dura ormai da dieci anni, di svolgere tutte le funzioni liturgiche, le attività dei bambini e dei vari gruppi parrocchiali nelle stanze dell’adiacente casa parrocchiale (rimasta illesa dopo il sisma). Ovviamente questi spazi non permettono di portare avanti tutte le attività nel modo adeguato. Il quartiere di Valle Pretara, il primo edificato fuori le mura storiche della città, è per lo più composto da case popolari, di proprietà Ater (Regione Abruzzo), che ancora non sono ricostruite. Tutto ciò aggrava ulteriormente la condizione di uno dei quartieri storici della città. Di contro, con la ricostruzione delle abitazioni degli altri quartieri limitrofi, che volge ormai al termine, e con gli abitanti che sono tornati ad abitare le proprie case, l’afflusso alle funzioni religiose è comunque sempre maggiore. Di volta in volta, per quelle più importanti, il parroco è costretto ad appoggiarsi ad altre strutture fuori dal quartiere o a svolgerle nel sagrato. Tutto ciò comporta che molti cittadini, loro malgrado, siano costretti ad abbandonare la parrocchia e a frequentare altre strutture.  Questo per un amministratore è motivo di grande preoccupazione e impone una riflessione più ampia che deve necessariamente portare all’azione. Non è possibile accettare che i cittadini abbandonino i propri luoghi identitari. Bisogna difendere queste realtà che compongono il tessuto sociale della nostra città. Grazie al gran lavoro del parroco, don Martino, di suor Oliva, e di alcuni parrocchiani, vengono svolte in questi piccoli spazi molte attività che coinvolgono giovani, famiglie e anziani. Si tratta di attività che vanno anche oltre il culto religioso, caratterizzandosi per svolgere una vera e propria azione sociale per l’intero territorio. Il nostro sindaco, Pierluigi Biondi ha fatto quanto in suo potere segnalando al Cipe, al primo momento utile nel 2017, la Chiesa, per inserirla nella programmazione annuale. Purtroppo nella delibera definitiva del Cipe, nonostante varie rassicurazioni, non si è maturato il finanziamento.  Si tratta di un edificio non vincolato, che non può beneficiare della normativa legata al Mibac e l’ente che dovrà gestire le procedure è il Provveditorato alle Opere pubbliche. Ciò ha complicato non poco la situazione. Per questo – hanno concluso Bignotti e Santangelo –  chiediamo il suo interessamento immediato per arrivare al finanziamento definitivo dei lavori per la ricostruzione della chiesa parrocchiale. Chiediamo altresì una sua visita, già nel mese di gennaio, nella quale potemmo incontrarci, insieme anche con il parroco ed un gruppo di parrocchiani, anche per descrivere minuziosamente la situazione”.

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