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Auguri di Natale, il Cardinale Petrocchi richiama all’umiltà

Accogliere e imitare l'umiltà di Dio: è questo il messaggio di Sua Eminenza, il Cardinale Giuseppe Petrocchi, rilanciato ai microfoni de Il Capoluogo

Accogliere e imitare l’umiltà di Dio: è questo il messaggio di Sua Eminenza, il Cardinale Giuseppe Petrocchi.

Un messaggio indirizzato alla Comunità Ecclesiale e Civile aquilana per il Natale 2018, che il Cardinal Petrocchi ribadisce ai microfoni de Il Capoluogo

“Vi auguro un Natale di incontro con Gesù che viene. E’ lui che prende l’iniziativa e ci chiede di riconoscerlo e fargli spazio. Il Signore ci raggiunge per manifestarci il volto di Dio ma anche per rilevare noi a noi stessi. Scopriamo così chi siamo noi veramente, il senso della nostra esistenza: importante per non perdersi nelle strade del mondo.

Il Signore ci dà la forza di fare ciò che non saremmo in grado di fare: ci aiuta ad affrontare le difficoltà della vita, per sostenerle e trasformare in occasione di crescita”.

La riflessione di Sua Eminenza Card. Petrocchi è raccolta in un messaggio “Accogliere e imitare l’umiltà i Dio”: Petrocchi richiama all’umiltà i fedeli, perchè “l’umile sa sostenere l’impatto con le contrarietà senza esserne travolti, mantenendo letizia”

Ecco alcuni dei passi del suo messaggio

“L’umile fa verità senza sconti, ma non “giudica” con asprezza il suo prossimo: lascia a Dio valutare la responsabilità di ciascuno. Ha il coraggio del “sì, sì/no, no”, ma non cede alla tentazione di scagliare giudizi
roventi contro altri. Quando è necessario, ricorre con franchezza alla correzione fraterna, ma con rispetto e
nell’esclusivo interesse del prossimo, avendo cura di scegliere il tempo opportuno e il modo adatto.

Poiché ha accolto il perdono dal Signore, ha imparato a perdonarsi: perciò non esita a chiedere perdono e a perdonare con generosità. Non assume mai atteggiamenti di disprezzo, perché ritiene, con sant’Agostino, che non vi sia nessun peccato che ha fatto un uomo che non possa fare un altro uomo, se gli mancasse la protezione di Dio. Per questo, il Vescovo di Ippona, scriveva: «attribuisco alla Tua grazia il dileguarsi come ghiaccio dei miei peccati; attribuisco alla Tua grazia anche tutto il male che non ho commesso».

Valorizza ciò che unisce prima di evidenziare ciò che divide. Avendo sviluppato la capacità di collaborare, ha la mano tesa verso chi ha bisogno e gli offre il suo aiuto con gratuità e semplicità.È sinceramente aperto al dialogo e opera come uomo di comunione. Si comporta, perciò, come un instancabile tessitore di fattiva concordia e di rapporti solidali. Adotta la pazienza dei tempi lunghi e aspetta che i frutti maturino nella stagione giusta. Scopre, ogni giorno di più, che pure la sofferenza, portata con il Signore, può trasformarsi in un “tesoro”: spirituale ed esistenziale.”

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